Prosecco: La Bollicina Italiana che Conquista il Regno Unito tra Successi e Nuove Sfide

Il Prosecco, icona del bere italiano, sta vivendo un'ascesa inarrestabile sui mercati internazionali, con il Regno Unito che si conferma una piazza strategica e in continua espansione. La crescita esponenziale di questo spumante veneto-friulano ha portato la sua produzione ad avvicinarsi a quella dello Champagne, sebbene il valore intrinseco di quest'ultimo rimanga difficilmente eguagliabile. Tuttavia, la salute del Prosecco, intesa come vitalità del mercato e apprezzamento del consumatore, è ottima, come attestato da eventi di successo come "Vino in Villa London".

Una vigna di Prosecco sulle colline venete

Il Fascino del Prosecco: Un Viaggio nel Cuore del Mercato Britannico

Il Regno Unito rappresenta un mercato di primaria importanza per il Prosecco. Nonostante un contesto congiunturale complesso, i consumi di questo spumante continuano a crescere. Oggi, oltre 1 milione di bottiglie di Prosecco di Conegliano Valdobbiadene vengono esportate nel Regno Unito, posizionando il paese al 5° posto nell'export totale, con il 6% delle vendite complessive. Questo dato è significativo se si considera che il mercato inglese da solo assorbe circa il 18% dell'export totale di Prosecco Doc, registrando un trend di crescita del 58,6% nel primo trimestre del 2013 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, in particolare, genera un giro d'affari di circa 450 milioni di euro, e il Regno Unito si colloca come terzo mercato estero di esportazione, con 4,8 milioni di bottiglie. Questo successo è supportato da un'efficace promozione collettiva, un aspetto non banale nel frammentato panorama del vino italiano. L'interesse britannico per questo "fazzoletto di terra italiana" si arrampica sulle colline del nord-est, un arco che unisce Conegliano a Valdobbiadene, caratterizzato da verdi alture di vigne da cui si levano le bollicine. È qui che la Glera matura, per poi essere vinificata in quello che diventerà il celebre Prosecco.

Conegliano Valdobbiadene: una storia vera, unica al mondo

Dalla Salute Dentale alle Preoccupazioni Ambientali: Le Critiche Oltremanica

L'attenzione del Regno Unito verso il Prosecco non è stata sempre univoca. In passato, un medico del London Centre for Cosmetic Dentistry aveva messo in guardia i britannici dal pericolo del "sorriso da Prosecco", sottolineando come l'acidità e lo zucchero presenti nel vino potessero danneggiare i denti, favorire la carie e causare spiacevoli problemi dentali. Queste affermazioni, rilasciate in un contesto di dibattito politico sulla Brexit, suscitarono dibattito e portarono a un richiamo formale da parte della comunità scientifica inglese per l'inesattezza delle dichiarazioni, che omettevano il fatto che tutte le bevande alcoliche possono avere un impatto sulla salute dentale.

Più recentemente, l'interesse britannico si è spostato verso un piano etico-ambientale. Il quotidiano "The Guardian" ha sollevato interrogativi sull'opportunità di inserire il Prosecco nella lista dei cibi e bevande potenzialmente pericolosi per l'ambiente, al pari di altre produzioni con un elevato impatto ecologico. La preoccupazione principale riguarda l'erosione del suolo nelle colline che uniscono Conegliano e Valdobbiadene. Una ricerca dell'Università di Padova suggerisce che i vitigni di Prosecco creino un'erosione del terreno circa undici volte superiore alla media nazionale. Tuttavia, è importante sottolineare che questa ricerca è ancora sottoposta a peer review. Inoltre, gli esperti indicano che interventi mirati, come l'impianto di siepi e la destinazione a prato di piccole porzioni territoriali, potrebbero mitigare significativamente i rischi per la tenuta collinare. Questo problema, del resto, non è esclusivo delle zone di produzione del Prosecco, ma è comune a molte aree ad alta produzione vinicola. Storicamente, tali problematiche tendono a risolversi con una naturale flessione del mercato una volta raggiunto il picco produttivo e con una crescente attenzione da parte dei produttori verso le tematiche ambientali, come già avvenuto in zone prestigiose come Champagne, Borgogna, Chianti e Langhe.

Il Mercato Britannico: Una Panoramica Dettagliata

L'interesse degli inglesi per il vino è una scoperta relativamente recente, ma che sta conquistando quote di mercato sempre maggiori. Negli ultimi dieci anni, il numero di bottiglie vendute nel Regno Unito è cresciuto del 183%, raggiungendo quota 373 milioni nel 2016, di cui 84 milioni di Prosecco (7,4 milioni solo di Prosecco Docg). Questa tendenza ha portato a un calo nel consumo di birra, passato da 35.642 migliaia di barili a 26.914 migliaia di barili in tredici anni. Nonostante un aumento della produzione vinicola locale, questa non è ancora sufficiente a compensare il calo. Il numero di produttori e i terreni coltivati a vite sono aumentati, portando la produzione a 5,9 milioni di bottiglie annue, un incremento del 31% dal 2015, ma ancora esiguo.

L'avvento della Brexit ha introdotto nuove incognite. Analisti prevedono un possibile aumento dei prezzi del vino importato (che rappresenta circa il 99% del consumo britannico) di circa il 22%, con un potenziale danno all'economia britannica di circa 1,8 miliardi di sterline. Tuttavia, il presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, Innocente Nardi, si mostra fiducioso, sottolineando come la libera circolazione delle merci nell'UE abbia contribuito al successo del Prosecco, ma anche evidenziando come le accise sugli spumanti rappresentino un vincolo significativo. Nonostante i timori legati alla Brexit, i britannici continuano a preferire le bollicine italiane, tanto che, secondo un sondaggio della federazione dei consumatori inglesi, gli spumanti si collocano al secondo posto tra i prodotti a cui il Regno Unito non vorrebbe rinunciare post-Brexit.

Grafico: Esportazioni di Prosecco verso il Regno Unito (in milioni di bottiglie)

Dati e Tendenze: Il Prosecco al Vertice dell'Export Agroalimentare

Il settore agroalimentare italiano nel Regno Unito ha raggiunto un record storico di 4,2 miliardi di euro nel 2022. Le esportazioni di vino hanno sfiorato gli 812 milioni di euro (+9% rispetto all'anno precedente), con il Prosecco che pesa per quasi la metà del valore totale delle bottiglie finite sulle tavole d'Oltremanica. A seguire, si posizionano le salse e conserve di pomodoro (328 milioni), i formaggi (321 milioni), frutta e verdura (267 milioni), conserve di verdura e ortaggi (145 milioni) e marmellate (80 milioni).

La corsa degli spumanti made in Italy nei primi tre mercati mondiali continua, mentre quella dei vini fermi si arresta. Nel Regno Unito, la "Prosecco-mania" è inarrestabile: la bollicina veneto-friulana ha superato le vendite in valore di tutti i vini fermi italiani messi assieme nel primo quadrimestre dell'anno, registrando una crescita del 127% a valore e del 74% a volume rispetto all'anno precedente. Questo risultato, considerato anche i ri-export dal Belgio, è senza precedenti.

L'analisi di Unione Italiana Vini, basata sui dati doganali delle importazioni di vino imbottigliato nei principali mercati mondiali (USA, Germania e Regno Unito), restituisce un quadro a luci e ombre. Il primo quadrimestre si chiude con un calo generale dell'1% in valore e un più marcato -4,1% a volume. Negli Stati Uniti, i volumi imbottigliati registrano un decremento per i vini fermi (-2%) ma un nuovo balzo per gli sparkling (+12%). In Germania, si osserva un calo sia per i vini fermi (-18%) che per gli sparkling (-12%). Il Regno Unito, invece, mostra un calo per i vini fermi (-8%) ma un significativo aumento per gli spumanti (+35%).

Il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi, ha commentato la situazione, ritenendo improbabile replicare le performance eccezionali del 2021. L'attuale congiuntura, caratterizzata da tensioni sui costi energetici e delle materie prime, acuita dall'inflazione, impatta mediamente sulle imprese italiane per un aumento del 20-30% sul costo del prodotto finito.

Il Regno Unito: Un Mercato Chiave per il Vino Globale e Italiano

Il Regno Unito si conferma uno dei mercati più importanti per il commercio globale del vino, con oltre 1,6 miliardi di bottiglie importate nel 2023. Il vino italiano gode di un appeal crescente, come dimostrato da eventi dedicati alle prestigiose etichette dell'Istituto Grandi Marchi, che hanno visto la partecipazione di oltre 200 operatori del trade. Londra, in particolare, è considerata una vetrina straordinaria per tutto ciò che evoca stile, pregio ed esclusività.

Nel 2023, il settore dei vini e delle bevande alcoliche nel Regno Unito ha registrato un valore di 23,7 miliardi di sterline, con un aumento del 3% rispetto ai valori pre-pandemici. Tuttavia, i volumi di vendita sono diminuiti del 6% rispetto al 2019. Questo calo è riconducibile a diversi fattori, tra cui una crescente tendenza a consumare meno alcol e un aumento del valore del vino fermo dovuto alle modifiche delle accise. L'inflazione dell'alcol, inoltre, è il doppio dell'inflazione complessiva.

Le esportazioni di vino italiano nei primi tre mesi del 2024 hanno visto la Gran Bretagna importare per 170,7 milioni di euro, con un incoraggiante +7,8% su base annua. I vini italiani e neozelandesi sono stati gli unici tra i primi dieci Paesi a registrare una crescita del volume nel 2023, rispettivamente del 5% e 6%.

Nel 2023, il vino italiano ha raggiunto un valore di 753,4 milioni di sterline nel Regno Unito, stabile rispetto al 2022, posizionandosi al secondo posto dietro la Francia. L'Italia guida per volumi con 236,5 milioni di litri, anche se in calo dell'8,8% rispetto all'anno precedente. Per quanto riguarda i vini fermi, nel 2023 hanno raggiunto quota 391,5 milioni di sterline, sui livelli del 2022.

Tra le regioni italiane, il Veneto si distingue per i vini bianchi, con 49,2 milioni di sterline in valore (+6%) e 22,6 milioni di litri importati (-5,49%). Tra i rossi, la Toscana si conferma leader con 48,2 milioni di sterline in valore (+3%) e 6,2 milioni di litri (-6,84%). Il Veneto, pur registrando un calo quantitativo nei rossi, cresce in valore. Il Piemonte si posiziona dietro la Toscana in valore, mentre la Sicilia mostra una crescita in valore nonostante un calo dei volumi.

L'Italian Trade Agency individua due tipologie di operatori economici che importano vino dall'Italia: le società focalizzate su produzioni tipiche italiane e quelle che trattano vini da più Paesi. La maggioranza delle vendite di vino avviene tramite i punti vendita al dettaglio (off-trade), mentre la restante parte è venduta da bar, ristoranti e alberghi (on-trade). Il 95% dei consumatori ricorre regolarmente all'acquisto nella grande distribuzione. La crescente disintermediazione spinge molti operatori a entrare nel commercio online, mentre i nuovi distributori puntano su una forte caratterizzazione geografica o settoriale. Per gli importatori e i buyer della grande distribuzione, prevale l'esigenza di vini che garantiscano un'elevata rotazione e rispondano rapidamente ai gusti emergenti del mercato.

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