Il Refosco, un nome che evoca antiche tradizioni e la ricchezza del territorio friulano, rappresenta un capitolo affascinante nella storia enologica italiana. Un tempo diffuso capillarmente nella regione, questo vitigno autoctono ha visto la sua presenza concentrarsi negli anni sulle dolci colline orientali del Friuli, in particolare nei comuni di Faedis, Povoletto e Nimis. La sua storia è un intreccio di identità varietale, sfide qualitative e una crescente consapevolezza tra produttori e appassionati, desiderosi di vederne risplendere il potenziale.

Identità e Parentela: Un Mosaico di Refoschi
Il Refosco nostrano, noto anche come Refosco di Faedis, occupa un posto d'onore tra le varietà fondanti del patrimonio viticolo autoctono del Friuli Venezia Giulia. La sua parentela genetica si estende a numerosi rappresentanti della famiglia dei Refoschi, tra cui il Berzamino, il Tazzelenghe, il Refosco di Rauscedo e il Refosco Bianco. Non solo, ma intrattiene legami anche con vitigni meno diffusi come la Coneute e la Polposa. Le analisi genetiche suggeriscono inoltre una possibile parentela con vitigni di fama nazionale, ipotizzando una figura paterna che lo renderebbe "fratellastro" non solo del Refosco dal Peduncolo Rosso, ma anche di varietà insospettabili quali il Nebbiolo, il Teroldego e il Marzemino.
È importante notare una certa confusione nell'identificazione di questo vitigno. Nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, il termine "Refoscone" viene erroneamente accostato al Refosco nostrano (sinonimo di Refosco di Faedis). Tuttavia, nell'area di Nimis, "Refoscone" è sinonimo di Berzamino, suggerendo una possibile storpiatura storica nell'attribuire lo stesso sinonimo al Refosco di Faedis. Questa distinzione, seppur tecnica, è fondamentale per comprendere appieno la diversità e l'unicità di ciascun biotipo.
Il Refosco di Faedis: Caratteristiche Organolettiche e Potenziale di Invecchiamento
I vini derivati dal Refosco di Faedis si distinguono per una colorazione di media intensità, caratterizzata da vibranti toni rossi e sfumature violacee che, con il passare del tempo e l'affinamento, evolvono verso eleganti riflessi granati. Al naso, il bouquet è un'ode alla complessità, offrendo un affascinante spettro di sensazioni che spaziano dalle note floreali - violetta, ciclamino e rosa canina - a quelle fruttate, con sentori di mora selvatica e piccoli frutti di bosco. L'invecchiamento aggiunge ulteriori dimensioni, facendo emergere note speziate, in particolare un distintivo aroma di caffè.
Al palato, il Refosco di Faedis si presenta asciutto, con una piacevole sensazione di calore e una spiccata sapidità. La sua caratteristica distintiva è una verticalità e una freschezza che si accompagnano a una struttura importante. Questa robustezza intrinseca rende l'affinamento in legno quasi un passaggio obbligato per esprimere appieno il suo potenziale, permettendo ai tannini di integrarsi e alle sfumature aromatiche di maturare.

Il Refosco dal Peduncolo Rosso: Un Vitigno per Amatori e la sua Valorizzazione
Il Refosco dal Peduncolo Rosso è un altro pilastro della viticoltura friulana, un vitigno che "un vitigno per amatori" è stato definito da Carlo Petrussi, figura di riferimento agronomica nella regione. Questa affermazione, scaturita da una conversazione informale, ha dato il via a un'iniziativa di confronto tra produttori, promossa da Slow Wine Friuli Venezia Giulia. L'obiettivo era riunire un tavolo di discussione per affrontare le sfide legate alla valorizzazione di questo intrigante, ma a volte incostante, vitigno rosso friulano.
È emerso chiaramente che, nonostante l'esistenza di prodotti di alta qualità, molte versioni imbottigliate non sono all'altezza del potenziale del Refosco dal Peduncolo Rosso, finendo per non rendere giustizia alla sua nobiltà. L'estate del 2015 ha riservato una vendemmia promettente, ma il Refosco è stato involontariamente messo in ombra, assente all'incontro tecnico regionale che precede le vendemmie, tenutosi proprio nel cuore delle sue terre d'elezione, e oggetto di tentativi di valorizzazione "goffi e incompleti" in altre sedi.
La degustazione del Refosco dal Peduncolo Rosso della linea classica Zorzettig
Un Tavolo di Confronto per la Rinascita del Refosco
L'incontro tra i produttori, ospitato da Ivan Uanetto della Trattoria Da Nando a Mortegliano, ha visto la partecipazione di nomi illustri come Giorgio Bertossi (Mulino delle Tolle), Mirko Degan (Meroi), Natale Favretto (Vigne del Malina), Lorenzo Mocchiutti (Vignai da Duline), Alberto Pelos (Renata Pizzulin), Enzo Pontoni (Miani) e Marco Sara e Francesco Tarlao. Guidati dalle premesse di Slow Wine e Carlo Petrussi, è emersa la necessità impellente di una rinascita basata su una solida base quantitativa e qualitativa per una reale valorizzazione del prodotto.
Il Refosco di qualità esiste, ma la sua produzione numericamente limitata non gli consente di raggiungere ampi pubblici, e anche gli esempi più noti faticano a catturare l'attenzione mediatica. La discontinuità qualitativa, purtroppo, ha spesso relegato questo vino ai margini dell'interesse degli appassionati. Tuttavia, un nutrito gruppo di produttori sensibili opera con dedizione verso una qualità che non sia speculativa, riconoscendo le generose doti quantitative del vitigno.
Le Strategie per un Refosco di Eccellenza
Dalla discussione sono emerse considerazioni chiave per elevare la qualità del Refosco:
- Evitare le Note Verdi e il "Locale": È fondamentale eliminare le note verdi indesiderate, derivanti da imprecisioni in vigna o in vinificazione, e rifiutare quel gusto definito "locale" che non corrisponde a tipicità. Un Refosco rustico, difettato e incentrato su note vegetali non può e non deve più essere definito tipico.
- Equilibrio Produttivo e Legame col Terroir: La ricerca dell'equilibrio produttivo deve partire da terreni poveri, limitando le concimazioni. Questo permetterà al vitigno di diventare un vero interprete del suolo e del territorio.
- Selezione Clonale e Terreni Vocati: In caso di futuri reimpianti, si dovrebbero ricercare e selezionare cloni qualitativi con una maggiore capacità di sintesi del terroir. I terreni ideali sarebbero quelli di medio impasto, con una componente argillosa e sabbiosa, preferibilmente non marnosi, con la presenza di terre rosse. In pianura, terreni con pH basso sono da preferire. La potatura dovrebbe essere corta, ma non esasperata, con 5-6 gemme per pianta.
Vinificazione e Maturazione: Passaggi Cruciali
Enzo Pontoni sottolinea l'importanza di un risultato finale che esprima un carattere speziato, una qualità ben presente nei campioni assaggiati durante la discussione. L'utilizzo esclusivo di lieviti indigeni nella vinificazione è caldamente consigliato per permettere una maggiore espressione del carattere varietale. Da evitare categoricamente, come concordato da tutti, sono i sentori animali, indice di riduzioni indesiderate.
L'andamento climatico gioca un ruolo significativo. Temperature basse e climi freschi favoriscono la maturazione del Refosco, uva dal carattere "selvatico". Il vitigno non ama la siccità e gli stress idrici elevati, sopportando ancora meno le alte temperature. Il suo ritmo di maturazione, spesso tardivo, richiede attenzioni particolari a causa del suo carattere ribelle e "anarchico". Nelle zone più settentrionali della regione, annate troppo fresche possono penalizzare la maturazione. La discussione sulle esposizioni fogliari è ancora aperta, con la necessità di scambi di idee ed esperienze. È certa invece la considerazione che il Refosco possieda una buccia delicata, con pochi tannini, e che non tolleri le scottature. L'eterogeneità dei grappoli, pur aumentando la complessità e la variabilità del prodotto, rende più complessa la definizione dei giusti tempi di vendemmia.
Natale Favretto, con la sua esperienza anche fuori dai confini regionali, predilige la vinificazione a tino aperto, evitando l'acciaio per una vinificazione di qualità. Questa opinione è ampiamente condivisa, con l'accortezza di mantenere basse le temperature di fermentazione per concentrarsi sulla cinetica del processo. La macerazione, secondo la maggior parte dei presenti, non dovrebbe eccedere i 20 giorni. La messa in commercio deve avvenire nei tempi corretti: i terreni vocati, come le terre bianche, necessitano di tempo per far emergere la lunghezza e la profondità del sorso.

Il Refosco di Qualità: Eleganza e Austerità
Durante gli assaggi, i campioni di Refosco di qualità hanno rivelato le caratteristiche attese: un colore che richiama la nota definita "Sangue di Lepre" (dal Bullettino del 1886). Il Refosco di qualità si presenta come un vino austero, con un olfatto caratterizzato da un timbro speziato e floreale, un corpo ben definito e un centro-bocca che evoca diverse tipologie di ciliegie, marasche e amarene. Quando l'uva, proveniente da produzioni non eccessivamente ridotte, non subisce appassimenti o surmaturazioni e la vinificazione avviene senza l'ausilio dell'acciaio, la potenza del Refosco lascia spazio all'eleganza e a un carattere "aristocratico", con un finale secco, ideale per l'abbinamento con la selvaggina.
Una Versatilità da Esplorare
Il Refosco, come vitigno, si presta a diverse interpretazioni. La cantina Perusini propone etichette fermentate in acciaio e affinate per sei mesi in botti di rovere, con un colore rosso rubino intenso e riflessi purpurei, un profumo complesso con sentori di amarena, prugna e note di legno d’acero e spezie dolci. Al gusto, si presenta strutturato, con tannini integrati e una persistente nota fruttata.
I vini Refosco della cantina Tenuta Luisa, dopo un affinamento in rovere di ventiquattro mesi e un ulteriore periodo in bottiglia, mostrano un colore rosso granato tendente al violaceo, un profumo intenso con sentori di mora selvatica e sottobosco. Si consiglia l'abbinamento con selvaggina da piuma, carni rosse, arrosti e formaggi stagionati. La temperatura di servizio ideale, 18 °C in ampi calici, esalta profumi e note dolci e fruttate.
Il Rischio della Capitolazione e la Speranza di un Futuro
Nonostante la qualità intrinseca del vitigno e l'impegno di molti produttori, esiste il rischio concreto che, in assenza di numeri e obiettivi produttivi chiari, si verifichi la "capitolazione" della varietà. Questo pericolo incombe sia sui vini prodotti nel medio-alto Friuli, in particolare nei Colli Orientali, sia nel bacino storico della Bassa friulana. La passione e la dedizione dei singoli non bastano a garantire la sopravvivenza e la prosperità di un vitigno se non supportate da una strategia condivisa e da un impegno collettivo verso la sua valorizzazione. Il Refosco, con la sua storia millenaria e il suo potenziale inespresso, merita di essere riscoperto e celebrato per quello che è: un tesoro enologico del Friuli Venezia Giulia, capace di regalare emozioni uniche a chi sa ascoltarne la voce.