Marco Stefanini: Innovazione e Sostenibilità nel Cuore della Viticoltura Italiana

Il mondo del vino, da sempre intrecciato con la tradizione e il legame indissolubile con il terroir, sta attraversando una fase di profonda trasformazione. In questo scenario, la figura di Marco Stefanini emerge come un protagonista chiave, un visionario che coniuga un'approfondita conoscenza agronomica ed enologica con un impegno incrollabile verso la sostenibilità e l'innovazione. Dalla sua posizione di rilievo presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige, Stefanini sta guidando la ricerca e lo sviluppo di nuove varietà di vite, note come PIWI, destinate a ridefinire il futuro della viticoltura italiana ed europea.

Le Radici dell'Eccellenza: La Famiglia Petricci e la Val di Cornia

L'impegno di Marco Stefanini per l'innovazione si inserisce in un contesto vitivinicolo di lunga tradizione. Nel Comune di Suvereto, un antico centro medievale incastonato nella Val di Cornia, la famiglia Petricci ha gettato le basi per un'esperienza vitivinicola di prim'ordine sin dall'inizio del secolo scorso. La passione e la grande professionalità dell'enologo Marco Stefanini hanno accompagnato Pietro, Marilena e i loro figli nel produrre vini di eccellente qualità. Oggi, l'Azienda Petricci e Del Pianta vanta 22 ettari di superficie, di cui 11 a vigneto allevato a cordone speronato, affiancati da circa 1.000 piante di olivo. La loro filosofia aziendale abbraccia ogni singola fase, dalla gestione del vigneto e della cantina fino alla promozione e vendita dei prodotti. Il riconoscimento di questa dedizione è giunto con la Medaglia d'Oro ottenuta al Concorso Enologico Internazionale delle Città del Vino per lo Stillo 2017 Aleatico Passito DOC Val di Cornia (Aleatico 100%) e il Buca Di Cleonte 2017 DOCG Suvereto (Sangiovese 100%). Lo Stillo 2017, in particolare, è il risultato di un sapiente appassimento su stuoie in ambiente ombreggiato e ben ventilato, con una separazione completamente manuale dell'acino dal raspo e una fermentazione in caratelli, testimoniando un approccio artigianale e meticoloso.

Vigneto in Val di Cornia

La Ricerca di Frontiera: La Fondazione Edmund Mach e le Uve PIWI

Il cuore pulsante dell'innovazione guidata da Marco Stefanini è la Fondazione Edmund Mach (FEM) di San Michele all'Adige, un'eccellenza nel settore dell'ibridazione e della sperimentazione di nuove varietà di vite. Qui, Stefanini, laureato in Scienze Agrarie e abilitato alla professione di Agronomo ed Enologo, coordina l'Unità di Genetica e Miglioramento Genetico della Vite. La sua carriera, iniziata nel 1985 presso l'Istituto Agrario e proseguita dal 2008 alla FEM, è costellata da un'intensa attività di ricerca nel campo del miglioramento genetico, attraverso il breeding e la selezione clonale, con un focus particolare sulla resistenza agli stress biotici ed abiotici e sulle interazioni genotipo-ambiente.

Laboratorio di genetica della vite alla Fondazione Mach

Le varietà PIWI (acronimo di "pilzwiderstandsfähig", ovvero "resistenti ai funghi") rappresentano la frontiera della viticoltura sostenibile. Questi vitigni, frutto di incroci tra le resistenti viti americane e le pregiate varietà europee (Vitis vinifera), sono geneticamente predisposti a resistere alle principali malattie fungine, come peronospora e oidio. Tale resistenza intrinseca si traduce in una drastica riduzione, fino al 70%, della necessità di trattamenti fitosanitari. Questo non solo diminuisce l'impatto ambientale, ma riduce anche l'uso di gasolio per i trattori, la compattazione del suolo e i rischi per gli operatori.

L'incrocio di varietà come il Verdicchio, il Pecorino e il Montepulciano con genotipi di Vitis vinifera dotati di resistenza a oidio e peronospora è un esempio concreto del lavoro svolto nei progetti di ricerca, come quello in corso con l'ASSAM nelle Marche. Questi incroci mirano a creare nuove varietà che mantengano le qualità organolettiche delle uve tradizionali, integrando al contempo una maggiore resilienza.

Oltre la Resistenza: Qualità Organolettica e Potenziale Enologico

Un aspetto cruciale della ricerca di Marco Stefanini e del suo team è la dimostrazione che le varietà PIWI non sono solo sostenibili, ma capaci di produrre vini di alta qualità. Le degustazioni di microvinificazioni, come quelle tenutesi presso la Fondazione Mach in collaborazione con Civit (Consorzio Innovazione Vite) di Trento, hanno messo in luce il potenziale enologico di queste nuove uve. Durante questi eventi, vengono presentati dati agronomici dettagliati e analisi di laboratorio, permettendo una valutazione tecnica approfondita.

Sai riconoscere un buon vino? La sfida degli esperti

Le 12 microvinificazioni della vendemmia 2022, che includevano sia uve a bacca bianca (Palma, Charvir, Valnosia, Sauvignier Gris) che a bacca rossa (Nermantis, Termantis, e altre ancora in codice), hanno sorpreso per la loro pulizia, nitore e complessità aromatica. I vini, vinificati con lieviti neutri e senza particolari aggiunte, hanno evidenziato la purezza varietale e la capacità di riflettere il terroir d'origine. In particolare, i vini a bacca rossa hanno dimostrato di poter dare vita a espressioni di alto livello, superando il pregiudizio che la resistenza potesse compromettere la qualità.

Il fascino di poter testare le varietà "nude", senza l'influenza di interpretazioni personali o di specifici terroir, si è rivelato un'occasione di grande crescita per gli assaggiatori professionisti. La gioia di constatare la qualità emergente, anche da semplici microvinificazioni, evoca l'immagine di una "nursery piena di bimbi appena nati", commovente e bellissima, in attesa di trovare la loro dimora appropriata per amplificare le potenzialità.

Sfide e Opportunità: L'Adozione delle Varietà PIWI in Italia

Nonostante i progressi scientifici e i risultati promettenti, l'adozione delle varietà PIWI in Italia incontra ancora degli ostacoli. Uno dei principali è la resistenza normativa e culturale. Le attuali normative, come il Testo unico della vite e del vino, pongono restrizioni sull'uso di vitigni non Vitis vinifera al 100% nelle denominazioni di origine controllata (DOC). Questo scoglio impedisce agli organi preposti di inserire le varietà resistenti nei disciplinari di produzione, limitandone la diffusione.

Marco Stefanini, anche presidente dell'associazione PIWI Italia (formalmente costituita il 12 gennaio 2024), sottolinea come i concetti di sostenibilità e innovazione non siano ancora di dominio culturale comune. Molti faticano ad abbandonare l'idea di un rapporto indissolubile tra vitigno e terroir, ignorando che il clima, un fattore fondamentale del terroir, è in continua evoluzione.

Tuttavia, il movimento PIWI sta guadagnando terreno. In Italia, la Fondazione Mach e il gruppo dell'Università di Udine con VCR (Vivaio più grande al mondo) sono i principali centri di breeding dedicati a questo campo. L'associazione PIWI Italia, che conta già oltre 250 produttori affiliati, lavora per sensibilizzare addetti ai lavori e opinione pubblica, promuovere lo scambio di conoscenze e fare pressione a livello politico per l'aggiornamento del Registro nazionale delle varietà di vite.

Le regioni del Nord Italia, in particolare il Veneto, mostrano un interesse crescente, anche a causa della maggiore esposizione alle malattie fungine dovuta al clima più umido. Mentre al centro e al sud i nuovi vitigni sono ancora al di fuori degli elenchi autorizzati per la vinificazione, si stanno aprendo nuove prospettive. L'Europa, infatti, ha consentito l'inserimento di queste varietà anche nelle denominazioni d'origine, una strada che l'Italia sta ancora faticando a percorrere appieno.

Il Futuro Sostenibile della Viticoltura: Una Visione di Marco Stefanini

La visione di Marco Stefanini va oltre la semplice sostituzione di varietà tradizionali. Egli promuove un approccio olistico alla viticoltura, dove la sostenibilità ambientale, sociale ed economica è al centro. Le varietà PIWI, con la loro ridotta necessità di trattamenti, rappresentano un tassello fondamentale in questo percorso.

L'impatto ambientale della viticoltura tradizionale è significativo: nonostante occupi solo il 3% della superficie agricola utilizzata nell'UE, richiede il 65% dei fungicidi impiegati in agricoltura. L'introduzione delle PIWI può invertire questa tendenza, riducendo drasticamente l'uso di pesticidi e l'impatto sull'ecosistema del suolo.

Grafico sull'impatto ambientale della viticoltura tradizionale vs. PIWI

Stefanini è fermamente convinto che il futuro della viticoltura risieda nell'innovazione genetica e nell'adattamento ai cambiamenti climatici. "L'opportunità che ha la viticoltura sia quella di andare verso qualcosa di nuovo, che possa rendere la vita e la coltivazione più sostenibile," afferma. L'obiettivo è offrire ai viticoltori alternative efficaci che garantiscano la prosperità del settore nel rispetto del pianeta.

La ricerca di varietà che si adattino meglio alle nuove condizioni climatiche, la valorizzazione delle potenzialità varietali attraverso tecniche enologiche innovative e la promozione di un dialogo costruttivo tra ricerca, produttori e consumatori sono i pilastri su cui Marco Stefanini sta costruendo il futuro del vino italiano. Un futuro che non rinnega il passato, ma lo integra con la saggezza dell'innovazione per un domani più sostenibile e qualitativamente elevato.

L'Importanza della Comunicazione e dell'Educazione

Un aspetto fondamentale nella diffusione delle varietà PIWI, secondo Marco Stefanini, è la comunicazione e l'educazione. L'associazione PIWI Italia e iniziative come il ciclo di conferenze e degustazioni organizzato da Vino Sapiens mirano a colmare il divario informativo, fornendo a giornalisti, sommelier, divulgatori, ristoratori, buyer, enologi, tecnici ed esperti del settore gli strumenti per comprendere appieno i benefici e il potenziale di questi vitigni.

La rassegna dedicata esclusivamente ai vini prodotti da piante resistenti o tolleranti alle malattie, giunta alla quarta edizione, ha raggiunto un totale di 148 etichette, dimostrando un interesse crescente. L'intento è diffondere un'informazione accurata, sfatando il mito che i vini PIWI siano erroneamente associati a quelli vinificati in anfora o privi di solforosa.

Etichette di vini PIWI

La masterclass "Dal racconto alla degustazione", tenuta da Stefanini stesso, ha illustrato gli straordinari risultati della ricerca sulle "varietà resistenti", dai primi tentativi di incroci alla recente iscrizione all'albo delle varietà adatte alla vinificazione di nuovi vitigni di brevetto tutto italiano. La degustazione alla cieca di sette etichette, tra uve da varietà resistenti e uve tradizionali, ha permesso di verificare senza pregiudizi il livello qualitativo raggiunto da queste vinificazioni, ormai non più sperimentali ma sempre più ricercate dal mercato.

Il messaggio è chiaro: le varietà PIWI sono il presente e il futuro della viticoltura, capaci di offrire vini di alta qualità in modo sostenibile. L'impegno di Marco Stefanini e di tutti gli attori coinvolti è fondamentale per guidare questa transizione e garantire un futuro prospero e rispettoso dell'ambiente per il settore vitivinicolo.

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