Nel cuore delle Dolomiti, incastonata nel suggestivo paesaggio di Pedavena, si erge un simbolo di tradizione e maestria artigianale: la Fabbrica di Pedavena. Fondata nel lontano 1897, questa storica birreria non è solo un luogo di produzione, ma un vero e proprio patrimonio culturale che affascina migliaia di visitatori ogni anno, raccontando una storia secolare di passione, innovazione e autenticità. La sua eredità si intreccia profondamente con il territorio e con le vicende che hanno segnato l'industria birraria italiana, evolvendosi da piccola realtà locale a realtà di rilievo nazionale e, infine, a testimonianza vivente di un saper fare che resiste al tempo.
Le Origini: La Visione dei Fratelli Luciani
La storia della Fabbrica di Pedavena affonda le sue radici nella visione imprenditoriale di Giovanni Luciani, un giovane intraprendente originario di Forno di Canale (oggi Canale d'Agordo). Durante i suoi viaggi nel Tirolo, Giovanni rimase affascinato dallo sviluppo della produzione e del commercio di birra. Con l'entusiasmo tipico della sua età, acquisì le conoscenze necessarie presso alcuni produttori locali, costituì una società con i fratelli Sante e Luigi, e con altri compaesani, per poi affittare il vecchio edificio della piccola birreria Zannini. L'obiettivo era iniziare la produzione di birra.
Tuttavia, Giovanni si rese presto conto che il paese natale, Forno di Canale, non offriva le prospettive di sviluppo ideali per un birrificio. La scelta ricadde quindi su Pedavena, in provincia di Belluno, nel 1895. Questa località si rivelò strategicamente perfetta per diverse ragioni: la ricchezza di acque sorgive di alta qualità, la conformazione collinare ideale per l'approvvigionamento del ghiaccio e lo scavo di cantine, la vicinanza alla pianura padana con lo scalo ferroviario di Feltre, e un contesto ancora prevalentemente agricolo e pastorale che garantiva bassi costi della mano d'opera.
Nel 1897, primo anno di attività, la Fabbrica Birra Pedavena produsse mille ettolitri. La birra, fin da subito riconosciuta per la sua ottima qualità, conquistò rapidamente il mercato, estendendo la sua fama ben oltre i confini del Veneto.

Innovazione e Crescita: I Primi Decenni
Gli anni successivi videro la Fabbrica di Pedavena distinguersi per la sua capacità innovativa. Nel 1905, lo stabilimento fu il primo in Italia a dotarsi di un moderno e potente impianto frigorifero, una tecnologia all'avanguardia per l'epoca che permise di migliorare significativamente la conservazione e la qualità della birra. Tra il 1910 e il 1911, una radicale ristrutturazione degli impianti introdusse macchinari che aumentarono la capacità produttiva a 30 mila ettolitri all'anno, consolidando la posizione dell'azienda nel mercato.
Il periodo della Prima Guerra Mondiale portò con sé un momento di grande difficoltà. Nel 1918, al ritorno dei Luciani, la fabbrica si presentava come un cumulo di macerie. Tuttavia, grazie alla determinazione della famiglia e alla collaborazione dei figli e nipoti che avevano affinato le proprie competenze presso le maggiori birrerie d'Europa, la produzione riprese due anni dopo, nel 1920, con macchinari moderni e nuove tecniche produttive. In quell'anno, la produzione raggiunse i 90.000 ettolitri, posizionando Pedavena al secondo posto in Italia per quantità prodotte.
Nel 1925, la famiglia Luciani ampliò il proprio raggio d'azione fondando la Bovis, un'azienda dedicata alla produzione di un estratto alimentare dai residui di lavorazione della birra, ricco di proprietà nutritive e vitaminiche. Nel 1928, il gruppo acquisì antiche fabbriche di birra, tra cui Dreher di Trieste, e l'anno successivo la Birra Venezia, oltre a una decina di altri marchi birrai italiani, rafforzando ulteriormente la propria presenza sul mercato.

La Guerra, la Ripresa e l'Espansione
Gli anni Trenta videro l'azienda, sotto la direzione di Pio Luciani, evolversi ulteriormente con la nascita della S.A.P.E. Superata la crisi della prima metà del decennio, dovuta al crollo della borsa di Wall Street del 1929 e alla rivalutazione della lira, nella seconda metà degli anni Trenta l'azienda conquistò i mercati dell'Africa orientale e quello albanese, beneficiando anche del clima legato alla guerra coloniale.
Tra il 1938 e il 1939, lo chalet annesso alla fabbrica fu ristrutturato su progetto dell'architetto Christian Hacker, dando vita a una grande sala ristorante, un locale per la mescita e un elegante porticato. Quest'ultimo, affrescato nel 1940 da Valter Resentera con motivi ispirati a saghe dolomitiche, fu successivamente chiuso con vetrate per poter essere sfruttato anche d'inverno, diventando un luogo di ritrovo e socializzazione.
Il gruppo Luciani dimostrò una particolare attenzione alla vita sociale dei lavoratori, implementando una linea di autocorriere per il loro trasporto, istituendo una mensa, organizzando gite aziendali, colonie marine e alpine, e promuovendo gruppi sportivi e musicali.
Con il ritorno della pace, la Pedavena si riprese velocemente e continuò la sua politica di espansione, assorbendo aziende in difficoltà. Nel 1951, acquisì la Cervisia di Genova, la Birra Borgofranco di Ivrea, l'Acqua San Bernardo di Garessio e la Birra Metzger di Torino. Gli anni Cinquanta furono un periodo di grande fervore: la Birreria Pedavena si arricchì di uno zoo, campi da bocce e tennis con importanti tornei, e persino di un teatro, diventando un polo di attrazione e svago.
Nel 1954, la Scuola Tecnica Industriale di Feltre C. Rizzarda, presso la quale Mario Luciani aveva istituito un corso professionale per birrai-maltatori l'anno precedente, licenziò il primo gruppo di allievi, giudicati "ottimamente preparati" dagli esperti del settore. Questo sottolinea l'impegno della Pedavena nella formazione di professionisti qualificati.
Le Acquisizioni e il Cambiamento di Proprietà
Il 1960 vide la Pedavena, al 50% con la Peroni, rilevare l'Itala Pilsen di Padova. Seguì, nel 1964, l'acquisto in Sardegna della Birra Thor di Macomer. L'anno successivo, con il marchio Dreher, di maggiore impatto sul mercato, iniziò la produzione nella fabbrica di Massafra (Taranto), costruita nel 1962 attingendo ai fondi della Cassa per il Mezzogiorno.
La morte di Arturo Luciani nel 1965 segnò la fine della dinastia dei Luciani, una famiglia che aveva guidato l'azienda con forte personalità e straordinaria esperienza tecnica. Il cugino Giuseppe, sebbene esperto, si rivelò meno all'altezza dei predecessori, e iniziarono dissapori e contrasti all'interno della famiglia. L'aumento dei costi di produzione, dovuto anche alle rivendicazioni sindacali, e la diminuzione dei margini di guadagno costrinsero l'azienda a scelte gestionali drastiche.
Nel 1968, il marchio Pedavena fu soppresso a favore del più conosciuto Dreher. L'anno dopo, venne dichiarata improduttiva e chiusa la fabbrica di Torino Bosio & Carasch. L'embargo del petrolio del 1973 aggravò ulteriormente la situazione economica, portando al crollo societario nel 1974. Per evitare il fallimento, il complesso aziendale fu ceduto alla Whitbread e alla Heineken. Già dall'anno precedente, tuttavia, era iniziata una politica di risanamento che aveva portato alla chiusura della Birra Metzger di Torino.
Anche per la Pedavena fu annunciata, nel 1975, la chiusura, che venne però scongiurata dalla mobilitazione dei lavoratori, sostenuta da una massiccia campagna di solidarietà da parte degli enti locali, della stampa e dei consumatori fedeli. Furono quindi avviati interventi di potenziamento e modernizzazione, in linea con la strategia di Heineken di conquistare il primo posto nel mercato italiano. Tutte le attività estranee alla produzione della birra vennero soppresse, e la celebre Scuola di Feltre, attiva fino al 1978, fu chiusa.

L'Era Heineken e la Lotta per la Sopravvivenza
Totalmente ristrutturata, la fabbrica di Pedavena mantenne un ruolo di prim'ordine sotto la gestione Heineken, producendo i marchi Dreher, Heineken, Amstel e, dal 1983, McFarland. Nel 1993, grazie all'attaccamento dei consumatori locali, fu riproposto il marchio Pedavena. Nel 1994 iniziò la produzione della Henninger e, nel 1996, quella della Von Wunster.
Tuttavia, con il passare del tempo, l'aumento della competitività a livello internazionale e la considerevole riduzione dei margini di profitto portarono dapprima all'adozione del marchio Dreher come marchio unico nazionale e in seguito alla cessione del gruppo alla multinazionale olandese Heineken. In quell'occasione, il proprietario, Mr. [nome del proprietario non specificato nel testo fornito].
Il 1997 vide l'acquisizione del Gruppo Moretti da parte di Heineken Italia, che portò alla chiusura degli stabilimenti di Baragiano (PZ) e Crespellano (BO) e alla cessione, per sentenza dell'antitrust, dello stabilimento di San Giorgio di Nogaro (UD). Pedavena, grazie alle sue dimensioni contenute, fu destinata alla produzione delle birre speciali, ma senza un reinvestimento significativo delle risorse nello stabilimento.
In primavera, Heineken Italia comunicò l'abbandono delle specialità, ma i Rappresentanti Sindacali ottennero rassicurazioni sul destino della fabbrica. A giugno, in occasione della festa per i 300.000 litri venduti da "La Birreria", il locale annesso allo stabilimento, l'Amministratore Delegato Heineken Italia Dott. [nome dell'AD non specificato] assicurò che la fabbrica sarebbe rimasta in attività almeno fino al 2010.
La situazione precipitò il 22 settembre, quando la Direzione Centrale comunicò alle Istituzioni e alle Rappresentanze Sindacali la decisione irrevocabile di chiudere lo stabilimento al 31 dicembre. Grazie alle reazioni suscitate, Heineken concesse una proroga della chiusura fino a settembre 2005. Nel febbraio 2005, l'azienda decise di affidare all'UBM di Unicredit la vendita dello stabilimento.
L'uscita del libro "Una fabbrica-paese", di Raffaella Gabrielli e Alessandro Tibolla, giornalisti de "Il Gazzettino", aumentò esponenzialmente la visibilità sul caso, attirando l'attenzione del Governo e, in particolare, del Ministero del Lavoro. Nel frattempo, le trattative per la vendita proseguirono serrate, con l'UBM impegnata nella valutazione delle aziende candidate e la Regione Veneto, con il Vicepresidente Dott. [nome del Vicepresidente non specificato], attiva nel cercare soluzioni.
Nel 2004, l'SGS, ente di certificazione, aveva assegnato a Heineken e agli altri marchi (Dreher & Moretti) il punteggio massimo (zero difetti) per i controlli effettuati, segnale di un'elevata qualità produttiva.

La Rinascita e i Marchi Attuali
Nel settembre del 2005, un pool di imprenditori veneti e friulani, tra cui i produttori della Birra Castello, dichiarò il proprio interesse per l'acquisizione del birrificio di Pedavena. Questa mossa segnò l'inizio di una nuova era per la storica fabbrica.
Oggi, la Fabbrica in Pedavena è di proprietà di Birra Castello S.p.A., che vanta una gamma di marchi che include Castello, Pedavena, Superior, Birra Dolomiti e Alpen. In particolare, Birra Dolomiti è una selezione di birre create esclusivamente per il canale HORECA, con ricette che utilizzano cereali 100% italiani e i migliori luppoli europei. Protagonista degli ingredienti è il malto da orzo delle Dolomiti, un prodotto di filiera integrata nato nel 2006 in collaborazione con una cooperativa agricola locale.
La produzione ha ormai raggiunto i 150 mila ettolitri all'anno, e l'azienda pone una particolare attenzione alla qualità e alla storia dei suoi prodotti, come dimostra l'Accademia della Birra Pedavena, dedicata agli esercenti che desiderano trasmettere ai propri clienti il valore delle birre prodotte.
I Prodotti di Eccellenza della Fabbrica di Pedavena
La gamma di birre prodotte dalla Fabbrica di Pedavena rappresenta un connubio di tradizione e innovazione, offrendo esperienze gustative uniche per ogni palato.
Birra Pedavena: Una superpremium lager di colore giallo paglierino con riflessi dorati (gradazione alcolica 5%). Leggermente più luppolizzata rispetto alle birre italiane della stessa tipologia, presenta un'effervescenza media che genera una ricca spuma fitta e resistente. L'aroma sprigiona freschi e gradevoli profumi di luppolo con note floreali. Il corpo è rotondo e scorre deciso, abbastanza soffice e moderato nel suo carattere frizzante. Il gusto mostra un orientamento all'amaro, ben bilanciato dalla solida base di malto.
Birra Pedavena Speciale: Una speciale di colore biondo dai riflessi dorati (gradazione alcolica 5,9%). Deriva dalla ricetta di una vecchia birra speciale scoperta nell'archivio della Pedavena. L'olfatto, lieve ma complesso, propone note mielate con un accenno di fiori secchi.
Birra Superior: Una premium pils pensata per un consumo versatile (gradazione alcolica 5,2%). Il colore è di un luminoso giallo paglierino. La schiuma, sottile, compatta e cremosa, mostra durata e aderenza. Il delicato olfatto floreale è arricchito da persistenti sentori fruttati. Un corpo rotondo spalleggia un gusto pieno con note di frutta e di fiori.
Birra Premium Senza Glutine: Una lager di colore giallo paglierino con riflessi oro (gradazione alcolica 4,8%), licenziataria del marchio Spiga Barrata concesso da AIC (Associazione Italiana Celiachia). Si tratta di una lager dietetica senza glutine, preparata con grano saraceno e sciroppo di mais, aromatizzata con estratto e fiori essiccati di luppolo e arricchita di vitamina B1. L'effervescenza è moderata, la spuma fine e di media consistenza. Al naso si liberano delicati aromi di malto, fruttati e di spezie. Il corpo tende al leggero, mentre il gusto è pieno e deciso, con un amaro appena percettibile che evolve in una netta punta citrica.
Birra Centenario: Una speciale di colore dorato intenso (gradazione alcolica 5,8%). Proposta nel 1997 per i 100 anni della Pedavena, è tuttora disponibile in esclusiva presso la Birreria Pedavena. L'aroma esala aspro di luppolo, così come il gusto inizialmente segnato dal rampicante, ma nel finale subentrano note floreali.
Birra Speciale 110: Di colore dorato dai riflessi ramati (gradazione alcolica 6,5%). Brassata nel 2007 per commemorare i 110 anni di storia, all'olfatto esaltava profumi di malto e di miele, senza soffocare una blanda nota biscottata.
Birra delle Feste 2008: Di colore rosso dai riflessi ambrati (gradazione alcolica 6,5%). Sprigionava il tipico aroma intensamente fruttato, ideale per la gastronomia natalizia. Il corpo presentava una pregevole tessitura e il gusto, nella sua pienezza, recava soavi note di frutta. Dal retrolfatto spiravano suggestioni floreali tra vaghi accenni di luppolo e di malto.

Un Patrimonio da Vivere e Gustare
La Fabbrica in Pedavena non è solo un luogo di produzione, ma un'esperienza da vivere. Il fascino di un tempo si unisce all'innovazione, interpretando in chiave moderna l'eredità storica. Già dal secondo dopoguerra, la famiglia Luciani aveva compreso l'importanza del "marketing esperienziale", aprendo diverse birrerie nelle principali città del nord-est per far vivere a tutti la magia e l'ospitalità di Pedavena.
Oggi, con 18 birrerie "Fabbrica in Pedavena", 2 Birrerie Dolomiti e 2 Beer Shop, questa straordinaria tradizione è mantenuta viva. Grazie anche allo shop online, è possibile assaporare alcune delle migliori birre non filtrate e non pastorizzate.
La storia della Fabbrica di Pedavena e della birreria che la accompagna è un viaggio nel tempo, una favola che continua a emozionare e incantare visitatori di ogni età e provenienza. La tradizionale "Festa dell'Orzo", che si svolge in estate, è uno degli appuntamenti più attesi, un momento in cui la comunità locale si riunisce per celebrare la tradizione e il profondo legame con la birra.
Visitare la Fabbrica di Pedavena offre un'esperienza completa che può essere arricchita con una visita al centro storico di Feltre e una piacevole escursione in e-bike, creando un itinerario all'insegna della scoperta, dei sapori autentici, della tradizione e dell'innovazione. La birreria di Pedavena è un vero gioiello, con affreschi risalenti agli anni '30 che incantano i visitatori con la loro bellezza e storia. Qui si producono ancora oggi birre eleganti dal sapore antico, brassate nella più antica sala cottura d’Italia, risalente al lontano 1928.