Alcol: Principale Fattore di Rischio per Cause e Conseguenze

L'alcol, noto scientificamente come etanolo, è una sostanza il cui consumo è profondamente radicato nella cultura sociale e nelle tradizioni di molti paesi, inclusa l'Italia. La maggior parte delle persone nel corso della vita ha assunto alcol e questo non è un comportamento patologico. Tuttavia, il consumo di eccessive quantità di alcol viene considerato un disturbo quando comporta una compromissione del comportamento psico-sociale dell’individuo o quando si manifesta una dipendenza, ossia l’incapacità a rimanere sobri. In questi casi si parla di abuso alcolico e di alcolismo. L’alcolismo, definito nel DSM-5 come “uso problematico di alcol”, è una malattia cronica, recidivante e potenzialmente mortale. È un disturbo caratterizzato dall’incapacità, da parte del bevitore, di astenersi dal consumare alcolici. Chi soffre di alcolismo infatti ha perso il controllo sulla sua abitudine al bere, sviluppando tolleranza, astinenza e dipendenza.

Persone che brindano con bicchieri di vino

L'Alcolismo: Una Malattia Complessa

Chi è affetto da alcolismo sviluppa, nel tempo, una serie di gravi sintomi fisici e psicologici oltre a danni nella sfera sociale. La dipendenza alcolica è un fenomeno talmente grande da essere considerato una delle principali problematiche di salute al mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato, nel 2010, che le persone affette da alcolismo nel mondo erano circa 208 milioni, pari al 4,1% della popolazione mondiale oltre i 15 anni. Da uno studio epidemiologico condotto negli USA è emerso che circa il 13% delle persone, ad un certo punto della vita, soddisfa i criteri del DSM per la diagnosi di abuso di alcol e il 5% per la diagnosi di dipendenza da alcol.

Il termine alcolismo è stato coniato nel 1849 da Magnus Huss, un medico svedese che per primo definì la dipendenza alcolica come una malattia. Nel 1979, un comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto l’uso di “sindrome da dipendenza da alcool” come categoria diagnostica in sostituzione del termine “alcolismo“. Per quanto riguarda i disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction, un cambiamento fondamentale rispetto al DSM IV è che nel DSM-5 sono state fuse le categorie di abuso e dipendenza da sostanze del vecchio DSM-IV in un unico disturbo da uso di sostanze, misurato su un continuum da lieve a grave, i cui criteri per la diagnosi constano di un unico elenco di 11 sintomi. In generale, si definisce l’alcolismo come un insieme di comportamenti problematici correlati all’alcol, che portano grave disagio e compromissione della sfera relazionale, sociale e personale dell’individuo.

Cause dell'Alcolismo: Un Mix di Fattori

Le principali cause dell’alcolismo sono legate a fattori genetici, ambientali e psicologici. Uno degli aspetti poco conosciuti legati alla dipendenza alcolica è la familiarità; numerosi casi infatti evidenziano una predisposizione genetica a sviluppare alcolismo. Studi condotti su figli di alcolisti infatti hanno mostrato che le probabilità di sviluppare una dipendenza in questi soggetti è maggiore del 30% rispetto alla popolazione generale. Studi più approfonditi hanno preso in considerazione figli di alcolisti adottati da altre famiglie. Anche questi soggetti, non direttamente a contatto con genitori alcolisti durante la crescita, hanno comunque mostrato maggiori probabilità di sviluppare alcolismo. Esiste quindi una predisposizione genetica allo sviluppo di una dipendenza da alcol.

Oltre a cause genetiche esistono cause ambientali. Infatti contesti dove esistono pressioni sociali (ad esempio il gruppo dei pari o i mass media) che invogliano all’utilizzo di alcolici, possono più facilmente portare soggetti a rischio ad abusare di alcol e sviluppare nel tempo una dipendenza. Ma non solo. Vivere all’interno di famiglie problematiche, dove uno o entrambi i genitori è alcolista, facilita lo sviluppo di comportamenti di abuso nei figli adolescenti. Inoltre è stato osservato che l’abuso di alcol in adolescenza potrebbe facilitare lo sviluppo di una dipendenza a causa della degenerazione o dello scorretto sviluppo della corteccia cerebrale.

Ci sono anche cause psicologiche collegate all’alcolismo. L’alcol infatti, per le sue proprietà rilassanti, spesso viene utilizzato come “terapia impropria” da coloro che soffrono di forte stress, disturbi d’ansia, depressione o anche patologie psichiatriche più gravi come il DOC, la schizofrenia e il disturbo bipolare. Anche essere stati vittime di traumi nell’infanzia è un fattore che facilita lo sviluppo di una dipendenza alcolica, così come lo è sviluppare un disturbo di personalità. In questi casi, quindi, l’alcol può essere ricercato come terapia impropria per ridurre sintomi psicologici negativi. La difficoltà di regolazione emotiva gioca un ruolo cruciale: l’abuso di alcool avrebbe l’obiettivo di alterare uno stato emotivo negativo attraverso una strategia di evitamento di esperienze emotive indesiderate. Una ricerca mette in luce come i bevitori solitari probabilmente utilizzano l’alcool come forma di automedicazione e di gestione di stati emotivi negativi. Uno studio longitudinale ha seguito un ampio campione di bevitori adolescenti fino al raggiungimento dell’età adulta (709 adolescenti tra i 12/18 anni, seguiti fino ai 25). Circa il 60 per cento dei soggetti osservati non ha mai bevuto da solo, ma sempre in contesti sociali; tuttavia ben 4 adolescenti su 10 ha bevuto da solo, almeno in alcune occasioni. Inoltre, la percentuale di bevitori solitari era più alta tra quegli adolescenti che mostravano sintomi di abuso di alcool, infatti i bevitori solitari bevono più spesso e di più degli altri adolescenti, oltre ad avere cominciato prima. L’elemento più interessante ha a che fare con i contesti nei quali gli adolescenti bevono; emerge infatti che gli adolescenti che tendono a bere da soli lo fanno quando sono in situazioni spiacevoli, suggerendo che il consumo massiccio di alcool abbia una funzione di automedicamento, cioè sia una sorta di coping nella difficile gestione di sentimenti negativi.

Grafico che mostra i fattori genetici, ambientali e psicologici nell'alcolismo

Conseguenze dell'Alcolismo: Danni a Livello Fisico e Psicologico

Gli effetti dell’alcolismo sono gravi e si ritrovano a diversi livelli. Abbiamo danni fisici che vanno a colpire principalmente il fegato e il cervello (ma non solo) e danni psicologici e socio-relazionali. Di fatto, tutta la sfera dell’individuo è invasa e compromessa. Chi abusa di alcol è più predisposto a sviluppare infortuni, a vivere relazioni conflittuali in famiglia e manifesta con più facilità episodi di violenza domestica.

Danni Fisici

I danni fisici più rilevanti colpiscono in particolare il cervello e il fegato, anche se in generale tutti gli organi possono essere danneggiati dall’alcol. L’alcol viene metabolizzato per il 90-95% a livello epatico (il resto viene espulso dal corpo tramite saliva, urina e sudorazione); l’abuso cronico può portare ad un super lavoro per il fegato che nel tempo sviluppa danni irreversibili. Una larga percentuale di morti legate all’abuso di alcol è infatti collegata allo sviluppo di questo grave disturbo epatico. I danni al fegato possono portare a cirrosi o neoplasie epatiche.

Ulteriori complicanze legate all’alcolismo riguardano la malnutrizione. Abusare di alcol porta infatti ad introdurre nell’organismo calorie che portano a ridurre l’appetito del bevitore. Ma non avendo proprietà nutritive, l’alcol può portare a stati di profonda malnutrizione. La carenza di tiamina (vitamina B1) si verifica comunemente in soggetti affetti da alcolismo e deriva da una cattiva alimentazione generale. Fino all’80% degli alcolisti presenta una deficienza di tiamina e alcune di queste persone svilupperanno gravi disturbi mentali quali la sindrome di Wernicke-Korsakoff (WKS). Si tratta di una patologia costituita da due diverse sindromi: una grave condizione chiamata encefalopatia di Wernicke ed una condizione debilitante nota come psicosi di Korsakoff. I sintomi dell’encefalopatia di Wernicke comprendono: confusione, paralisi dei nervi oculari e difficoltà di coordinazione dei muscoli. I pazienti con encefalopatia di Wernicke potrebbero avere difficoltà a trovare la via d’uscita all’interno di una stanza o essere addirittura incapaci di deambulare. Circa l’80-90% dei soggetti alcolisti con encefalopatia di Wernicke sviluppano anche psicosi di Korsakoff, una sindrome cronica e debilitante caratterizzata da persistenti problemi di apprendimento e di memoria. I pazienti affetti da questa sindrome sono smemorati e hanno difficoltà a deambulare e a coordinare i movimenti. I sintomi della psicosi di Korsakoff sono legati alla malnutrizione, in particolare alla carenza di vitamina B.

L’alcol è la causa di circa la metà degli 8.000 decessi conseguenti ad incidenti stradali, che rappresentano la prima causa di morte per gli uomini al di sotto dei 40 anni. La guida sotto stato di ebbrezza ha causato, nel 2005, ben 4.107 incidenti stradali e le infrazioni accertate dalla Polizia Stradale nel 2006 per guida sotto l’influenza di alcol sono state 24.803. Tra i guidatori in stato psico-fisico alterato, chi è sotto l’effetto di alcol rappresenta il 70,2%. L’abuso di alcol è la causa della crescente mortalità giovanile per incidente stradale, per più del 40% dei casi, e del 46% dei morti di età compresa fra i 15-24 anni.

L’assunzione di alcol nel tempo può aumentare il rischio di sviluppare varie patologie più o meno gravi, e anche a basse dosi l’alcol accresce il rischio per alcune malattie. L’OMS ha stimato che circa 2,6 milioni di decessi sono associati al consumo di alcol: si tratta del 4,7% circa di tutte le morti a livello mondiale. Il consumo di alcol è associato a oltre 200 problemi di salute, tra cui malattie infettive, cancro, disturbi mentali e comportamentali, disturbi neurologici, malattie cardiovascolari, malattie gastrointestinali e lesioni a organi e tessuti.

I danni fisici vanno ad aumentare il rischio di sviluppare altre patologie tra cui diabete, ictus e disturbi cardiovascolari. Sono frequenti problematiche internistiche come gastrite, esofagite, pancreatite e deficit vitaminici. L’alcol è un vasodilatatore, per questo l’assunzione comporta un aumento della portata e della pressione sanguigna, anche temporaneo. Il consumo di alcol può comportare episodi di tachicardia (un aumento del battito del cuore) e aritmia (un’alterazione del ritmo cardiaco, come la fibrillazione atriale). La cardiomiopatia alcolica è una patologia specifica causata dal consumo eccessivo di alcol. L’abuso di alcol a lungo termine, infatti, indebolisce il miocardio, il muscolo cardiaco, limitandone la capacità di contrazione e di pompare il sangue, e portando a insufficienza cardiaca (con sintomi come l’affaticamento, la dispnea e il gonfiore agli arti). L’alcol irrita la mucosa dello stomaco e può causare gastrite acuta o cronica. Questa irritazione può portare allo sviluppo di ulcere gastriche e aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale.

Cosa succede al nostro corpo quando ci ubriachiamo? Gli effetti dell'alcol sul nostro cervello

Danni al Sistema Nervoso Centrale

Gli effetti dell’alcol sul cervello sono molteplici. A basse dosi attiva aree del piacere deputate al rilascio di endorfine. Con l’aumentare delle dosi, invece, l’alcol ha un effetto depressogeno del Sistema Nervoso Centrale. Gli effetti principali di questa inibizione sono i deficit di apprendimento, le alterate capacità di giudizio e l’abbassamento dei livelli di autocontrollo.

I danni cerebrali compaiono nel medio-lungo periodo, manifestandosi con danni ai processi cerebrali legati all’attenzione e alla concentrazione, danni alla memoria a breve termine e problemi legati alla capacità di problem-solving. Questi danni si evidenziano anche con alterazioni organiche osservabili attraverso tecniche di neuroimaging. L’assunzione di alcol in forti quantità e per lunghi periodi può provocare il rimpicciolimento del cervello e una deficienza di fibre (materia bianca) che trasportano le informazioni tra le cellule nervose (materia grigia). La sezione frontale del cervello, che aiuta le persone a pianificare e prendere decisioni, continua il suo sviluppo fino a circa i 20 anni di età. I teenagers si trovano quindi in una “finestra di vulnerabilità”, in cui sono più predisposti allo sviluppo di problemi legati all’abuso di sostanze. L’abuso corrente di alcolici nei soggetti di età più avanzata è associato ad un impoverimento consistente del funzionamento cognitivo globale, dell’apprendimento, della memoria e delle funzioni motorie. Inoltre, una storia duratura di dipendenza da alcolici è associata ad uno scarso funzionamento nei domini neurocognitivi sopracitati, così come nel dominio di attenzione/esecuzione, a prescindere dall’età.

Danni Psicologici e Psichiatrici

Da un punto di vista psicologico, chi soffre di alcolismo può manifestare alterazioni della personalità e sviluppo di aggressività. Inoltre, può evidenziarsi un deterioramento nelle capacità cognitive (memoria, attenzione, concentrazione, astrazione etc.). L’alcolismo può anche essere causa di gravi problemi legati alla salute mentale. Si possono evidenziare, in soggetti con forte abuso di alcol, la presenza di sintomi psicotici come deliri e allucinazioni. Se non direttamente collegate ad una patologia psichiatrica, in genere queste manifestazioni tendono a scemare con la fine dello stato di intossicazione.

Il delirium tremens, detto anche delirium da astinenza da alcol, è la reazione da astinenza dovuta alla brusca interruzione del consumo alcolico da parte di un paziente con alcolismo. È una forma molto pericolosa che va trattata in contesto ospedaliero. Il delirium tremens è una condizione potenzialmente letale; è stimato che tra il 5% e il 25% di pazienti affetti da delirium tremens muoia a causa di complicazioni.

Un’altra patologia molto grave, alcol-correlata, è la psicosi o sindrome di Korsakov. Oggi chiamata “disturbo anamnestico da alcol”, è uno dei disturbi più gravi alcol-correlati. Descritta per la prima volta dallo psichiatra russo Korsakov nel 1887, si manifesta con gravissimi danni alla memoria, in particolare legata ai ricordi recenti. Questi pazienti possono dimenticare volti, nomi, situazioni che hanno conosciuto qualche minuto prima. Il disturbo della memoria viene sempre più colmato da confabulazioni, tanto che il paziente può sembrare delirante e confuso.

L'alcol è un depressore del sistema nervoso centrale che può produrre effetti sedativi e ansiolitici temporanei. Inizialmente, il consumo di alcol può ridurre lo stress e l'ansia, creando una sensazione di euforia e rilassamento. Nonostante l'effetto temporaneo di sollievo, l'uso cronico di alcol può però peggiorare i sintomi di ansia e depressione. Esiste una forte correlazione tra l'alcolismo e i disturbi psichiatrici. L'alcolismo è frequentemente associato a condizioni come la depressione maggiore e l'ansia generalizzata.

Il Consumo di Alcol: Dati Globali e Italiani

L'OMS, nel suo "Global status report on alcohol and health and treatment of substance use disorders" del 25 giugno 2024, ha reso noto che circa 2,6 milioni di decessi sono associati al consumo di alcol, pari al 4,7% di tutte le morti a livello mondiale. Il consumo di alcol è associato a oltre 200 problemi di salute. Considerando i decessi per tutte le cause, l'alcol ha contribuito al 2,8% circa di tutti i decessi e di tutti gli anni di vita con disabilità o persi per morte prematura (DALY), dovuti a condizioni trasmissibili, materne, perinatali e nutrizionali. Ha inoltre contribuito al: 4% circa di tutti i decessi per malattie non trasmissibili, 6,4% delle morti per infortunio o incidente, 4,3% delle morti per cancro, 2,7% di quelle per problemi cardiovascolari, 23% dei decessi per malattie del tratto digerente. In particolare, l'alcol è implicato nel 42% circa dei decessi dovuti alla cirrosi epatica; inoltre, è coinvolto nel 2% circa delle morti per cardiopatia ischemica.

Nel 2019, la percentuale più alta di morti attribuibili all’alcol (13%) ha interessato individui di età compresa tra i 20 e i 39 anni.

In Italia, nonostante i dati mostrino i danni provocati dagli alcolici, il consumo di alcol non si è ridotto negli ultimi 20 anni. Nel 2022, nel nostro Paese, un uomo su 5 e poco meno di una donna su 10 hanno consumato alcol in modalità che espongono a un maggior rischio per la salute. Oltre 3 milioni di persone, pari a una persona su 20, hanno bevuto per ubriacarsi - la modalità del cosiddetto “binge drinking”. Il 12,7% degli uomini e il 6,1% delle donne di età superiore a 11 anni hanno dichiarato di aver abitualmente ecceduto nel consumare bevande alcoliche, per un totale di circa 5 milioni di persone, un po' meno rispetto al 2011. Il 28% circa delle persone che vivono in Italia è astemio, con variazioni che vanno dal 21% in Alto Adige al 35% in Calabria. Si tratta sostanzialmente della stessa percentuale di 20 anni fa. I dati provengono dal Sistema di monitoraggio alcol (SISMA) dell’Istituto superiore di sanità.

La cattiva notizia che emerge dal rapporto OMS è che in Italia, come in molte altre nazioni, non riusciremo a raggiungere l’obiettivo previsto per il 2025 di riduzione della mortalità da consumo dannoso di alcol pro capite. Le tendenze attuali indicano infatti che l’obiettivo globale di riduzione del 20% del consumo dannoso di alcol non potrà essere raggiunto entro il 2030. La situazione potrebbe migliorare a fronte di un forte impegno politico di sensibilizzazione, promozione e mobilitazione di risorse, per garantire la piena implementazione del Piano d’azione globale sull’alcol 2022-2030, con particolare attenzione alle misure a maggiore impatto (presenti nel pacchetto SAFER dell’OMS).

Prevenzione e Trattamento dell'Alcolismo

Di fronte a un problema di alcolismo, oltre a ciò che può essere fatto a livello medico internistico, la principale strategia è quella di smettere di bere immediatamente. Per questo, molto spesso, il primo periodo di disassuefazione deve essere condotto in strutture ospedaliere. Fondamentale per il paziente alcolista, per iniziare un percorso di cura, è quello di accettare l’alcolismo come un problema che non può più gestire da solo. Molti pazienti, infatti, non hanno consapevolezza di avere un problema di alcolismo e non accettano di considerare la loro una malattia. Statisticamente, solamente un alcolista su tre inizia un percorso di disassuefazione e di terapia.

La terapia necessaria per affrontare l’alcolismo è una terapia multidisciplinare. Infatti, devono essere trattate le problematiche mediche, internistiche ma anche psicologiche e motivazionali che spesso mantengono il disturbo. Smettere di bere non si risolve infatti con la disassuefazione. Esistono terapie farmacologiche che possono aiutare un alcolista a smettere di bere. Tra queste, uno dei farmaci più conosciuti è il disulfiram (Antabuse). Il disulfiram è un farmaco che agisce inibendo il metabolismo dell’alcol. Assumendo disulfiram e bevendo alcolici, il soggetto ha una serie di sintomi fisici particolarmente sgradevoli.

Esistono poi farmaci per la gestione dell’astinenza da alcol. Come abbiamo precedentemente ricordato, l’astinenza da alcol è una condizione medica particolarmente grave che può portare fino al decesso. Per questo, in caso di astinenza, è consigliabile il ricovero in strutture ospedaliere dove poter gestire farmacologicamente la sospensione da alcol. I farmaci utilizzati come terapia nell’astinenza in genere sono benzodiazepine a lunga emivita (come il diazepam) che riducono la gravità dei sintomi astinenziali e consentono una graduale disassuefazione.

Una volta che la fase acuta è terminata, è importante passare alla riabilitazione il prima possibile. Ossia, iniziare un percorso di cure psicologiche per lavorare sul disturbo da dipendenza e su tutti gli aspetti (emotivi, cognitivi e affettivi) che mantengono il disturbo. La terapia di gruppo ha dimostrato di essere efficace in numerosi studi controllati per la cura dell’alcolismo. Tra le terapie utilizzate ricordiamo l’ACT (l’Acceptance and Commitment Therapy), una delle terapie comportamentali di terza generazione, e la terapia cognitivo-comportamentale adattata da Marlatt alle dipendenze patologiche.

È fondamentale evitare l’assunzione concomitante di farmaci che agiscono sul Sistema Nervoso Centrale (per esempio ansiolitici e antidepressivi). L’alcol interferisce con l’azione di vari farmaci, con il buon funzionamento del sistema immunitario e con quello del metabolismo delle vitamine, di cui riduce l’assorbimento (in particolare nel caso delle vitamine A, B, D ed E).

Simboli di un percorso di recupero dall'alcolismo

Miti e Verità sull'Alcol

Nonostante le evidenze scientifiche che mostrano un’associazione fra il consumo di qualsiasi quantità di alcol e la salute siano pubbliche da tempo, persiste il luogo comune largamente diffuso, anche dai media, secondo cui un bicchiere di vino rosso a pasto farebbe bene al cuore. Non è così, e infatti l’Istituto superiore di sanità include questa massima tra i falsi miti legati all’alcol. L’ente sottolinea che dire che un bicchiere di vino protegge dalle patologie cardiovascolari non è corretto e che, come largamente sottolineato e diffuso dalla Federazione mondiale dei cardiologi e dalla Società europea di categoria, l’idea che un bicchiere di vino rosso faccia bene al cuore è infatti privo di evidenze scientifiche e distoglie l’attenzione dai danni associati all’alcol.

L’OMS, nel suo rapporto globale, ha confermato che non esiste un livello di consumo di alcol senza effetti sulla salute. Per questo le raccomandazioni dell’OMS suggeriscono di non consumare per nulla bevande alcoliche. Forse non tutti sanno che, successivamente a questo annuncio, l’alcol è stato bandito da tutti gli eventi organizzati dall’OMS stesso. È vero, queste raccomandazioni sembrano cozzare con le linee guida nazionali, che solitamente suggeriscono di non consumare più di 10 bevande alcoliche standard a settimana. Il motivo è che le raccomandazioni nazionali sono linee guida per un basso rischio, mentre quelle dell’OMS partono dal presupposto che la situazione ideale per la salute sia non consumare affatto alcol perché il consumo di alcolici è sempre associato a un rischio potenziale per la salute, anche se si tratta di minime quantità.

Il consumo di alcolici nuoce sempre alla salute, con un aumento di rischio quando vi è un abuso. Quando si assume una quantità eccessiva di alcolici, si possono sviluppare una serie di disturbi a carico di diversi distretti dell’organismo. L’alcol altera le capacità cognitive e dell’umore, riduce infatti i tempi di reazione e in dosi leggere comporta un aumento dell’eccitazione e della disinibizione, mentre a dosi più elevate provoca un aumento degli stati depressivi. La sua azione vasodilatante, inoltre, provoca una dispersione di calore corporeo, nonostante bevendo si abbia - erroneamente - l’impressione di avvertire maggior calore. Le conseguenze dell’abuso di alcolici si possono riscontrare anche nell’ambito della sessualità, poiché può provocare l’insorgenza di sterilità e interferire con i livelli di testosterone impedendo l’erezione. L’alcol si associa allo sviluppo di svariate malattie, con un aumento di rischio correlato alle concentrazioni di alcolici assunte dalla singola persona, in associazione anche a età e condizioni cliniche. L’assunzione di alcol deve sempre essere considerata dannosa e pertanto non esistono livelli di consumo privi di rischi per la salute. Tuttavia, è bene fare alcune precisazioni. Ridurre sensibilmente il consumo di alcol o smettere del tutto di bere è sempre in ogni caso consigliato per mantenere al meglio la propria salute. Parte del rischio correlato al consumo di alcolici, infatti, tende a essere immediatamente reversibile.

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