L'Etna, vulcano attivo tra i più alti d'Europa, non è solo un simbolo di natura potente e incontrollabile, ma anche un terreno fertile per la produzione di vini di eccellenza. Tra questi, lo spumante dell'Etna si distingue come uno dei vini più giovani e rampanti del panorama enologico italiano, un fenomeno di successo che, pur avendo radici profonde, ha visto la sua consacrazione negli ultimi anni. Questo articolo esplora le origini, l'evoluzione e le peculiarità dello spumante etneo, intrecciando la sua storia con quella del celebre Champagne francese, spesso citato come modello e fonte d'ispirazione.

Le Radici Storiche: Un'Antica Vocazione Spumantistica
La storia della spumantizzazione sull'Etna affonda le sue radici nel XIX secolo. Già nel 1870, il Barone Felice Spitaleri di Muglia, figura pionieristica dell'enologia siciliana, sperimentò la produzione dello "Champagne Etna" utilizzando uve Pinot nero. Questo audace esperimento segnò la nascita del primo spumante siciliano, un'innovazione che anticipava di decenni le tendenze future. La tenuta del Castello di Solicchiata, fondata da Felice Spitaleri nel 1852, divenne un vero e proprio "chateau" dedicato alla produzione di vini in grado di dialogare con il mercato internazionale. Grazie alla consulenza di esperti come il geo-botanico Padre Francesco Tornabene, Spitaleri portò avanti una sperimentazione che culminò con la commercializzazione, nel 1872, di una versione "extra dry" dello Champagne Etna, paragonabile all'odierno spumante brut.
Il vino di Solicchiata ottenne numerosi riconoscimenti ai concorsi internazionali dell'epoca, vincendo premi a Londra, Palermo, Vienna, Berlino, Bruxelles e Milano, diventando il vino italiano più premiato nel XIX secolo. Barone Spitaleri fu un vero innovatore, creando anche il primo taglio bordolese d'Italia e diventando fornitore ufficiale della Real Casa Savoia nel 1890. Nonostante la scelta iniziale di utilizzare varietà francesi, la sua visione era quella di creare vini capaci di dialogare con il mondo, un obiettivo che raggiunse pienamente.
L'Eredità Francese e il Mito di Dom Pérignon
Per comprendere appieno la nascita dello Champagne, è necessario fare un passo indietro e analizzare la sua storia in Francia. La regione della Champagne, nel nord della Francia, vanta una tradizione vitivinicola che risale all'epoca romana. Tuttavia, la produzione di vino spumante come lo conosciamo oggi ha preso forma solo nel XVII secolo. La leggenda attribuisce la scoperta del metodo per creare lo champagne spumante al monaco benedettino Dom Pérignon, che avrebbe notato una seconda fermentazione in alcune bottiglie sigillate con tappi di sughero.
Tuttavia, la realtà storica è più complessa. I vini della Champagne all'epoca di Dom Pérignon non avevano nulla a che vedere con la versione frizzante e spumeggiante che conosciamo oggi. Si trattava principalmente di vini bianchi e rosati, spesso prodotti da uve a bacca rossa come il Pinot Noir e il Pinot Meunier, vinificati in bianco. La tendenza alla rifermentazione spontanea era probabilmente legata al clima freddo della regione, che poteva interrompere la fermentazione alcolica prima del suo completamento, portando a una ripresa della fermentazione in primavera, soprattutto se i vini venivano imbottigliati prima della fine dell'inverno.
Le prime menzioni di vini della Champagne effervescenti si trovano in Inghilterra nel 1665. I mercanti inglesi giocavano un ruolo cruciale nella commercializzazione di questi vini, che venivano venduti sia in botti che in bottiglia. La vera storia di Dom Pérignon è ancora oggetto di dibattito, ma è certo che egli perfezionò la tecnica di assemblaggio di uve provenienti da diversi vigneti, migliorando significativamente la qualità dei vini della Champagne e ponendo le basi per il successo della maison che porta il suo nome.
La Rinascita sull'Etna: La Cantina Murgo e il Nerello Mascalese
Dopo un periodo di oblio, la tradizione della spumantizzazione sull'Etna fu ripresa verso la fine degli anni Ottanta dalla cantina Murgo. Guidata dalla famiglia Gangemi, che lavora la varietà a bacca rossa etnea da centocinquant'anni, Murgo è stata la prima a sperimentare la spumantizzazione del Nerello Mascalese, un vitigno autoctono dell'Etna. Questo vitigno, con la sua spiccata vocazione alla spumantizzazione grazie all'elevata acidità e alla bassa concentrazione del colore, si è rivelato ideale per creare spumanti eleganti e minerali, capaci di esprimere il territorio.
Murgo Brut 2016, il primo spumante ottenuto da uve Nerello Mascalese con metodo classico e un lungo affinamento sui lieviti, è un esempio di questa rinascita. Questo vino fine, elegante e dalla grande acidità, dimostra la capacità del Nerello Mascalese di produrre spumanti di lunga durata, capaci di evolvere positivamente per oltre cinque anni dalla sboccatura.
L'Innovazione di Pierluca Beneventano e Nubivago
La nuova generazione di viticoltori sull'Etna porta con sé un vento di innovazione e sperimentazione. Pierluca Beneventano della Corte, nipote del "signore dello champagne" Roberto Beneventano, ha sentito il richiamo della propria terra d'origine e ha intrapreso un percorso affascinante nel mondo della viticoltura etnea. Pur avendo studiato marketing e fatto esperienza nel mondo dello Champagne, Pierluca ha trovato la sua vera vocazione tra i vecchi alberelli della vigna etnea.

La sua prima vendemmia risale al 2015, con il recupero di vigneti vecchi e in stato di abbandono per la coltivazione di uve autoctone con interventi minimi e poco invasivi. Nel 2016 nasce la società agricola Barone Beneventano, con la produzione del primo Etna Rosso e Etna Bianco. Il 2018 vede la nascita di un rosato, nato quasi per caso.
Pierluca ama definirsi scherzosamente "garagista" per via del suo vino più rappresentativo, Nubivago, che significa "colui che naviga tra sogni e idee". Nubivago è nato dalla tecnica della crioestrazione selettiva, una pratica enologica che utilizza il freddo per evitare l'azione ossidativa e produrre vini bianchi più profumati, longevi e dalla marcata acidità. Questa tecnica, inizialmente accolta con "stranezza", ha permesso a Pierluca di produrre circa 50 bottiglie e 80 kg di uva in una piccola casetta sul vigneto, dando vita a un vino da tavola che, per la sua produzione limitata, è difficile far rientrare nella Doc.
Il progetto Nubivago è ancora in fase di sperimentazione, ma le sue 100 bottiglie sono andate quasi tutte a ruba. Nel 2020, nonostante il furto dei tini, Pierluca ha replicato la produzione, scherzando sull'idea di chiamare l'annata "Rubivago". Continua a sperimentare temperature e ha acquistato un nuovo torchio, mantenendo la produzione nella sua "casetta-garage". Con lo stesso metodo nascerà il vino Fenice, da varietà a bacca rossa come Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Iachis, quest'ultima una varietà reliquia.
Nonostante la produzione limitata, i vini di Pierluca trovano facilmente un mercato, anche grazie ai canali di distribuzione dell'azienda di famiglia. I suoi prodotti sono distribuiti in Italia e hanno già raggiunto il Nord Europa, il Canada, il Giappone e gli Stati Uniti, grazie anche a un premio ottenuto al concorso Sud Top Wine. Nubivago, tuttavia, rimane un prodotto di nicchia, con pochissime bottiglie e un prezzo di 50 euro franco cantina, considerato da Pierluca "vale di più per quanto costa farlo".
L'Etna come Laboratorio di Biodiversità e Innovazione
Pierluca Beneventano considera l'Etna un territorio con un potenziale inesplorato, che va oltre i vitigni più noti come Carricante, Catarrato, Nerello Mascalese e Cappuccio. Ha avviato un campo sperimentale con vitigni reliquia, varietà antiche che stanno riscoprendo l'attenzione grazie anche agli studi dell'Università di Catania. In questo piccolo vigneto sperimentale, coltiva circa 50 varietà, tra cui Zinneuro, Barbarossa, Terribile, Moscatella Nera, Iachis, Madama Nera (a bacca nera) e Madama Bianca, Bianchetta, Virdisi, Vispara, Moscatellone, Moscatella dell'Etna (a bacca bianca).
I vitigni dell'Etna | Tannico Flying School
Il progetto "reliquie" non è destinato a una rapida attuazione, ma richiede studio e approfondimento. Pierluca intende vinificare queste varietà singolarmente, auspicando una futura collaborazione e cooperazione, per sfruttare le infinite possibilità offerte dalle diverse contrade, versanti, esposizioni, suoli, uvaggi e metodi di vinificazione.
Pierluca sottolinea l'importanza di comunicare la verità e di non utilizzare i vitigni reliquia come leve di marketing. Essendo un selezionatore ipercritico, si sente "truffato" quando non riscontra autenticità in ciò che beve. Spera che l'Etna riesca a valorizzare le diversità senza cadere nel marketing spicciolo, diventando una zona vinicola virtuosa che generi ricchezza per tutto l'indotto.
I suoi progetti personali includono l'acquisizione di un nuovo vigneto che porterebbe la superficie vitata a 5 ettari, l'obiettivo di circa 10.000 bottiglie, la costruzione di una cantina a Carperne e il restauro di un casale per l'enoturismo. "I sogni sono tanti e non facili da realizzare," ammette, "c'è anche tanto da imparare, ma ho un grande vantaggio: sono umile e mi apro, ascolto tutto e seleziono."
Spumanti dell'Etna: Una Manifestazione Dedicata al Futuro
L'evento "Spumanti dell'Etna", giunto alla sua seconda edizione, si è affermato come una tappa imperdibile per appassionati, produttori e operatori del settore, un'occasione per confrontarsi sulla spumantistica etnea. Organizzata da Francesco Chittari con la collaborazione di Fondazione Italiana Sommelier, Bibenda e il patrocinio della Strada del Vino dell'Etna, questa manifestazione è l'unica interamente dedicata alle bollicine vulcaniche.
Durante l'evento, si è discusso attivamente della possibilità di modificare il disciplinare della Doc Etna per includere anche il Carricante, un vitigno autoctono a bacca bianca considerato particolarmente vocato alla spumantizzazione e più elegante del Nerello Mascalese. Questa apertura rappresenterebbe un ulteriore passo avanti nella valorizzazione della biodiversità e dell'unicità del territorio etneo.
La classifica dei migliori cinque spumanti dell'Etna degustati durante la manifestazione evidenzia la qualità e la diversità delle produzioni:
- Murgo Brut 2016 (Cantine Murgo): Primo spumante da Nerello Mascalese, metodo classico, con un affinamento sui lieviti di circa 3 anni. Fine, elegante, con grande acidità e struttura.
- Sosta Tre Santi (Cantine Nicosia): Elegante Carricante Brut, con almeno 20 mesi di affinamento sui lieviti. La versione affinata per 60 mesi promette grandi potenzialità d'invecchiamento.
- Etna Doc Spumante (Cottanera): 100% Nerello Mascalese, oltre 40 mesi sui lieviti, con una parte della fermentazione in piccole botti di rovere francese, che conferiscono eleganza.
- Noblesse (Benanti Viticoltori): Blend di 90% Carricante e 10% altre varietà autoctone, con 18 mesi sui lieviti. Fruttato e di facile beva.
- Gaudensius Blanc de Blancs (Firriato): Unione di Carricante autoctono e Chardonnay, una commistione di territori e vitigni che offre una visione interpretativa diversa.

Il Disciplinare Etna Doc Spumante: Qualità e Identità Vulcanica
Il disciplinare di produzione Etna Doc consente la produzione di spumanti nelle versioni "vinificato in bianco" e "rosato", con una permanenza sui lieviti di almeno 18 mesi. Recentemente, il Consorzio di Tutela Vini Etna Doc ha approvato la decisione di produrre spumante esclusivamente con Metodo Classico, rafforzando l'impegno verso la qualità.
Un'altra modifica significativa riguarda l'aumento dell'utilizzo del Nerello Mascalese, dal 60% all'80%, con l'obiettivo di legare ancora di più questa tipologia a uno dei vitigni autoctoni più rappresentativi del territorio. Il Nerello Mascalese, con la sua spiccata acidità e la bassa concentrazione di colore, si presta magnificamente alla spumantizzazione, dando vita a vini eleganti, minerali e capaci di esprimere il territorio di origine.
Il Consorzio sta inoltre valutando l'inserimento del vitigno Carricante nel disciplinare, un'uva a bacca bianca ideale per la spumantizzazione, che già molti produttori utilizzano per creare bollicine Metodo Classico. Questo ampliamento del disciplinare segnerebbe un ulteriore passo verso la valorizzazione della diversità vitivinicola dell'Etna.
Esplorando le Diverse Espressioni degli Spumanti Etnei
L'Etna DOC Spumante Metodo Classico offre un rompicapo di emozioni e curiosità, un'esplorazione di paesaggi di sole e neve, dove le vigne di autoctoni a piede franco poggiano su suoli scuri disegnati da colate laviche. La complessità del territorio, con le sue frequenti eruzioni, le pendenze terrazzate e i muretti a secco, contribuisce a creare vini unici.
Gli assaggi, rigorosamente alla cieca, hanno messo in luce la qualità, l'intensità e la raffinatezza degli spumanti etnei. Dalle Contrade Verzella, Imbischi e Feudo del Comune di Castiglione di Sicilia, provengono spumanti freschi e leggiadri, con sentori agrumati e una bollicina fine e avvolgente. Dal territorio di Randazzo, Contrada Calderara, emerge un sorso dalla struttura decisa, con profumi di erbe officinali, tiglio, pan brioche e crema pasticcera, frutto di una lunga permanenza sui lieviti.
Nel comune di Piedimonte Etneo, si ottiene un'espressione di Nerello Mascalese in purezza, con eleganti profumi di camomilla, fiori di campo e note di miele, una texture setosa e una decisa complessità. Nel comune di Trecastagni, troviamo produzioni di Etna bianco Metodo Classico che propongono toni caldi di frutta secca, albicocca disidratata e profumo di croissant, con un attacco di bocca netto e pulito.
Infine, il Gaudensius Blanc de Blancs, un vino fuori dalla denominazione Etna DOC Metodo Classico, propone una visione interpretata dalle uve bianche Carricante e Catarrato. Questo vino seduttivo, con sfumature giallo oro e bollicine puntiformi, offre un'armonia gusto olfattiva differente, con note di arancia bionda matura, mandorla dolce e un gusto fresco e asciutto.
La diversità che caratterizza gli spumanti dell'Etna esalta l'artigianalità e contrasta l'omologazione, rendendo ogni bottiglia un'espressione autentica del territorio vulcanico e della passione dei suoi produttori.