
L'Italia, terra di storia millenaria, arte incommensurabile e una tradizione enogastronomica che affonda le radici nella notte dei tempi. Ma come si è evoluta la percezione del vino nel corso del tempo, e come è stata raccontata questa trasformazione? La risposta si cela tra le pagine de "Il Corriere Vinicolo", il più antico giornale del settore, che insieme al "Corriere della Sera", ha tracciato un percorso affascinante attraverso quasi un secolo di storia italiana, vista attraverso il prisma di ciò che si beve. Un'antologia, pubblicata dall'Unione italiana vini, offre uno spaccato di questa narrazione, intrecciando "economia, tecnologia, scienza e cultura" per riflettere l'anima di un Paese.
Dalle Cantine Cattedrali ai Dibattiti Contemporanei: Un Legame Indissolubile
La narrazione del vino in Italia non è solo una questione di numeri e statistiche, ma un racconto intriso di passione, intelletto e profonda connessione con il territorio. Già nel 1954, Alberto Moravia, giunto a Jerez de la Frontera, non cercava reperti archeologici, ma descriveva cantine "simili a navate di cattedrali", paragonando il vino alla terra che lo generava: "così calda, aspra e rude, genitrice di uomini di carattere, di tori focosi e di donne appassionate". Questo reportage, pubblicato sul "Corriere della Sera", dimostra come il vino fosse già allora un prisma attraverso cui osservare l'identità di un paese.
La ricerca nell'archivio digitale del "Corriere della Sera" rivela l'onnipresenza del vino nella cronaca e nella cultura italiana. Con oltre 130.775 articoli dedicati, il tema ha accompagnato l'evoluzione del paese. Il primo articolo, datato 24-25 dicembre 1900, fungeva da "vademecum per ottenere bianchi e rossi sani, limpidi e vivaci", testimoniando un'attenzione precoce alla qualità e alla tecnica.
Voci Autorevoli: Intellettuali, Scrittori e il Vino come Poesia
Nel corso degli anni, il vino ha attratto l'attenzione di numerosi romanzieri, intellettuali e grandi firme del giornalismo. Alfredo Panzini, nel 1933, conia il neologismo "Vineria", proponendolo con entusiasmo per il suo "Dizionario dei mostri viventi della lingua italiana". Paolo Monelli, inviato di guerra e gastronomo, elevava il vino a "poesia in atto, molto lontana (e opposta) al bere degli ubbriachi". Questo concetto di vino come espressione artistica e culturale, distinto dal mero consumo edonistico, emerge con forza.
Il dialogo tra Monelli e il collega astemio Ugo Ojetti, che nel 1938 confessava di sentirsi "stordito come se avessi tracannato un ciotolone" dopo aver recensito il libro "Storia della vite e del vino" di Arturo Marescalchi, direttore de "Il Corriere Vinicolo", illustra la complessità delle relazioni umane con il vino. Mario Praz, nel 1943, si schierava a favore del vino comune, anticipando una critica ai sommelier che oggi potremmo definire "alla Albanese": "I buongustai ci parlino pure di essenza di rose o che so io… il vino comune ha effetti più vasti e benefici di qualunque ermetica bottiglia ammantata di polvere illustre".

Dal Dopoguerra all'Enoteurismo: Una Nuova Consapevolezza
Il dopoguerra segna un momento di riflessione sulla centralità del vino nella vita degli italiani. Il "Corriere" si interrogava: "Perché non c’è vino sulla nostra tavola", sottolineando come fosse "una necessità, non un lusso, per i lavoratori". Parallelamente, i grandi vini italiani come il Barolo e il Brunello iniziavano ad affacciarsi con decisione sui mercati stranieri. Luigi Einaudi, figura di spicco come Capo dello Stato e vignaiolo, interveniva con editoriali sul tema del vino e dei dazi, evidenziando le implicazioni economiche e politiche del settore.
Mario Soldati, nel 1955, componeva frasi che sarebbero diventate iconiche: "Il vino buono è come una musica e una poesia in cui l’armonia, la misura e la sapienza che presiedettero alla loro creazione non sono più rintracciabili". Questo connubio tra vino, arte e ricerca dell'eccellenza segnava l'inizio di una nuova era.
L'Ascesa degli Esperti e la Nascita di Nuovi Formati
La crescente complessità del mondo enologico e il desiderio del pubblico di "reagire alla mediocrità universale, soprattutto per ciò che riguarda il mangiare e il bere", come affermava Vincenzo Buonassisi, portarono alla nascita di una schiera di esperti. Figure come Luigi Veronelli, con la sua rubrica "Agrodolce", divennero punti di riferimento fondamentali.
L'avvento del Vinitaly nel 1967 segnò un momento cruciale, trasformando il vino in un protagonista degli affari e della memoria collettiva. Il poeta Andrea Zanzotto descriveva con incanto la scoperta di un "vigneto piccolo, accattivante, misterioso, mai visto", evocando l'essenza dell'enoturismo nascente.
🍷 Il vino in Italia: dalla Roma antica a oggi | Storia e lingua italiana. Italiano Facile A2-B1
Guerre del Vino, Scandali e Rinascita: Un Settore in Continua Trasformazione
Il percorso del vino italiano non è stato privo di sfide. Ferruccio de Bortoli, nel 1981, documentava "La vittoria dell’Italia nella guerra del vino" contro le influenze francesi, mentre Gian Antonio Stella raccontava un'altra battaglia, questa volta "persa", per il nome "Tocai".
Gli anni Ottanta videro il vino diventare una vera e propria moda, con articoli eruditi di scrittori come Piero Chiara e Giorgio Manganelli, che mettevano in guardia dal rischio di uno "snobismo". Lo scandalo del metanolo nel 1986 rappresentò un punto di svolta drammatico, ma aprì la strada a un vero e proprio "Rinascimento in bottiglia". Da questo periodo emersero i "vignaioli-star", raccontati da giornalisti come Isabella Bossi Fedrigotti, Aldo Cazzullo, Aldo Grasso, Ettore Mo e Beppe Severgnini.
La Guida ai Migliori Vini: Oltre le Mode, Verso l'Autenticità
In questo contesto dinamico, la guida "I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia", curata da Luciano Ferraro e Luca Gardini (edizioni Corriere della Sera, 2019), emerge come un faro, offrendo una prospettiva che va "oltre le mode". La guida si fonda su valori saldi: vini che racchiudono "luce e bevibilità, ricchezza di gusto e riferimenti ben marcati alla terra di provenienza".
L'idea che "ogni vino è una storia, dietro ogni bottiglia c’è l’anima composita del viticoltore, agricoltore e artista, lavoratore e sognatore" è centrale. Questo approccio riconosce il vino non solo come prodotto, ma come espressione di un territorio, di una cultura e di un lavoro appassionato. La guida si propone di essere "oltre l'altalena del gusto", che ha visto il mondo passare dal "bere spensierato e semplice negli anni Ottanta, denso e concentrato negli anni Novanta e infine con leggerezza (alcolica) negli anni Duemila".

Innovazione e Tradizione: Il Futuro del Vino Italiano
Il mondo del vino è in continua evoluzione, come dimostrano le riflessioni di Angelo Gaja, il "grande patriarca del Barbaresco". Egli sottolinea come non sia solo il clima a minacciare cambiamenti, ma anche le dinamiche globali del mercato editoriale enologico, citando l'esempio di Wine Advocate e il suo possibile legame con la Guida Michelin.
La guida del "Corriere della Sera" si distingue per la sua capacità di valorizzare sia i vini che i produttori, offrendo una selezione che affianca grandi annate a proposte accessibili, con vini che non superano i 15 euro, accanto a una classifica dei migliori vini italiani sul mercato nel 2019. L'appendice dedicata a oli, birre e distillati conferma la volontà di offrire un panorama completo, sempre "oltre le mode".
La dodicesima edizione della guida "I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia", uscita nell'ottobre 2026 in edicola con il "Corriere della Sera", curata da Luciano Ferraro e James Suckling, celebra la "nuova generazione di vignaioli italiani", raccontando storie di chi sta "riscrivendo il futuro" del vino italiano, in un dialogo con le grandi cantine storiche. La guida, strutturata in due parti, esplora i percorsi dei nuovi vignaioli e presenta la classifica dei 100 migliori vini, selezionati dopo intense degustazioni. Un'appendice di Marco Simonit sui vigneti storici italiani aggiunge valore, mentre i QR Code sulle schede dei vignaioli offrono informazioni pratiche.
La pubblicazione rappresenta una "ricognizione del settore vinicolo italiano in un momento di trasformazione, tra innovazione, sfide dei mercati internazionali e valorizzazione del patrimonio enologico". Questo impegno nel raccontare il vino, dalle sue radici storiche alle tendenze più attuali, conferma "Il Corriere Vinicolo" e il "Corriere della Sera" come narratori insostituibili della storia enologica e, più in generale, della storia d'Italia.
Le innovazioni tecnologiche e la sostenibilità stanno ulteriormente plasmando il settore. Prodotti come Idrovitis, per la cura della vite, e iniziative come il progetto "PolyGreen per il verde urbano" di Vinext, sottolineano una crescente attenzione all'ambiente e all'efficienza. La presenza di Vinext su riviste specializzate come "L’Enologo" e "Wine World Magazine", versione internazionale de "Il Corriere Vinicolo", testimonia la rilevanza globale del settore. La tecnologia NextO₃, basata sull'ozono, e la dedizione a temi come la sostenibilità, il benessere e l'architettura eco-compatibile, dimostrano come il mondo del vino sia intrinsecamente legato alle sfide e alle opportunità del nostro tempo. L'attenzione ai vini rosati, categoria "dinamica e in evoluzione", e la celebrazione di serate indimenticabili, completano il quadro di un settore vibrante e in perenne rinnovamento.