La viticoltura italiana, con la sua ricca storia e la sua immensa biodiversità, si trova spesso al centro di dibattiti complessi che riguardano la tutela delle denominazioni e la corretta informazione per il consumatore. Uno degli argomenti più accesi degli ultimi tempi riguarda il vitigno Montepulciano, un nome che evoca tradizioni vinicole radicate in diverse regioni italiane, ma che è diventato il fulcro di una disputa che coinvolge principalmente l'Abruzzo e un "resto del mondo" di regioni vitivinicole che ne fanno un pilastro della loro produzione.

La questione si è intensificata con la discussione in corso sul nuovo decreto di etichettatura dei vini. Al centro del contendere vi è la proposta, avanzata dal Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo, di ottenere l'uso esclusivo del termine "Montepulciano" in etichetta per i vini abruzzesi. Questa aspirazione si basa sulla reintroduzione, nel Registro delle varietà di vite italiano, del sinonimo "Cordisco", con l'intento di riservare il nome "Montepulciano" ai vini della regione che ne porta storicamente il nome, pur essendo quest'ultimo un borgo rinascimentale toscano noto per il suo Vino Nobile (basato sul Sangiovese).
La Proposta Abruzzese e le Reazioni delle Altre Regioni
Il Consorzio dei Vini d'Abruzzo, guidato da Alessandro Nicodemi, ha celebrato inizialmente l'ottenimento dal Ministero dell'Agricoltura della reintroduzione del sinonimo "Cordisco". L'auspicio era quello di ottenere l'uso esclusivo del vitigno "Montepulciano" per i vini abruzzesi, lasciando il sinonimo per le altre regioni. Questa mossa, tuttavia, ha immediatamente scatenato reazioni negative da parte delle aziende delle regioni limitrofe, quali le Marche, l'Umbria e il Lazio, dove il Montepulciano rappresenta un vitigno principe e un fondamento delle loro produzioni vinicole.
Le aziende marchigiane, in particolare, hanno manifestato il loro dissenso. L'Assessore all'Agricoltura della Regione Marche, Andrea Maria Antonini, è intervenuto prontamente, chiedendo un confronto a tre tra Marche, Abruzzo e Ministero. L'obiettivo dichiarato è quello di "fare sistema" e di evitare dispersioni di energie in "lotte di vicinato", promuovendo invece un'adozione condivisa del decreto di etichettatura che tuteli tutti i produttori vitivinicoli italiani. Antonini ha sottolineato come le denominazioni "Rosso Piceno" e "Montepulciano d'Abruzzo" siano emblematiche di un processo virtuoso. Nel caso del Rosso Piceno, l'oggetto della tutela è il territorio "Piceno"; nel caso del Montepulciano d'Abruzzo, l'oggetto della protezione è l'area regionale "Abruzzo" e non il nome "Montepulciano", che è anche il nome di un borgo iconico della Toscana.

Il Sinonimo "Cordisco": Trasparenza e Riconoscibilità
Una delle critiche più aspre mosse alla proposta abruzzese riguarda l'uso del sinonimo "Cordisco". Giorgio Savini, presidente del Consorzio di tutela dei vini piceni, ha evidenziato come la norma ammetterebbe solo una descrizione generica, discorsiva e senza evidenziazioni. Spiegare un vino attraverso l'uso di un sinonimo desueto, al punto da essere sconosciuto al grande pubblico, rischia di confliggere con il principio di trasparenza e corretta informazione che la nuova etichettatura persegue. L'informazione al consumatore dovrebbe basarsi su termini conosciuti che consentano un'immediata associazione tra il nome e l'oggetto che quel nome vuole indicare. Se un vitigno è comunemente e tradizionalmente conosciuto come Montepulciano, e così viene classificato nei numerosi disciplinari vigenti, è quello il nome che lo rende riconoscibile. L'efficacia di un nome scomparso dalla trascrizione dal registro cartaceo a quello informatizzato alla fine degli anni '80 e reintrodotto a scopo strumentale è messa in dubbio.
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Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano e la Difesa della Territorialità
Nel dibattito si è inserito anche il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, che teme un ritorno alla confusione. Per evitare questo, il consorzio toscano ha deciso di aggiungere l'indicazione "Toscana" in etichetta nel 2021, per distinguersi nettamente dal vino abruzzese. Il Consorzio senese ricorda che la "Denominazione di origine protetta" (DOP) fa chiaramente riferimento alla zona di produzione, e non al vitigno. Sottolinea come, già a fine anni Novanta, il Consorzio fosse intervenuto in sede europea contro la possibilità di indicare il vitigno in etichetta, ritirando poi il ricorso a fronte dell'apertura di un dialogo che, nel 2012, portò a un accordo sottoscritto dal Ministero delle Politiche Agricole e dalle Regioni di riferimento.
Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano evidenzia inoltre la sua storica vocazione alla tutela della produzione vinicola, risalente a uno Statuto Comunale del 1337. Questo statuto regolava la produzione e tutelava i produttori di Montepulciano con appropriate discipline sulla fase commerciale, così come i prodotti di concorrenza e il vino commercializzato oltre i confini territoriali. Questa lunga storia produttiva, che da quasi 700 anni mira a tutelare il prodotto sia in fase di produzione che commerciale, è un elemento fondamentale per la denominazione del vino prodotto in Toscana. La strada più legittima, secondo il Consorzio, più che un sinonimo, sarebbe una denominazione che leghi i vini a base di uve Montepulciano al territorio di produzione, come avviene per la quasi totalità delle denominazioni italiane e non solo.
La Comunità Vinicola Abruzzese e la Difesa del Montepulciano d'Abruzzo
Parallelamente, la comunità vinicola abruzzese si è mobilitata per difendere la propria denominazione. Il Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo, insieme a tutte le associazioni di categoria regionali e al vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, ha sottoscritto un documento d'intenti. Il presidente Alessandro Nicodemi ha chiarito che l'articolo 16 del decreto ministeriale, così come formulato, potrebbe causare danni incalcolabili a tutte le denominazioni-vitigno, un patrimonio unico dell'enologia nazionale. Le radici del vitigno Montepulciano in Abruzzo sono profonde, risalenti a oltre due secoli fa, e la regione offre condizioni ideali per la sua crescita e produzione.

Nicodemi ribadisce la forte volontà di "difendere il lavoro di centinaia di operatori che per decenni hanno investito e continuano a investire importanti risorse sulla promozione e sull’affermazione nei mercati internazionali del vino a DO più prestigioso dell’enologia regionale, il Montepulciano d’Abruzzo, da sempre legato in maniera indissolubile a un vitigno (Montepulciano) e al nostro territorio". La richiesta di reinserimento del sinonimo "Cordisco" nel Registro Nazionale Varietà delle Viti, avanzata già il 10 marzo 2023, mira a porre fine a una questione persistente. Le associazioni aderenti (Copagri, Confagricoltura, Confcooperative, Lega Coop, Coldiretti, DAQ Vino, Assoenologi e CIA) sono unite nella richiesta di revisione del testo. La lotta per tutelare la denominazione non è solo per il Montepulciano d'Abruzzo, ma anche una battaglia per la preservazione della ricca storia e della biodiversità enoica italiana.
Il Contesto Normativo e la Ricerca di un Equilibrio

La questione si inserisce nel più ampio contesto dell'aggiornamento del Testo unico del Vino, in attesa di approvazione definitiva, che mira a garantire maggiore trasparenza per i consumatori, prevedendo la possibilità di indicare, anche in maniera descrittiva e minimizzata, i nomi dei vitigni che compongono i vini a denominazione. "Il decreto etichettatura", afferma l'assessore Antonini, "ha tra gli obiettivi primari quello di dare la giusta informazione al consumatore". La necessità di un confronto a tre tra Marche, Abruzzo e Ministero è ribadita per trovare una sintesi sul percorso che porti all'adozione del decreto in modo condiviso, per la tutela di tutti i produttori vitivinicoli italiani.
L'Istituto Marchigiano Tutela Vini, con il suo presidente Michele Bernetti, sostiene che non esiste ragione di fare eccezioni, violando il principio di eguaglianza. La filosofia della denominazione di origine si basa sul luogo e sulla tipicità di tale luogo, unito a fattori umani della tradizione locale; il vitigno è una delle componenti. Bernetti ha sollevato la questione in sede di Commissione Nazionale Politiche Agricole, chiedendo al Ministero di confrontarsi presto con le Regioni per scongiurare fughe in avanti da parte di singoli consorzi regionali che potrebbero creare inutili frizioni.
La disputa sul Montepulciano evidenzia la complessità della gestione delle denominazioni nel settore vitivinicolo italiano, dove la tutela del territorio, la valorizzazione delle tradizioni e la trasparenza verso il consumatore devono trovare un equilibrio armonico. La reintroduzione di sinonimi desueti, sebbene possa avere un fondamento storico, rischia di creare confusione e di offuscare la riconoscibilità dei vini, elementi fondamentali per il successo sui mercati internazionali e per la fiducia dei consumatori. La strada da percorrere sembra essere quella di un dialogo costruttivo e di soluzioni che valorizzino sia la specificità territoriale che la chiara identificazione dei vitigni, garantendo al contempo la massima trasparenza.