La Guida 2023 «I migliori 100 vini e vignaioli d'Italia» di Luciano Ferraro e Luca Gardini ha messo in luce un'incredibile parità tra le province autonome di Trento e Bolzano nel panorama enoico nazionale. Questa equivalenza si riflette non solo nel numero di etichette premiate, ma anche nella qualità dei punteggi attribuiti, con l'eccezione di tre etichette storiche che hanno ricevuto un riconoscimento speciale di 110 centesimi: il Barolo Monvigliero 2018 del Commendator G.B. Burlotto, il Barolo Ravera Doc Riserva Vigna Elena 2016 di Elvio Cogno e il Sassicaia 2019 della Tenuta San Guido di Bolgheri.
La Tenuta San Leonardo: un'icona biologica della Vallagarina
Nel cuore del Trentino, la Tenuta San Leonardo, di proprietà dei marchesi Anselmo e Carlo Guerrieri Gonzaga, si distingue per la sua audace conversione al biologico, iniziata nel 2015 e culminata con la certificazione ottenuta nel 2018. Questo impegno verso la sostenibilità è stato ulteriormente valorizzato da un riconoscimento per la biodiversità. Il vino bandiera della tenuta, il San Leonardo annata 2017, ha ricevuto un lusinghiero punteggio di 98 centesimi, accompagnato da una motivazione che lo definisce «una mitologia trentina condensata in una bottiglia che può considerarsi, a ragione, iconica».

Questo vino, un "taglio bordolese" composto da Cabernet Sauvignon, Carménère e Merlot, seduce al naso con confettura di mirtilli, tocchi di sottobosco e note balsamiche. Al palato, si presenta croccante e denso, con tannini iodati e una notevole persistenza, testimoniando la maestria nella vinificazione e l'eccellenza del terroir della Vallagarina. La Tenuta San Leonardo, situata nell'estremo sud del Trentino, affonda le sue radici nella storia, con tracce di viticoltura che risalgono a mille anni fa. La famiglia Guerrieri Gonzaga ha saputo valorizzare questo territorio, producendo vini che sono diventati punti di riferimento non solo per il Trentino, ma per l'intera Italia. La scelta di coltivare vitigni bordolesi in questa zona, caratterizzata da un clima alpino ma con una significativa influenza continentale, ha dimostrato come queste uve possano raggiungere livelli eccezionali anche in contesti diversi da quelli d'origine. L'apporto di consulenti esperti come Carlo Ferrini ha ulteriormente affinato la qualità e la classe dei vini prodotti.
Marzemino: il vitigno coraggioso della Vallagarina
La Vallagarina, una valle di origine glaciale con un microclima unico, è il terreno d'elezione per il Marzemino, un vitigno definito "da temerari" per la sua necessità di grande accuratezza. In questa valle, Eugenio Rosi, vigneron artigiano, ha saputo elevare il Marzemino a vette straordinarie. Il suo Marzemino Poiema 2018 ha ottenuto 93 centesimi dalla Guida 2023, con una descrizione che ne esalta le qualità: "Naso di ribes nero, note di menta selvatica e sottobosco, al palato tannini salmastri con ritorno fruttato-mentolato e bel finale persistente".

Il Poiema nasce a Volano, in località Ziresi, e la sua vinificazione richiama la tecnica del "governo" chiantigiano. Una parte delle uve viene fatta appassire, mentre il resto matura in vigna. Le uve raccolte a maturazione naturale vengono poi fatte rifermentare con quelle appassite, affinate per 12 mesi in botti grandi non tostate, utilizzando anche legni di ciliegio, e infine lungamente affinate in bottiglia. Questo processo meticoloso conferisce al vino una complessità e una profondità uniche.
La Vallagarina celebra questo vitigno con la manifestazione "La Vigna Eccellente…ed è subito Isera", un evento che offre un'immersione completa nel mondo del Marzemino, tra degustazioni, concerti e visite ai vigneti.
L'Alto Adige in primo piano: Lagrein, Pinot Nero e Kerner eccellono
L'Alto Adige non è da meno, con numerose etichette che hanno raggiunto punteggi elevati. Il Lagrein Riserva Taber 2020 della Cantina di Bolzano, definito un "alfiere della denominazione", ha ottenuto 98 centesimi. Questo vino, proveniente da vigne ottuagenarie a Gries, si presenta con un estratto sontuoso, note di mora in marmellata, alloro ed eucalipto, una bocca densa con tannini iodati e un ritorno fruttato-officinale.
A quota 97 centesimi troviamo il Pinot Nero Vigna Barthenau Roccolo 2017 della Tenuta Hofstätter e il Kerner 2021 della Tenuta Köfererhof di Novacella. Seguono con 96 centesimi lo Stoan Bianco 2020 della Cantina Tramin e con 95 centesimi il Riesling Val Venosta 2021 Falkenstein di Naturno.

Elisabetta Foradori: pioniera della biodinamica e del Manzoni Bianco
Elisabetta Foradori, figura di spicco nel panorama del vino naturale e pioniera della biodinamica, è stata premiata con 95 centesimi per il suo Manzoni Bianco Fontanasanta 2021. Questo vino, che rimane sette giorni sulle bucce, offre profumi di litchi, melone bianco e fiori di acacia, con una beva iodata, croccante, densa e un finale fruttato. La sua visione lungimirante è condivisa dai figli Emilio, Theo e Myrtha.
Sostenibilità e Biodiversità: un impegno crescente
La guida del «Corriere della Sera» ha inoltre dedicato ampio spazio alle aziende premiate per la loro attenzione alla biodiversità e alla sostenibilità ambientale. Oltre alla Tenuta San Leonardo e a Elisabetta Foradori, spiccano l'azienda Bellaveder (Faedo) con il Teroldego Mas Picol 2020, la casa spumantistica Ferrari, Francesco Moser per il Gewürztraminer 2021 Maso Warth, e i pionieri Mario Pojer e Fiorentino Sandri per la loro Nosiola 2021.
Un plauso speciale va a Nicola Biasi, giovane enologo della Val di Non, sostenitore dei vitigni Piwi resistenti alle malattie fungine, che permettono una drastica riduzione dei trattamenti. Il suo "Vin de la Neu", a base di Johanniter, ha ricevuto i "Tre Bicchieri" dal Gambero Rosso.
I vini biodinamici e naturali del Trentino Alto Adige | Tannico Flying School
La sfida dei giovani vigneron a Salorno
Nella provincia di Bolzano, meritano una menzione la Cantina Erste Neue di Caldaro per il Sauvignon Puntay 2020, l'azienda Lageder Löwengang per il Pinot Grigio 2020 e la Cantina Salurnis di Salorno, al confine con il Trentino, per il Pinot Grigio Rosato Fateni 2020. Quest'ultima è gestita dai giovani vigneron Nicolò Panizza e Andrea Nardin, che stanno portando avanti un progetto ambizioso in una zona strategica.
Il Monte Netto: un terroir unico per il Marzemino bresciano
Spostandoci in Lombardia, il Monte Netto, una piccola altura isolata nel bresciano, emerge come un terroir inaspettato per la viticoltura. Qui, una traccia storica risalente al XVI secolo menziona la coltivazione del vitigno Marzemino, localmente detto "berzamino". Gli attuali proprietari, i cugini Enrico e Luigi Botti, conducono 18 ettari di vigneto, con una produzione che include Sangiovese, Marzemino, Merlot, Trebbiano e Pinot Bianco.

Tra i loro spumanti, spiccano il MC Brut “Alma Maria” e il MC Brut, entrambi a base di Pinot Bianco e Chardonnay, e il MC Brut Rosé, ottenuto da Sangiovese, Marzemino e Merlot. Per i vini fermi, il Marzemino è protagonista, affiancato dal Montenetto di Brescia Rosso “Pons Caralis” 2020, un uvaggio a base di Rebo, Merlot e Sangiovese. La cantina, parte dei Colli dei Longobardi, dimostra un grande potenziale e una forte identità legata al territorio.
La Guida 2023, attraverso le sue valutazioni, conferma la vitalità e la diversità del panorama vitivinicolo italiano, con un'attenzione crescente verso la sostenibilità, la biodiversità e la valorizzazione dei vitigni autoctoni e dei loro territori d'elezione.