Massimo Cantini Parrini, il rinomato costumista fiorentino, si trova nuovamente al centro dell'attenzione cinematografica internazionale, forte di una seconda candidatura all'Oscar per il suo lavoro nel film "Cyrano". Questo riconoscimento, giunto alla vigilia dell'uscita del film nelle sale italiane e a pochi giorni dalla cerimonia degli Academy Awards, celebra un artista che ha saputo trasformare la materia tessile in vera e propria narrazione, infondendo vita e significato anche nell'uniforme di un soldato. Il suo percorso, iniziato tra i fili e gli aghi della nonna sarta a Firenze, è una testimonianza di passione viscerale, studio meticoloso e una capacità unica di attingere al passato per creare visioni audaci e libere, destinate a stupire e commuovere il pubblico.
Le Radici: La Nonna Sarta e la Magia del Tessuto
La genesi della passione di Massimo Cantini Parrini per il mondo del costume affonda le sue radici nell'infanzia, trascorsa nel laboratorio di sartoria della nonna materna a Firenze. Era lì, tra stoffe scintillanti e il profumo di ago e filo, che il giovane Massimo scoprì la magia della trasformazione: il tessuto, da semplice materia bidimensionale, prendeva vita, plasmato dalla creatività e dall'abilità manuale. "Ai miei occhi era una magia la sua capacità di srotolare un tessuto e trasformarlo in un abito," racconta, evocando un tempo in cui, invece di giocare con le macchinine, era attratto da tutto ciò che scintillava. Questa precocità nella fascinazione per l'abbigliamento si tradusse in una curiosità antropologica per l'indumento, inteso non solo come copertura, ma come "seconda pelle dell'essere umano, un'espressione della cultura e della società, che rimanda ad altro, come l’architettura e la pittura." La nonna, con la sua saggezza e la sua arte, gli lasciava "carta bianca", permettendogli di toccare i tessuti e cucire al suo fianco, alimentando così un amore per la moda che non si è mai spento.

La Formazione: Tra Maestri e Archivi
Il percorso formativo di Cantini Parrini è segnato dall'incontro con figure cruciali e dall'immersione in archivi storici. Dopo aver appreso i rudimenti del mestiere dalla nonna, ha proseguito gli studi presso la Sartoria Tirelli, un luogo leggendario nel panorama della moda e del cinema, dove ha avuto l'opportunità di affiancare maestri del calibro di Piero Tosi. Quest'ultimo, in particolare, è descritto come un mentore fondamentale, capace di trasmettere non solo la tecnica, ma anche una profonda comprensione del costume come linguaggio visivo. Tosi riconobbe precocemente il talento di Cantini Parrini, accogliendolo come allievo e pupillo, e spingendolo verso una dedizione quasi archeologica alla materia. La sua formazione si è arricchita anche attraverso gli studi al Polimoda e la laurea in Cultura e Stilismo della Moda all'Università degli Studi di Firenze, percorsi che gli hanno fornito una solida base teorica e una visione ampia del settore.
La sua ricerca stilistica affonda le radici nel passato, con una predilezione per i musei come rifugio e fonte d'ispirazione. La Galleria d'arte moderna a Roma è uno dei suoi luoghi del cuore, dove cerca di "creare una visione diversa e libera, partire dalle regole per poi stravolgerle, come faceva Picasso." Questa attitudine a decostruire e reinventare il passato è una cifra stilistica distintiva del suo lavoro, che mira a infondere nuova vita a epoche e stili consolidati.
Il Ruolo del Costumista
L'Arte del Costume Cinematografico: Oltre la Semplice Rappresentazione
Per Massimo Cantini Parrini, il costume cinematografico è molto più di una semplice rappresentazione storica o estetica; è uno strumento potente per la narrazione, capace di rivelare il mondo interiore dei personaggi e di comunicare emozioni profonde al pubblico. "Il costume in un film è importante perché vestiamo dei personaggi che devono arrivare al pubblico nel modo più limpido possibile," afferma, sottolineando come ogni dettaglio, anche il più apparentemente minimo, possa racchiudere l'essenza di un individuo.
La sua filosofia si discosta dalla mera riproduzione filologica, puntando invece a creare "qualcosa di sospeso nel tempo, capace di sorprendere." Questo approccio si manifesta nella sua capacità di rendere indimenticabile persino lo stile di personaggi che compaiono sullo schermo per pochi secondi, come nel caso delle due suore nel film "Cyrano". La chiave, spiega, è "creare qualcosa di sospeso nel tempo, capace di sorprendere." Come "storico del costume, quasi un archeologo della moda," con una collezione personale di oltre quattromila abiti storici, Cantini Parrini è fermamente convinto che "noi siamo fatti di quello che indossiamo e non solo di ciò che mangiamo: il corpo racconta la persona."
Nel suo lavoro su "Cyrano", ad esempio, ha scelto di non rappresentare il Settecento classico con pizzi e ricami, ma di optare per tessuti lisci e, per la prima volta, di eliminare i gioielli per ottenere un effetto di "pulizia e assenza". Le uniformi dei soldati sono state realizzate in lino per conferire leggerezza e agilità, arricchite da bottoni che ne permettevano la trasformazione in "dieci combinazioni diverse", quasi per farli "volare come libellule". Per gli altri personaggi, l'ispirazione è venuta dagli acquerelli, con un uso dell'organza per creare costumi trasparenti, con busti a vista e doppi colori, in un'ottica di "rarefazione che lasciasse intravedere l'anima" e conferisse modernità al racconto attraverso un "guardaroba destrutturato" che evitasse "compostezza e rigidità".

La Collezione Personale: Un Tesoro di Memorie e Ispirazioni
La passione di Massimo Cantini Parrini per il costume si estende ben oltre il set. Possiede una vasta collezione personale, composta da oltre 4.500 costumi originali d'epoca e 10.000 accessori vintage, che spaziano dal 1630 agli inizi degli anni 2000. Questa collezione, custodita in un archivio tra Firenze e Roma, non è solo un tesoro di pezzi storici, ma una vera e propria fonte inesauribile di ispirazione. "Ho accumulato in principio un bagaglio familiare, raccogliendo pezzi dai guardaroba dei parenti e suggendo l'essenza memoriale delle stoffe, dei tagli, delle cuciture," racconta.
Il suo approccio da collezionista è quasi archeologico, una "recherche proustiana del tempo perduto nelle trame di un pizzo nuziale, di un vestito della domenica." Ha vissuto un'epoca in cui il vintage non aveva ancora raggiunto il suo valore economico attuale, permettendogli di scovare tesori nascosti in mercatini, sfidando la sofferenza di desiderare qualcosa che poi sarebbe stato acquistato da altri. Questa sua attitudine a preservare e studiare il passato è fondamentale per il suo lavoro, poiché "solo con la conoscenza puoi stravolgere la materia che stai trattando."
Riconoscimenti e Prospettive Future: Tra Oscar e Nuovi Orizzonti
La carriera di Massimo Cantini Parrini è costellata di prestigiosi riconoscimenti, tra cui spiccano due candidature all'Oscar per "Pinocchio" (2019) e "Cyrano" (2021), oltre a numerosi David di Donatello, Nastri d'Argento e un European Film Award. Nonostante questi successi, l'artista mantiene un approccio umile e critico verso il proprio lavoro. "Sono talmente ipercritico sul mio lavoro che, una volta finito il set, rifarei tutto da capo," confessa, rivelando un'incessante ricerca della perfezione.
Il sogno non è tanto stringere in mano una statuetta dorata, quanto "arrivare al cuore del pubblico, sentire qualcuno dire che indosserebbe i miei costumi nella vita quotidiana." I riconoscimenti degli addetti ai lavori sono visti come una preziosa conferma del valore del suo operato.
Guardando al futuro, Cantini Parrini esprime il desiderio di "realizzare un film nel futuro," esplorando un domani ancora ignoto e forse "ingenuamente positivo." La sua ambizione è quella di creare il "guardaroba del prossimo millennio," immaginando come l'abbigliamento potrà evolversi e interagire con le sfide e le innovazioni che ci attendono.
Un Artista Consapevole e Umanamente Vicino
Nonostante il successo internazionale, Massimo Cantini Parrini conserva un'umanità disarmante. Viaggia in metropolitana, si ferma a chiacchierare con gli studenti, mantenendo un legame profondo con le sue origini e con il mondo del cinema e della moda. La sua capacità di dialogare con i registi, di comprendere le esigenze degli attori e di tradurre la propria visione in un lavoro di squadra, lo rende un artista completo e apprezzato.
La sua formazione, la sua passione viscerale, la sua profonda conoscenza storica e la sua audacia creativa si fondono in un percorso artistico che continua a stupire e ispirare, dimostrando come il costume, nelle mani di un vero maestro, possa diventare un potente mezzo di espressione e un ponte tra il passato, il presente e il futuro.
