La storia del Prosecco è un intreccio affascinante di tradizioni millenarie, innovazioni enologiche e un profondo legame con il territorio che ha saputo conquistare il palato globale. Dalle antiche annotazioni romane alle moderne denominazioni di origine controllata e garantita, questo spumante italiano vanta un'eredità ricca e complessa, radicandosi nelle colline venete e proiettandosi verso un futuro di eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Questo viaggio nelle origini e nell'evoluzione del Prosecco ci porterà a scoprire come un vitigno, inizialmente secondario, sia diventato un ambasciatore del gusto italiano nel mondo.
Le Origini Antiche: Dagli Imperatori ai Vini "Navigati"
Le prime tracce storiche che collegano il vino all'antenato del Prosecco risalgono all'epoca romana. Plinio il Vecchio, nella sua Historia Naturalis, menziona un vino chiamato "Pucinum" (Libro XII, sec. 5, cap. 8), la cui produzione era associata all'area di Prosecco, un borgo vicino a Trieste. Si narra che l'imperatrice Livia, moglie di Augusto, apprezzasse questo vino per le sue presunte doti medicamentose, tanto da non farlo mai mancare a tavola. Questa testimonianza, risalente al 20 a.C., suggerisce un'antichità sorprendente per questo vitigno, addirittura precedente alla colonizzazione romana, come ipotizzato dal Professor Dalmasso, la cui centuriazione del territorio trevigiano avvenne circa 200 anni prima di Cristo. I coloni romani piantarono viti sia in collina che in pianura, e poeti latini come Virgilio (70-19 a.C.), passando per le colline di Conegliano-Valdobbiadene, portano testimonianza di viti selvatiche che ricoprivano la vegetazione, suggerendo una coltivazione già radicata.
Un altro aspetto fondamentale delle prime fasi storiche è legato alla Repubblica di Venezia e ai suoi commerci marittimi. I vini "navigati", importati via mare da un porto greco chiamato Monemvasia, erano comunemente definiti "Malvasia". Questi vini dolci venivano venduti in punti vendita che presero il nome di "Malvasia". Fu nel 1567 che Remedio Stefano, aprendo un locale chiamato "Malvasia", divenne il primo a Venezia a vendere non solo vini importati, ma anche il vino Prosecco, che chiamò "Remedio". Questo episodio segna un importante passo avanti nella commercializzazione del vino locale, distinguendolo dai vini importati.

Le Prime Menzioni Scritte e lo Sviluppo nel Territorio
Sebbene le origini siano antiche, la prima menzione scritta del termine "Prosecco" risale al 1754, quando Aureliano Acanti lo incluse nel suo poema "Il Roccolo, Ditirambo". Tuttavia, il legame più saldo tra il Prosecco e l'area di Conegliano-Valdobbiadene iniziò a delinearsi più chiaramente nel corso del XVIII secolo. Nel 1772, Francesco Maria Malvolti, accademico, citò per la prima volta il Prosecco in relazione ai vini prodotti nella zona. Questo suggerisce che la coltivazione del vitigno fosse ormai consolidata da diversi anni in queste colline. Il reverendo Del Giudice, in un'epoca non specificata ma presumibilmente intorno alla metà del XVIII secolo, lo considerava uno dei vitigni più pregiati, al pari della Bianchetta e della Marzemina, vitigni che ancora oggi arricchiscono il patrimonio enologico della regione.
Il 1700 fu un secolo di fermenti per la vitienologia trevigiana. Sul finire del secolo, sollecitata dalla borghesia e sensibile ai cambiamenti che stavano avvenendo in Francia, nacque una spinta al rinnovamento. Ruolo cruciale fu assunto dall'Accademia di Conegliano, evoluzione dell'Accademia degli Aspiranti (fondata nel 1603). Queste accademie, veri e propri circoli culturali, riunivano proprietari viticoli, tecnici e studiosi per dibattere problemi comuni, catalogare vigneti e analizzare la produzione. In questo contesto, nel 1772, Francesco Maria Malvolti citò il Prosecco, considerandolo ormai un vino prodotto nella zona. Nonostante non ci siano pervenuti documenti diretti sul passaggio del Prosecco dal Carso all'area di Conegliano-Valdobbiadene, la sua presenza nel 1772 fa supporre una coltivazione consolidata da tempo.
Il XIX Secolo: Innovazione, Selezione e Istituzioni Enologiche
Il XIX secolo segnò una svolta decisiva per la storia moderna del Prosecco. Dopo la caduta della Repubblica di Venezia nel 1797 e i successivi governi, l'Impero Austro-Ungarico, che governava il Lombardo-Veneto, commissionò al Conte Pietro di Maniago la formulazione di un catalogo dei vitigni coltivati. Nel 1823, Maniago citò il Prosecco tra i vitigni delle colline di Conegliano-Valdobbiadene, distinguendo due tipi: "Prosecco minuto o slungo" e "Prosecco tondo". Verso il 1850, Gian Battista Semenzi descrisse i vini bianchi prodotti sulle colline di Conegliano-Valdobbiadene, tra cui la "Prosecca", e ne attestò la vendita in Carinzia e Germania, evidenziando la sua importanza nel mercato mitteleuropeo.
L'Unità d'Italia portò a un'indagine approfondita sulle condizioni agricole del paese, la "Inchiesta Jacini". Per il territorio di Conegliano-Valdobbiadene, i ricercatori consigliarono la sostituzione dei vecchi vigneti con altri di qualità superiore. In quel periodo, il Prosecco era un vitigno secondario, con una produzione di circa 3200 ettolitri, inferiore a quella di Verdiso, Bianchetta e Boschera.
Tuttavia, l'impegno di figure come il Dottor Antonio Carpenè e l'Abate Felice Benedetti portò alla fondazione, nel 1868, della Società Enologica Trevigiana a Conegliano. Questa istituzione ebbe un impatto rivoluzionario sulla viticoltura locale, promuovendo la coltivazione del Prosecco in purezza e aprendo la strada alla sua valorizzazione.
Un merito fondamentale va al Conte Marco Giulio Balbi Valier, che negli anni successivi al 1850 isolò e selezionò un clone di Prosecco superiore, ancora oggi conosciuto come "Prosecco Balbi". Nel 1868, descrisse le sue coltivazioni a Pieve di Soligo, definendo le viti "Prosecche" come "più sicure ed ubertose di ogni altra qualità, e che danno un vino bianco sceltissimo, pieno di grazia e di forza". Questo segnò l'inizio della moderna avventura del Prosecco.

La Nascita della Spumantizzazione e la Scuola Enologica
Il vero punto di svolta che ha trasformato il Prosecco da vino fermo a spumante di fama mondiale avvenne nel XIX secolo con l'introduzione e il perfezionamento delle tecniche di spumantizzazione. Già a metà dell'Ottocento, si trovano testimonianze di Prosecco spumante, presumibilmente ottenuto con la rifermentazione in bottiglia. A fine '800, il dottor Antonio Carpené, nel contesto del fervente tessuto scientifico coneglianese, sperimentò nuove tecniche di spumantizzazione, andando oltre il metodo tradizionale.
La fondazione della Scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano nel 1876, erede della Società Enologica Trevigiana e concepita da Antonio Carpenè e Gian Battista Cerletti, rappresentò un polo di eccellenza per lo sviluppo enologico italiano. Docenti di fama internazionale come Arturo Marescalchi, Giovanni Dalmasso e Luigi Manzoni posero le basi per la moderna scienza viticola ed enologica. La scuola non si limitò a trasmettere conoscenze avanzate, ma promosse attivamente la ricerca, la sperimentazione di nuovi vitigni e l'ammodernamento delle tecnologie produttive per combattere malattie e migliorare la qualità e la commercializzazione dei vini. Questa istituzione divenne un volano per lo sviluppo dell'enologia non solo nel Conegliano-Valdobbiadene, ma dell'intera viticoltura italiana, formando professionisti che esportarono il loro sapere in Italia e all'estero.
Il XX Secolo: Dalle Guerre alla Tutela della Denominazione
Il XX secolo fu segnato da eventi drammatici che ebbero un impatto profondo sulla viticoltura del Conegliano-Valdobbiadene. Malattie come la fillossera, l'oidio e la peronospora, unite alle devastazioni della Prima Guerra Mondiale, che vide le colline occupate per un anno dalle truppe austro-ungariche, misero a dura prova la resilienza dei produttori.
Nel dopoguerra, la necessità di una nuova istituzione dedicata alla ricerca scientifica e alla risoluzione dei problemi quotidiani dei viticoltori divenne impellente. I professori Giusti e Dalmasso elaborarono la struttura di questa nuova realtà, che portò alla nascita, nel 1923, della Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia di Conegliano. Diretta dal professor Giovanni Dalmasso, questa stazione divenne un centro di avanguardia per gli studi e le ricerche vitivinicole in Italia, mantenendo il suo primato al servizio di una viticoltura in continuo sviluppo qualitativo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'esigenza di difendere e valorizzare la viticoltura collinare e l'antica tradizione portò alla costituzione, il 14 agosto 1945, della Confraternita dei Cavalieri del Prosecco. Questa confraternita si impegnò a promuovere lo sviluppo enologico del territorio, accogliendo personalità di spicco del settore e contribuendo a far conoscere le migliori pratiche.
La consapevolezza dell'importanza di un quadro normativo per salvaguardare la tipicità e la qualità del Prosecco portò alla nascita, il 7 giugno 1962, del Consorzio di Tutela del vino Conegliano-Valdobbiadene Prosecco. Questo consorzio segnò un passo fondamentale nella tutela e valorizzazione del prodotto. Nel 1963, Valdobbiadene divenne ufficialmente capitale dello spumante italiano con la Mostra Nazionale degli Spumanti, organizzata annualmente.
Il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC) per il Prosecco prodotto nei 15 comuni tra Conegliano e Valdobbiadene arrivò nell'aprile 1969. Questo fu un traguardo significativo che sancì la qualità e l'unicità del vino legato a questo territorio.
Valdobbiadene, la terra del Prosecco DOCG
L'Era Moderna: Il Prosecco Superiore DOCG e il Successo Globale
Il XXI secolo ha visto il Prosecco consolidare la sua posizione come uno dei vini spumanti più apprezzati e diffusi al mondo. Nell'agosto 2009, il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene ottenne il prestigioso riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG), il massimo livello di tutela per un vino italiano. Questo sigillo di qualità certifica l'origine, la qualità e l'autenticità del prodotto, garantendo al consumatore un'esperienza enogastronomica d'eccellenza.
La zona di produzione del Prosecco Superiore DOCG è rigidamente delimitata a 47 comuni delle province di Treviso e Belluno, all'interno della fascia collinare della Marca Trevigiana, che comprende località come Conegliano, Valdobbiadene, Refrontolo, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Vidor, Susegana, Miane, Vittorio Veneto e il Feletto. È qui che l'uva Glera, vitigno principale del Prosecco, trova il suo terroir ideale, grazie a un clima fresco e ventilato e a un terreno di origine glaciale, ricco di minerali.
Oggi, il Prosecco è un simbolo dell'eccellenza enologica italiana, riconosciuto per il suo legame indissolubile con il territorio e apprezzato per la sua freschezza, la sua piacevolezza beverina e le sue note aromatiche che spaziano dai fiori bianchi alla frutta a polpa bianca, con sfumature di miele selvatico e, in alcune varianti, sentori erbacei. Milioni di bottiglie vengono esportate ogni anno, conquistando mercati in Europa, Stati Uniti, Asia e oltre.
La storia del Prosecco Superiore Santa Margherita è emblematica di questo successo. L'azienda, uno dei principali produttori mondiali, ha intrecciato la sua storia con la nascita stessa della DOCG, proponendo diverse tipologie che celebrano la tradizione e l'innovazione. Il riferimento "52" in alcune etichette omaggia l'anno di fondazione e il pioniere Gaetano Marzotto. Le tipologie Brut, come il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut, esaltano le caratteristiche uniche del vitigno Glera e del territorio, con perlage fine e persistente e profumi di mela verde, pera e fiori bianchi.
Parallelamente all'evoluzione del Prosecco veneto, è importante citare il "Prosekar", un vino che affonda le sue radici nella storia del Carso triestino. Il suo nome deriva dalla lingua slovena e significa "di Prosecco", in riferimento al toponimo locale. Il Carso, con il suo terreno calcareo e la viticoltura eroica, produce vini minerali e fruttati, spesso vinificati con il metodo ancestrale (Col Fondo). Il Prosekar, composto da vitigni autoctoni come Vitovska, Malvasia e Glera, rappresenta un legame millenario tra l'uomo e la terra, offrendo un'ulteriore sfaccettatura della ricca storia legata al nome "Prosecco". L'Associazione Prosekar si impegna attivamente per promuovere e valorizzare questo vino, con l'obiettivo di ottenere riconoscimenti DOP e IGP.
La storia del Prosecco è dunque un racconto in continua evoluzione, un connubio tra passato e futuro, tra la tradizione delle colline venete e la capacità di innovare per conquistare il mondo, mantenendo sempre un profondo rispetto per le proprie origini.
