Taurasi: Storia, Vino e Tradizione nel Cuore dell'Irpinia

Taurasi, un nome che evoca immediatamente la ricchezza enogastronomica e la profondità storica dell'Irpinia, si presenta come un gioiello incastonato tra le colline della provincia di Avellino. Questo borgo, la cui fama è indissolubilmente legata alla produzione di uno dei vini rossi più pregiati d'Italia, vanta una storia millenaria che affonda le radici nell'antichità, testimoniata da numerosi ritrovamenti archeologici e da una stratificazione culturale che ne definisce l'identità unica.

Origini Antiche e Dominazioni Storiche

Le prime tracce di insediamenti umani nel territorio di Taurasi risalgono addirittura al Neolitico, come attestano i reperti archeologici rinvenuti in contrada San Martino. L'ipotesi che il borgo possa corrispondere all'antica Eclanum, o che fosse un villaggio romano del 268 a.C., testimonia la sua importanza strategica e abitativa fin dai tempi remoti. Il nome stesso, "Taurasi", affonda le sue radici nell'oscuro-sabellico, con un chiaro riferimento al toro, animale considerato guida spirituale e condottiero della tribù dei Taurasini, che un tempo popolava l'Irpinia, dando vita agli "Ager Taurasinus" o Campi Taurasini.

La creazione dell'odierna Taurasi, così come la conosciamo, si concretizza con l'arrivo dei Longobardi, che ne definirono la struttura urbana e difensiva. Nonostante le successive distruzioni operate dai Saraceni, il borgo trovò nuova linfa vitale con l'arrivo dei Normanni. Il "Castelli Taurase" venne ricostruito e assegnato a Trogisio di Taurasi, segnando l'inizio di un periodo di consolidamento e crescita.

Nel corso dei secoli, Taurasi conobbe diverse dominazioni e passaggi feudali. Dopo brevi infeudazioni, il borgo pervenne alla famiglia Filangieri, poi al conte di Avellino, Caracciolo. Una fase di distruzione si ebbe nel 1496 per mano delle truppe di Francesco II d'Aragona, ma il borgo seppe rinascere. La rifondazione nella prima metà del XVI secolo vide i Gesualdo assumere il controllo del feudo. Sotto la loro guida, il borgo fu oggetto di un'intensa opera di ricostruzione e ristrutturazione, impreziosito da nuovi e splendidi palazzi, trasformandosi in un'ampia e confortevole residenza gentilizia. È importante notare come, nel corso del XVII secolo, la peste del 1656 decimò la popolazione, un duro colpo per la comunità che, tuttavia, dimostrò una notevole resilienza. Successivamente, il feudo passò ai Carafa d'Aragona e, dal 1726, ai Latilla, che mantennero il controllo fino all'abolizione della feudalità. Nel 1809 si sancì la nascita ufficiale del comune di Taurasi, aggregato amministrativamente al circondario di Mirabella.

Mappa dell'Irpinia con Taurasi evidenziata

Architettura e Luoghi di Interesse: Testimonianze di un Passato Glorioso

Il centro storico di Taurasi conserva preziose testimonianze della sua ricca storia attraverso i suoi monumenti e le sue architetture.

La Porta Maggiore, edificata dai Longobardi nel VII secolo sui resti di antiche costruzioni romane e restaurata nel 1997, rappresenta l'antico ingresso principale al borgo. Originariamente parte delle mura contigue al castello, oggi presenta caratteristiche che richiamano lo stile rinascimentale, pur conservando le sue profonde radici storiche. Dal suo grande portale si accede a uno splendido giardino che mantiene l'aspetto di una corte classica. Una scala conduce al piano nobile, dove si trova un maestoso salone che un tempo ospitava la Corte di Giustizia, e la suggestiva Cappella di San Pietro a Castello. Altri ambienti minori includono la sala d'armi e la sala studio, mentre ai piani superiori si trovano gli spazi un tempo destinati alla zona notte dei feudatari.

La Collegiata di San Marciano, adiacente al Palazzo Baronale, è la chiesa dedicata al santo patrono di Taurasi. Le prime tracce dell'edificio risalgono all'epoca longobarda. Distrutta dai Saraceni, la chiesa conobbe un nuovo periodo di splendore nel 1150, e nel XVIII secolo furono aggiunti due nuovi altari, tra cui quello maggiore. Oggi si presenta come una classica chiesa barocca a navata unica, con volta affrescata e abside arricchita da un dipinto raffigurante i quattro Evangelisti. Lateralmente, sei altari in marmo accompagnano la venerata statua di San Marciano Vescovo, opera del 1708 dello scultore Giacomo Colombo.

La Chiesa dell'Immacolata, nota anche come "Oratorio", fu completata nel 1590 ed è considerata un ampliamento della chiesa di San Cataldo risalente al XII secolo. La sua facciata a capanna, seppur semplice, è curata nei dettagli, con un portale in pietra sovrastato dall'immagine dell'Immacolata realizzata in maiolica arianese. L'interno, dall'aspetto moderno, presenta un'unica navata con una cappella dedicata a San Giuseppe e affreschi del pittore Giuseppe Pelosi realizzati negli anni '90.

Un altro importante complesso architettonico è la Chiesa del Santissimo Rosario, insieme al convento domenicano adiacente, che rappresenta il principale intervento urbanistico del XVI secolo a Taurasi. Costruita su un promontorio roccioso, la chiesa a navata unica conserva un altare maggiore attribuito a Giovanni Balducci. Chiesa e convento furono ristrutturati nel XVIII secolo dopo i danni subiti dai terremoti irpini, e risalgono a questo periodo una serie di affreschi lungo la navata, attribuiti a Giacinto Diano.

Il Castello Marchionale è un'altra splendida struttura storica. Pur avendo subito diverse trasformazioni nel corso del tempo, il suo impianto originario si presume risalga all'epoca longobarda.

Porta Maggiore di Taurasi

Il Vino Taurasi: L'Anima dell'Irpinia

La fama di Taurasi è indissolubilmente legata al suo vino omonimo, un'eccellenza enologica che incarna l'anima e l'essenza di questa terra. Prodotto esclusivamente con uve Aglianico, il Taurasi è definito il "Barolo del Sud", un riconoscimento che ne sottolinea la nobiltà e la complessità.

L'Aglianico è uno dei vitigni più antichi d'Italia, probabilmente introdotto dai coloni greci tra il VII e il VI secolo a.C. Le origini del suo nome sono dibattute: alcuni suggeriscono un legame con l'antica città di Elea, sulla costa tirrenica della Lucania, mentre altri ipotizzano una storpiatura della parola "Hellenico", divenuta "Aglianico" durante la dominazione aragonese nel XV secolo, a causa della particolare pronuncia spagnola della doppia "l". Un documento del 1167 attesta infatti che gli spagnoli chiamavano "Aglianica" la vite coltivata a Taurasi.

Il vino Taurasi DOCG deve sottostare a un rigoroso processo di produzione e invecchiamento. È previsto un periodo di affinamento obbligatorio di almeno tre anni, di cui almeno uno in botti di legno. Il periodo di invecchiamento decorre dal primo dicembre dell'annata di produzione delle uve. Per esaltarne il sapore, è consentita l'aggiunta, nella misura massima del 15%, di Taurasi più giovane a vino più vecchio, o viceversa, nel rispetto delle normative CEE. La resa massima delle uve in vino non deve superare il 70% al primo travaso e il 75% dopo il periodo di invecchiamento obbligatorio.

Dal punto di vista organolettico, il Taurasi rosso si presenta con un colore rubino intenso, che tende al granato con l'invecchiamento, acquisendo riflessi aranciati. Il suo profumo è più o meno intenso, mentre il sapore è asciutto, pieno, armonico, equilibrato e con un retrogusto persistente.

Per celebrare questo nettare, ogni anno, solitamente nel mese di agosto, si svolge la Fiera Enologica Taurasi, un evento che attira migliaia di appassionati e che rappresenta anche un'ottima occasione per scoprire il territorio e le sue tradizioni.

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Cantine e Tradizioni: Un Patrimonio da Esplorare

Taurasi non è solo storia e vino, ma anche un patrimonio di tradizioni e luoghi da scoprire. Tra le realtà vitivinicole più significative, spiccano le Cantine Antonio Caggiano, situate in località Contrada Sala. Queste cantine si distinguono per i loro affascinanti cunicoli, che le trasformano in un vero e proprio museo della cultura vitivinicola. Al loro interno è possibile ammirare arnesi e utensili tipici della viticoltura, oltre a opere d'arte realizzate in legno, vetro e pietra, alcune create dallo stesso fondatore, Antonio Caggiano, altre donate da amici artisti. L'agriturismo annesso, nato dalle ceneri di un antico edificio ristrutturato con materiali di recupero, offre la tipica cucina irpina.

Il territorio di Taurasi, con la sua superficie di 14,41 km², è caratterizzato dal paesaggio tipico dell'Irpinia centrale, attraversato dal fiume Calore. Le sue rive creano suggestivi angoli di vegetazione lussureggiante, meta ideale per escursioni naturalistiche che attirano visitatori da tutta la regione e dalle zone limitrofe. L'accoglienza della gente del posto e l'enogastronomia locale completano l'offerta turistica.

Taurasi è anche un luogo di profonda fede e spiritualità. Gli itinerari religiosi partono dalla Chiesa Collegiata di San Marciano Vescovo per raggiungere la Chiesa del SS. Rosario, la Cappella di San Rocco e San Sebastiano, inoltrandosi poi verso altri luoghi di culto sparsi nella valle del Medio Calore.

Il turismo enogastronomico rappresenta uno dei pilastri dell'economia locale, con agriturismi, ristoranti e trattorie che propongono menù ricchi di specialità regionali e vini pregiati. Taurasi, dunque, si rivela essere molto più di un semplice paese: è un tesoro da scoprire, un viaggio nell'anima di un territorio ricco di storia, cultura e tradizione, capace di regalare emozioni autentiche a chiunque abbia il privilegio di varcare la sua soglia.

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