Il sake, conosciuto in Giappone come nihonshu (日本酒, letteralmente "bevanda alcolica giapponese"), è una bevanda alcolica che sta rapidamente guadagnando terreno nel panorama internazionale. Lontano dall'essere un semplice liquore o distillato, il sake è un fermentato di riso, posizionandosi in una interessante via di mezzo tra la birra e il vino. Un tempo una rarità al di fuori dei confini nipponici, questa bevanda è oggi una prelibatezza ricercata, capace di accompagnare un'ampia varietà di esperienze culinarie e celebrazioni.

Le Origini Millenarie: Tra Mito e Realtà
La storia del sake è avvolta da un velo di mistero, con diverse teorie che si contendono la paternità della sua invenzione. Una delle ipotesi più accreditate suggerisce che la pratica della fermentazione del riso abbia avuto origine in Cina, lungo il fiume Chang Jiang, intorno al quinto millennio a.C., per poi diffondersi in Giappone. Un'altra corrente di pensiero fa risalire la nascita del sake al Giappone del III secolo d.C., in concomitanza con l'introduzione della coltivazione del riso in umido. In quel periodo, la combinazione di acqua e riso avrebbe favorito la proliferazione di muffe e l'innesco della fermentazione.
Un metodo ancestrale, descritto in alcune teorie, prevedeva l'uso della saliva umana per avviare il processo. Gli enzimi presenti nella saliva avrebbero agito sulla saccarificazione degli amidi del riso, trasformandoli in zuccheri fermentabili. Questo dolce miscuglio veniva poi arricchito con grano appena cotto, permettendo una fermentazione spontanea. Si narra che il miglior sake prodotto con questa tecnica derivasse da giovani ragazze vergini, e un comportamento simile, volto a introdurre enzimi per la trasformazione, era utilizzato anche in Brasile, Bolivia, Perù ed Ecuador per produrre la chicha, una bevanda alcolica a base di mais.
È probabile che questa forma primordiale di sake avesse un basso contenuto alcolico e fosse consumata quasi come un porridge. Questo metodo di fermentazione, che sfruttava gli enzimi della saliva, è stato adottato anche dai nativi americani per la produzione di bevande come il cauim e il pulque.
L'Evoluzione Tecnologica: Dalla Saliva al Koji
Secoli dopo, intorno all'VIII secolo, il vino di riso, noto come mǐ jǐu (米酒) in Cina, divenne popolare con una formula quasi identica a quella del futuro sake giapponese. La masticazione manuale dei chicchi di riso divenne gradualmente superflua con la scoperta del koji-kin (麹菌), ovvero l'Aspergillus oryzae. Questa muffa specializzata possiede enzimi capaci di convertire l'amido del riso in zuccheri, un processo fondamentale non solo per il sake, ma anche per la produzione di altri alimenti cardine della cultura asiatica come l'amazake, il miso, il nattō e la salsa di soia.
Il riso miscelato con il koji-kin prende il nome di kome-koji (米麹), o riso maltato. Successivamente, viene aggiunta una coltura di lievito, chiamata shubo (酒母), che trasforma gli zuccheri in etanolo, aumentando significativamente il contenuto alcolico del sake, che può variare dal 18% al 25% vol. Questo processo "istantaneo", in cui l'amido viene convertito in zucchero dal koji e gli zuccheri in alcol dal lievito, ha rappresentato una rivoluzione nella produzione.
La scoperta del koji-kin fu probabilmente accidentale. La fermentazione risultante produceva un sake simile a un porridge, ma senza la necessità della masticazione comunitaria, pur non offrendo inizialmente un sapore eccezionale. Tuttavia, l'effetto inebriante era sufficiente a stimolare l'interesse e la produzione, con una piccola parte della miscela che veniva conservata per avviare il lotto successivo.
Il Sake nell'Impero e la Nascita dell'Artigianato
Nel VII secolo a.C., l'influenza delle tecniche provenienti dalla Cina portò a un miglioramento della qualità del sake. La sua popolarità crebbe a tal punto che presso il palazzo imperiale di Kyōto, allora capitale del Giappone, venne istituito un organismo dedicato alla sua preparazione. Questo segnò la nascita dei produttori di sake a tempo pieno, artigiani che con la loro dedizione aprirono la strada a innumerevoli innovazioni tecniche.
Fu durante l'era Heian (794-1185) che vennero introdotte tre nuove fasi nel processo di fermentazione. Queste migliorie miravano ad aumentare ulteriormente il livello alcolico e a ridurre il rischio di inasprimento della bevanda. Nei successivi 500 anni, la qualità e le tecniche di produzione del sake continuarono a perfezionarsi. I produttori acquisirono la capacità di isolare il koji, garantendo una saccarificazione del riso più controllata e coerente.
Attraverso un meticoloso processo di osservazione, sperimentazione e correzione degli errori, si sviluppò anche una forma di pastorizzazione. Partite di sake che mostravano segni di inasprimento a causa di batteri durante i mesi estivi venivano riscaldate in serbatoi dopo essere state travasate dalle botti. Tuttavia, il sake pastorizzato in questo modo, tornando poi nelle botti infette, assumeva un sapore acido, compromettendo la sua qualità in autunno.

La Restaurazione Meiji e la Modernizzazione della Produzione
La Restaurazione Meiji segnò un punto di svolta con l'emanazione di leggi che permettevano a chiunque avesse le capacità economiche e le conoscenze pratiche di aprire e gestire una fabbrica di sake. In un solo anno, nacquero circa 30.000 di queste strutture in tutto il paese. Tuttavia, nel corso degli anni, il governo introdusse una tassazione sempre più onerosa sull'industria del sake, portando a una graduale riduzione del numero di fabbriche a circa 8.000. La maggior parte delle aziende che prosperarono in questo periodo apparteneva a ricchi proprietari terrieri, che trovavano nel sake un modo per valorizzare le eccedenze di riso.
Il XX secolo vide progressi tecnologici significativi nella produzione del sake. Nel 1904 fu inaugurato l'istituto governativo per la ricerca sulla produzione del sake, e nel 1907 si tenne il primo concorso di degustazione. Vennero isolate varietà specifiche di lieviti con proprietà desiderate, e fecero la loro comparsa serbatoi in acciaio smaltato. Il governo incoraggiò l'uso di questi serbatoi, considerati più igienici e durevoli rispetto alle botti di legno, che potevano ospitare batteri. La ragione principale di questa promozione, tuttavia, era di natura fiscale: il legno delle botti assorbiva una quantità significativa di sake (circa il 3%) che altrimenti sarebbe stata tassata. Questo segnò la fine dell'era delle botti di legno e del cosiddetto "doboroku" (sake fatto in casa), una restrizione che persiste ancora oggi, nonostante le vendite di sake rappresentino solo una piccola frazione delle entrate governative.
Le Guerre Mondiali e l'Adattamento Necessario
La Seconda Guerra Mondiale inflisse un duro colpo all'industria del sake. Il governo limitò drasticamente l'uso del riso per la produzione di bevande alcoliche, destinando la maggior parte dei raccolti al sostentamento delle truppe. Questo, unito ad altre problematiche, portò alla chiusura di migliaia di aziende in tutto il Giappone.
Per superare la crisi e mantenere in vita l'industria, fu permesso di aggiungere piccole dosi di alcol puro e glucosio alla miscela di riso. Questa tecnica, introdotta per aumentare la resa di prodotto, divenne la norma, e oggi circa il 95% del sake viene prodotto con questo metodo, un retaggio degli anni di guerra. Esistevano anche fabbriche in grado di produrre sake senza l'utilizzo di riso.
Il Dopoguerra e la Rinascita Globale
Dopo la guerra, le fabbriche di sake iniziarono un lento processo di ricostruzione, e la qualità della bevanda migliorò gradualmente. Tuttavia, la crescente popolarità di birra, vino e superalcolici in Giappone portò a un sorpasso del consumo di birra sul sake per la prima volta negli anni '60. Nonostante il calo del consumo interno, la qualità del sake continuò a migliorare notevolmente.
Oggi, la qualità del sake è considerata al suo apice. La bevanda è diventata un fenomeno globale, con la nascita di fabbriche in Sud-Est asiatico, Sud America, Nord America, Cina e Australia. Parallelamente, molte aziende stanno riscoprendo e tornando ai metodi di produzione tradizionali.
Nonostante l'aumento del consumo globale e il miglioramento della qualità, l'industria del sake in Giappone affronta ancora delle sfide. Le vendite interne continuano a diminuire, e non è certo che l'esportazione possa salvare le aziende giapponesi.
Come si produce il sake: dal riso al bicchiere 🍶
Classificazioni e Tipologie: Un Mondo da Esplorare
Il mondo del sake è vasto e variegato, con diverse classificazioni che ne definiscono la qualità e il carattere. In linea generale, si distinguono due macro-categorie:
Futsuu-shu (普通酒): Questo è il sake "da tavola", l'equivalente del nostro vino da tavola. Non possiede requisiti specifici di raffinazione o purezza e rappresenta oltre il 75% di tutto il sake prodotto. Sebbene sia il più comune e accessibile, non deve essere sottovalutato per la sua versatilità.
Tokutei Meishōshu (特定名称酒): Questa categoria comprende i sake "speciali" o "di designazione speciale", contraddistinti da rigorosi requisiti di produzione. Tra questi, la percentuale di sbramatura del riso (la rimozione degli strati esterni del chicco) e la purezza (limitazioni sull'aggiunta di alcol distillato) sono fattori cruciali. La raffinazione del riso è fondamentale perché la parte interna del chicco contiene l'amido, essenziale per la fermentazione, mentre gli strati esterni contengono oli e proteine che possono conferire aromi indesiderati al prodotto finito.
All'interno del Tokutei Meishōshu, troviamo diverse sottocategorie, ciascuna con caratteristiche uniche:
Junmai (純米): Letteralmente "puro riso", il Junmai è prodotto esclusivamente con riso, acqua, lievito e koji, senza alcuna aggiunta di alcol distillato. La legge giapponese prevede che il riso utilizzato per il Junmai debba essere sbramato almeno al 70% (cioè, almeno il 30% del chicco deve essere stato rimosso). Questa categoria è apprezzata per il suo gusto pieno e corposo, spesso con note fruttate e un'acidità pronunciata.
Honjozo (本醸造): Per essere classificato come Honjozo, il riso deve essere sbramato al 70% o meno. A differenza del Junmai, è permessa l'aggiunta di una piccola quantità di alcol distillato (non superiore al 10% del peso del riso raffinato). Questo alcol aggiunto ha lo scopo di alleggerire il corpo del sake, esaltarne gli aromi e renderlo più pulito al palato.
Ginjo (吟醸): Il Ginjo richiede una sbramatura del riso più spinta, almeno al 60%. La fermentazione avviene a temperature più basse e richiede più tempo, un processo che richiede grande maestria. Il risultato è un sake aromatico, complesso, spesso con profumi fruttati e floreali delicati, e una maggiore finezza. Anche al Ginjo può essere aggiunta una piccola quantità di alcol distillato.
Daiginjo (大吟醸): È la categoria più pregiata, ottenuta da riso sbramato ad almeno il 50%. La produzione è ancora più meticolosa e richiede tempistiche e temperature di fermentazione ancora più controllate. Il Daiginjo è considerato l'apice della raffinatezza, caratterizzato da un aroma sublime e un gusto eccezionalmente pulito e delicato. Come per il Ginjo, è permessa l'aggiunta di alcol distillato.
Oltre a queste categorie principali, esistono altre denominazioni importanti:
Namazake (生酒): Sake non pastorizzato. Questa tipologia è caratterizzata da un gusto fresco e vivace, ma ha una durata di conservazione più breve e richiede di essere refrigerato.
Nigorizake (濁り酒) o Nigori: Sake filtrato grossolanamente attraverso un panno, che ne risulta torbido e cremoso, con una consistenza vellutata.
Genshu (原酒): Sake non diluito. La maggior parte del sake viene diluito con acqua prima dell'imbottigliamento per abbassare la gradazione alcolica (solitamente dal 18-20% a circa 15-16%). Il Genshu mantiene la sua gradazione alcolica originale, risultando più corposo e intenso.
Shiboritate (しぼりたて): Sake appena uscito dalla pressatura, rilasciato dalla distilleria senza subire alcuna maturazione. È un sake fresco e giovanile.
Come Gustare il Sake: Temperatura, Servizio e Abbinamenti
Il sake è una bevanda incredibilmente versatile, che può essere gustata in diversi modi, a seconda del tipo, della stagione e delle preferenze personali.
Temperatura di Servizio:
- Freddo (Reishu - 冷酒): Ideale per i sake più delicati e aromatici come Ginjo e Daiginjo. La bassa temperatura esalta la loro freschezza e i profumi sottili. Perfetto per le stagioni calde.
- Temperatura Ambiente: Molti sake, specialmente i Junmai, si apprezzano magnificamente a temperatura ambiente. Questo permette di coglierne appieno la complessità e il corpo.
- Caldo (Atsukan - 熱燗): Il sake caldo è tradizionalmente associato alle stagioni fredde e a piatti più robusti. Il riscaldamento, solitamente a bagnomaria in un recipiente di ceramica chiamato tokkuri, può esaltare la dolcezza e la morbidezza di certi sake, sviluppando note più complesse e avvolgenti. Tuttavia, è importante non surriscaldarlo, per evitare di alterarne i delicati aromi.

Strumenti di Servizio:
- Tokkuri (徳利): Una caraffa di ceramica, spesso panciuta e con un collo stretto, utilizzata per servire il sake.
- Choko (猪口): Piccoli bicchieri di ceramica, solitamente senza manico, in cui viene versato il sake dal tokkuri.
- Sakazuki (盃): Una coppa più larga e bassa, simile a un piattino, spesso utilizzata in cerimonie più formali, come i matrimoni.
- Masu (枡): Un tempo i contenitori principali per il sake, questi cubi di legno sono ancora utilizzati, soprattutto nei contesti più informali. A volte, il sake viene versato fino a traboccare dal masu, un gesto simbolico di abbondanza.
Abbinamenti Gastronomici:
Contrariamente alla credenza diffusa che il sake sia solo per accompagnare il sushi, questa bevanda si sposa magnificamente con una vasta gamma di cibi.
- Cucina Giapponese: Sushi, sashimi, tempura, yakitori, ramen, udon, soba sono abbinamenti classici che esaltano le caratteristiche del sake.
- Cucina Internazionale: Il sake può sorprendere abbinato a formaggi stagionati, ostriche, frutti di mare, carni rosse, stufati e persino piatti vegetariani. Il suo elevato contenuto di umami lo rende un eccellente esaltatore di sapidità.
Etichetta e Consuetudini
In Giappone, il consumo di sake è spesso accompagnato da un'etichetta ben definita, specialmente in contesti formali:
- Non riempire mai il proprio bicchiere: è consuetudine attendere che qualcuno versi per voi.
- Mantenere i bicchieri degli altri pieni: se state servendo qualcuno, assicuratevi che il suo bicchiere non sia mai vuoto.
- Tecniche di versaggio e ricezione: Quando si versa per un superiore, si tiene il tokkuri con la mano destra e si appoggia il fondo con la sinistra. Quando si riceve sake da un superiore, si posiziona una mano sotto la tazza e l'altra sul lato.
In contesti più informali, queste regole sono meno rigide, ma il rispetto e la convivialità rimangono centrali.
Un Futuro di Crescita e Scoperta
Il sake sta vivendo un momento d'oro, conquistando palati e menti in tutto il mondo. L'interesse crescente si manifesta attraverso eventi dedicati, corsi di approfondimento e una maggiore presenza nei ristoranti e nelle enoteche. Per chi desidera approfondire la conoscenza di questa affascinante bevanda, esistono numerose risorse, tra cui corsi organizzati da associazioni specializzate e libri dedicati.
Il viaggio nel mondo del sake è un'esplorazione continua di sapori, aromi e tradizioni millenarie. Che venga gustato freddo, a temperatura ambiente o caldo, da solo o in abbinamento a un pasto, il sake offre un'esperienza sensoriale unica, un vero e proprio assaggio del cuore pulsante della cultura giapponese.
"Kanpai!" (Salute!)
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