Friulano e Sauvignon: Un Confronto Tra Identità, Storia e Territorio

Il mondo del vino è un universo affascinante, ricco di sfumature, storie e tradizioni che si intrecciano indissolubilmente con il territorio e la cultura dei popoli. Tra i vitigni a bacca bianca che hanno segnato la storia enologica italiana e internazionale, spiccano senza dubbio il Friulano e il Sauvignon. Sebbene entrambi siano protagonisti di vini bianchi di grande pregio, le loro origini, le loro caratteristiche intrinseche e le loro evoluzioni storiche presentano differenze significative, che meritano di essere esplorate per apprezzare appieno la complessità e la diversità del panorama vitivinicolo.

Le Origini e la Diffusione Globale del Sauvignon

Il Sauvignon, assieme allo Chardonnay, è la varietà a bacca bianca più diffusa e famosa al mondo, e da essa si ricavano alcuni fra vini bianchi più conosciuti e ricercati. Questo vitigno, di origine francese, ha la sua culla nella Valle della Loira, in particolare nei pressi di Sancerre e Pouilly-sur-Loire, zone celebri per il vino Pouilly-Fumé. La sua coltivazione si estende anche all'area Bordolese, dove, specialmente nella zona del Sauternes, contribuisce, insieme al Semillon e al Muscadelle, alla composizione del famoso vino passito botritizzato.

Il nome "Sauvignon" deriva dal francese "sauvage", che significa selvatico, un'etimologia che richiama quella dei nostri Lambruschi (dal latino "vitis labrusca", ossia selvatica), con i quali esiste, infatti, qualche lontana affinità. Esistono perlomeno due biotipi di Sauvignon: il Sauvignon piccolo o giallo e il Sauvignon grosso o verde. Quest'ultimo, meno diffuso, corrisponde al Sauvignonasse, un vitigno che presenta maggiori similitudini con il Tocai Friulano.

Il Sauvignon è un vitigno semi-aromatico, caratterizzato da profumi varietali che si riscontrano sia nel vino che nelle bacche mature. Il suo profilo aromatico è solitamente immediato e riconoscibile, con note tipiche di uva spina, ortica, muschio e, in alcune zone come Sancerre e le aree centrali della Loira, una caratteristica nota di "pipì di gatto". Altri sentori comuni includono sambuco e foglia di pomodoro. Raramente il Sauvignon prevede l'affinamento in legno; la sua straordinaria mineralità dà vita a vini di grande spessore, profondi, caratterizzati da note fresche di lime e pompelmo. Il vitigno ha trovato terreno fertile anche in California, Australia e Nuova Zelanda, confermando la sua vocazione internazionale.

Vigneti di Sauvignon Blanc nella Valle della Loira

Il Friulano: Storia, Identità e il Cambiamento di Denominazione

Il Friulano, chiamato ancora Tocai nella sua patria, ha vissuto una significativa trasformazione nella sua denominazione. Dal 2007, infatti, il divieto di utilizzo del nome "Tocai" ha modificato la forma, ma non la sostanza, di questo vitigno autoctono friulano. Nel 1993, la Comunità Europea, dopo aver mediato un accordo tra Italia e Ungheria, ha vietato l'utilizzo della dicitura "Tocai" per il vino friulano a partire da marzo 2007, in quanto giudicato troppo simile all'omologo ungherese "Tokaji".

Questo cambiamento ha generato dibattiti e, in molti casi, un senso di perdita per un nome storico. Tuttavia, la sostanza del vino e la sua identità sono rimaste intatte. Il Friulano è da sempre considerato il vino più amato nel Friuli Venezia Giulia. Chiedete un "tajut" (un bicchiere di vino) in queste terre, e quasi sempre vi verrà offerto un bicchiere di Friulano.

La questione dell'origine ha visto studi approfonditi chiarire la situazione. Gli studi di Calò e Costacurta, rispettivamente direttore dell'ISperVit di Conegliano Veneto e direttore della sperimentazione dello stesso istituto, hanno dimostrato che il Friulano altro non è che il Sauvignonasse, un vecchio vitigno francese, chiamato anche Sauvignon vert, un tempo molto diffuso nel Bordeaux. Pertanto, pur essendo radicato nella cultura enoica friulana e diffuso nei suoi vigneti, il vitigno ha origini francesi e giunse in Friuli nell'Ottocento. Geneticamente, si tratta infatti di Sauvignonasse, un parente stretto del Sauvignon, uva antica e blasonata.

Una bottiglia di vino Friulano

Le Caratteristiche Organolettiche a Confronto

Le differenze organolettiche tra i vini che derivano da questi due vitigni hanno suggerito un'origine diversa, probabilmente francese, per il Sauvignonasse, e quindi per il Friulano. Si ipotizza che alcune piante di Sauvignonasse furono importate in Italia verso la metà dell'Ottocento, forse in seguito alle nozze tra il Conte de La Tour ed Ervina Ritter, nobildonna friulana. I bianchi prodotti da questi vitigni assunsero poi il nome Tokai o Tokaj, come già era avvenuto per alcuni vini veneti, sulla scia della fortuna degli omonimi ungheresi.

Il Sauvignon, come già accennato, è noto per le sue note aromatiche intense e distintive, che spaziano dall'uva spina alla foglia di pomodoro, con una spiccata mineralità e freschezza. È un vino che spesso esprime grande vivacità e un carattere deciso.

Il Friulano, invece, si distingue per la sua finezza e delicatezza. È un vino leggiadro, che dimentica ogni ostentazione muscolosa e presenta un fine nerbo, saldo e rigoroso. Le sue caratteristiche principali sono da ricercarsi nella nota di mandorla gentile che si rivela al palato e nella sua armoniosa acidità. È un vino che traduce molto bene le differenze climatiche e geologiche dei territori in cui si produce. Il suo bouquet è ricco e ampio, con spiccate note di fiori, albicocche, miele, note minerali e profumo di mandorle amare. Solitamente, in commercio si trovano Friulani salati e beverini, non troppo complessi, che vengono gustati dopo 3 o 4 anni dalla vendemmia.

TOCAI FRIULANO | SCHIOPETTO

Il Terroir Friulano e la sua Influenza sul Friulano

Il vitigno Friulano cresce rigoglioso in diverse zone del Friuli Venezia Giulia, ma ha trovato nell'area dei Colli Orientali la propria dimora prediletta. Qui, è accolto da terreni di vario tipo, da quelli collinari di origine eocenica a quelli pianeggianti, ricchi di calcare e argilla. Sono proprio queste ultime a garantire un'ottima mitigazione delle correnti più fredde provenienti da nord, mentre alla vicinanza dell'Adriatico si deve la ventilazione e l'apporto di umidità.

Un elemento distintivo del terroir friulano è il suolo detto "Flysch", noto anche come "Ponca". Questo terreno è costituito dalla stratificazione di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie calcificate) risalenti all'epoca Eocenica, con una storia geologica che lo vede come fondo marino e lagunare. La marna assorbe facilmente l'acqua ed è tenera, mentre l'arenaria è dura e impermeabile. Questa alternanza di strati conferisce ai vini prodotti su questi terreni una grandissima mineralità, sapidità, freschezza e intrigante complessità, capacità che si sviluppano da subito e ancor di più nel tempo.

La coltivazione biologica e biodinamica è una realtà sempre più diffusa in Friuli, con molti produttori che abbracciano pratiche sostenibili per esaltare le peculiarità del loro territorio. Aziende come Aquila del Torre e Marco Sara sono esempi di come la valorizzazione del terroir e l'attenzione alla biodiversità portino alla creazione di vini di alta qualità e personalità unica. L'azienda Marco Sara, ad esempio, ha intrapreso un percorso di certificazione biologica dal 2011, ma già dal 2005 i vigneti non sono più stati trattati con prodotti di sintesi. La vinificazione per singole parcelle e la fermentazione con lieviti indigeni sono pratiche che contribuiscono a creare vini con una personalità inconfondibile.

L'Impatto del Cambiamento di Nome: Tra Polemiche e Nuove Identità

Il cambio di nome da Tocai Friulano a Friulano, avvenuto ufficialmente dall'1 aprile 2007, è stato vissuto con tristezza da molti in regione. Questo nuovo battesimo, imposto da intricate questioni di diritto internazionale e da un accordo tra Ungheria e Comunità Europea, ha sancito la fine di una denominazione storica. Tuttavia, il nuovo nome traduce perfettamente l'affezione totale dei friulani a questa varietà: un bicchiere di vino bianco ("un taj di blanc") in queste terre si identifica storicamente proprio con il Tocai. Per il vitigno, è rimasto il vecchio nome: il Friulano, quindi, nasce da uve Tocai Friulano.

La diatriba tra il "Tocai Friulano" e il "Tokaji" ungherese è un esempio di come la globalizzazione e le normative internazionali possano influenzare anche il mondo del vino, portando a battaglie legali e dibattiti accesi. La Regione Friuli Venezia Giulia ha tentato, a più riprese, di preservare il nome completo del vitigno locale durante il periodo transitorio di 13 anni che ha preceduto l'entrata in vigore del divieto.

Nonostante le polemiche, molti produttori hanno saputo reinterpretare questa sfida, trovando nel nuovo nome "Friulano" un'opportunità per rafforzare ulteriormente l'identità regionale e la connessione con il territorio. La scelta di denominare il vino semplicemente "Friulano" rispetta la denominazione attualmente accettata, pur conservando il legame con la storia e la tradizione.

Vini e Produttori: Esempi di Eccellenza Friulana

La ricchezza del Friuli Venezia Giulia si esprime attraverso una miriade di produttori che dedicano la loro vita alla valorizzazione del Friulano e di altri vitigni autoctoni e internazionali. Ogni cantina, con la sua filosofia produttiva, contribuisce a definire l'identità di questo territorio.

Tra i vini citati, spiccano per la loro unicità e qualità:

  • Il Friulano '19 della Bellanotte: con un'età media delle viti di circa 60 anni, questo vino, nonostante la poca altitudine, beneficia di un'ottima escursione termica. Vinificato in acciaio e affinato per almeno 5-6 mesi in bottiglia, presenta una bellissima complessità floreale e fruttata, con note di pesca bianca, susine Claudie e un agrumato gentile di pompelmo rosa, oltre alla classica nota di mandorla, tutto perfettamente integrato ed equilibrato.
  • Il Friulano '18 Aquila del Torre: nato nei terreni Flysch dell'anfiteatro dei vigneti, questo vino si distingue per una notevole complessità sensoriale e una struttura importante. I terreni Flysch, o Ponca, costituiti da marne e arenarie, conferiscono ai vini grandissima mineralità, sapidità, freschezza e intrigante complessità. La coltivazione qui è interamente biologica e biodinamica.
  • Il Friulano di Marco Sara: situato a Savorgnano del Torre, condivide gli stessi terreni Flysch dell'Aquila del Torre. L'azienda, che ha iniziato il percorso di certificazione biologica dal 2011, vinifica con fermentazioni spontanee e lieviti indigeni, con permanenza sulle fecce fini dai 6 ai 24 mesi. Un esempio di eccellenza è il Friulano Erba Alta, un vino secco prodotto con grappoli attaccati dalla muffa nobile.
  • Il Friulano Fedele '19 Tralci di Vita: una vera chicca enologica da una piccola azienda di 4 ettari. I giovani proprietari, agronomi appassionati, hanno dato nuovo slancio all'attività, puntando a far conoscere i loro prodotti. L'azienda produce anche un Sauvignon con un clone quasi unico, offrendo note "fresche vegetali" e un vasto ventaglio di erbe aromatiche.
  • Il Friulano '16 Vigna “Brazan” di Clivi Brazan: nato da vigneti biologici e viti di 80 anni sul versante sud-est del monte Quarin, questo vino è elegante, con note di anice, mandorla e pompelmo rosa, fiori gialli e leggere note di idrocarburo.
  • Il Friulano Toc Bas Ronco del Gelso: un vino franco ed espressivo, con note di mandorla amara e nocciola, fruttato gentile e un corpo importante che percepisce la nota tannica senza sovrastare l'eleganza. Riposa per un anno in botti di rovere da 25 ettolitri, acquisendo struttura senza sentire il legno prevalente. La non fermentazione malolattica preserva la sua freschezza.
  • Il Friulano Gall: esprime franchezza, con un approccio più semplice ma non per questo esile. Dona un bel compromesso tra freschezza, sentori floreali e fruttati, con la sua classica e leggera nota mandorlata.
  • Il Friulano della cantina La Buse dal Lof: rappresenta la piena espressione di una filosofia produttiva sostenibile ed etica. Il vino ha un colore giallo paglierino brillante con profumi floreali di fiori di acacia, ginestra, sambuco, frutta a polpa bianca e un finale mandorlato e persistente. Il gusto è caldo, fine e sapido.

Abbinamenti Gastronomici: Versatilità e Territorio

Sia il Friulano che il Sauvignon si prestano a diversi abbinamenti gastronomici, dimostrando la loro versatilità.

Il Friulano è un vino veramente versatile. Si abbina perfettamente ad antipasti, pesce, primi piatti vegetariani, carni bianche ed è ottimo anche con il prosciutto crudo, crostacei e cucina thai. Il matrimonio perfetto sulla pizza, secondo alcuni, è con il suo territorio, ovvero con il Prosciutto di San Daniele. Un calice di Friulano Friuli Isonzo Doc 2020 si sposa bene con il pollo arrosto o alla piastra, torte salate alle verdure, insalate e crespelle ai funghi.

Il Sauvignon, grazie alla sua freschezza e mineralità, si abbina bene con piatti a base di pesce, crostacei, verdure, carni bianche e formaggi freschi o di media stagionatura. La sua spiccata aromaticità lo rende un ottimo compagno per piatti etnici, in particolare quelli della cucina asiatica.

In generale, i vini bianchi friulani necessitano di cibi con moderata grassezza e delicatezza, privilegiando verdure e preparazioni che esaltino la loro freschezza e sapidità. La vicinanza del mare e delle Alpi offre una ricchezza di ingredienti e tradizioni culinarie che si sposano armoniosamente con i vini del territorio.

Il Sauvignonasse e il suo Legame con il Friulano

È importante ribadire il legame genetico tra il Friulano e il Sauvignonasse. Quest'ultimo, parente stretto del Sauvignon, è un vitigno antico e blasonato che giunse in Friuli nell'Ottocento. Il nostro Friulano segue il filo dell'eleganza, presentandosi come un vino leggiadro, con un fine nerbo, saldo e rigoroso.

In alcune annate migliori, il Sauvignonasse nelle zone di produzione slovene, come la Vipavska Dolina, viene chiamato "Angel", dal nome del capostipite. Dalla vendemmia 2007, è noto come Angel Hereditas. Il Sauvignonasse 2009 è stato giudicato ottimo, e l'Angel 1999 ha rappresentato per alcuni un momento di profonda rivelazione enologica.

Questi vini, pur non essendo Sauvignon in purezza, possono essere mescolati e affinati con altri vitigni, creando blend interessanti. Esempi includono il C.O.F. Sacrisassi Bianco Le Due Terre (con il 70% di Friulano), l'IGT Venezia Giulia Arbis Blanc Borgo San Daniele (un uvaggio di Friulano, Chardonnay, Sauvignon, Pinot Bianco) e il Collio Bianco Edi Keber (70% Friulano). Questi esempi dimostrano come la flessibilità e la creatività dei viticoltori permettano di esplorare nuove frontiere sensoriali, pur mantenendo un profondo legame con le radici territoriali.

La storia del Friulano e del Sauvignon è un racconto di evoluzione, adattamento e, soprattutto, di passione per la terra e per il vino. Sebbene le loro identità siano distinte, entrambe le varietà contribuiscono a definire l'eccellenza enologica, offrendo al mondo una gamma di esperienze gustative uniche e indimenticabili.

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