Il Monferrato, con le sue dolci colline che scrutano l'orizzonte astigiano, custodisce tesori enologici che affondano le radici nella storia e nella tenacia dell'uomo. Tra questi, il Ruchè di Castagnole Monferrato emerge come un'espressione autentica di un territorio e di una passione che trascende il tempo. Questo vitigno, un tempo sull'orlo dell'oblio, è oggi protagonista di una rinascita che ne esalta le peculiarità, celebrando un legame indissolubile tra la terra, le viti e chi se ne prende cura. La storia del Ruchè è una narrazione di resilienza, di amore per le proprie origini e di una profonda comprensione dei ritmi naturali, incarnata da realtà vitivinicole come la Cascina Tavijn.

Le Origini e il Cuore del Monferrato
Le origini del vitigno Ruchè sono avvolte da un velo di mistero e dibattito. Alcuni studiosi ipotizzano un arrivo sulle colline astigiane ad opera dei monaci cistercensi, provenienti dalla Borgogna nel XII secolo, mentre altri suggeriscono che il nome possa derivare da "ruchè", termine dialettale che indica i tipici luoghi collinari, con il loro "erto arroccamento" della vigna, ben esposta al sole. Indipendentemente dall'etimologia precisa, è innegabile la sua profonda connessione con il territorio del Monferrato, in particolare con l'area che circonda Castagnole Monferrato. Questo comune, insieme ad altri sei, costituisce il cuore pulsante della denominazione Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, un sigillo di qualità che tutela e promuove questo vino unico. La zona è storicamente vocata alla viticoltura, con terreni che presentano una composizione variegata, un misto tra arenaria, sabbia con vene di argilla e zone leggermente più calcaree. Questa diversità pedologica, unita a un clima favorevole, contribuisce a regalare vini freschi, fruttati, vivi e di buona bevibilità, anche nelle annate più calde. La particolare conformazione collinare, che crea una sorta di "roccaforte" naturale, sembra quasi presagire le future alleanze e le sfide che i produttori avrebbero affrontato per preservare e valorizzare questo vitigno.
La Storia di un Legame Indissolubile: Uomo e Vite
La storia del Ruchè non può essere separata da quella degli uomini che hanno scelto di dedicare la loro vita alla terra e alla vigna. Nel secondo Novecento, le campagne conobbero un periodo di profondo abbandono, un "esodo" verso le città in cerca di nuove opportunità. La filossera, un'epidemia implacabile proveniente dal continente americano, accelerò questo processo, divorando le vigne e le varietà autoctone, lasciando dietro di sé terreni che sembravano campi di battaglia e paesi svuotati di anima. In questo scenario di crisi e di perdita, la vite divenne non solo un mezzo di sostentamento, ma un simbolo di resistenza e di identità. A Castagnole Monferrato, la vite rappresenta il tessuto connettivo che tiene insieme le vicende familiari e le storie di vita. È come se tra gli abitanti e la vite esistesse un accordo spontaneo di condivisione e fratellanza, un legame affettivo e di sussistenza che necessita di essere tramandato.
Questa profonda connessione è palpabile nelle parole di Nadia Verrua, giovane vignaiola di Scurzolengo, la cui azienda, Cascina Tavijn, rappresenta un esempio di questa dedizione. La sua famiglia, con una storia centenaria di vinificazione, incarna la tenacia e la consapevolezza necessarie per preservare un patrimonio vitivinicolo così prezioso. La Cascina Tavijn non è solo un'azienda, ma un custode di tradizioni, un luogo dove la storia del Ruchè continua a essere scritta, giorno dopo giorno.
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Il Ruchè di Cascina Tavijn: Eleganza e Discrezione
Il Teresa, un Ruchè prodotto dalla Cascina Tavijn, è l'incarnazione dell'eleganza e della discrezione, un vino che rispecchia spontaneamente il carattere di Nadia Verrua. Come tutti i vini dell'azienda, esprime un profondo legame con il territorio, mantenendone intatta l'essenza. La mano di Nadia, delicata ma profonda, è la stessa che dà vita a Ottavio, un Grignolino che si distingue per la sua finezza e la capacità di farsi amare al primo sorso. Questi vini possiedono tutte le qualità ricercate in un rosso: freschezza, persistenza, raffinatezza, eleganza e intensità. Un piacere per il naso e un trionfo per il palato, che non stanca mai.
L'azienda Cascina Tavijn pratica agricoltura biologica, certificata ICEA. Su un terreno di arenaria-sabbia, le viti, frutto di una selezione clonale, vengono nutrite con fertilizzanti biologici come trinciato e letame, e protette con rame, zolfo e piretro. La fermentazione spontanea è affidata ai soli lieviti indigeni, e i vini, non filtrati né chiarificati, vengono svinati quando tutto lo zucchero si è trasformato in alcol, stabilizzandosi naturalmente in botte. Mediamente vengono effettuati 3 o 4 travasi. Il risultato è una gamma di cuvée che include il Grignolino d’Asti, la Barbera d’Asti, la Barbera del Monferrato e il raro Ruché di Castagnole Monferrato.
Caratteristiche Organolettiche e Filosofia Produttiva
Il Ruchè di Castagnole Monferrato, nella sua espressione targata Cascina Tavijn, si distingue per un profilo organolettico caratteristico e originale. È un vino rosso, fermo e secco, vinificato da uve Ruchè secondo le tipologie previste dalla denominazione DOCG. Al naso, si presenta ampio e profumato, con marcati aromi floreali di violetta, fruttati di prugna e amarena, speziati di pepe e noce moscata, e resinati di incenso. Il finale è splendidamente arricchito da note di erbe selvatiche. Al palato, una bella acidità apre a un sorso strutturato e molto equilibrato, con tannini levigati e un finale finemente amarognolo di ottima lunghezza. Una volta che il calice è vuoto, emergono finissimi sentori di cuoio e tabacco.
Nadia Verrua descrive il Ruchè come un vino "di casa", accogliente, che "fa le fusa" dove il Grignolino è più "anarchico". Questa energia deriva dalla vena amabile del Ruchè, un semi-aromatico con gradazioni alcoliche elevate e acidità non marcata. L'obiettivo della Cascina Tavijn è ottenere un Ruchè "buono ma anche sano, buono ma anche onesto nel gusto", dove si possano ritrovare tutte le caratteristiche del vitigno: profumi, freschezza e bevibilità.
La filosofia produttiva dell'azienda pone l'accento sulla riduzione al minimo dell'intervento umano in vigna. È fondamentale comprendere la vigoria della pianta, la sua potenzialità di crescita e lo sviluppo dell'apparato fogliare, permettendo alla vite di condurre autonomamente il grappolo alla completa maturazione. I trattamenti consigliati privilegiano lo zolfo rispetto al rame, dato che il Ruchè è resistente all'oidio e alla peronospera. In cantina, si prediligono materiali come l'acciaio o il cemento vetrificato. Tuttavia, si sta sperimentando un affinamento in botte grande, non per un vero e proprio invecchiamento, ma per diminuire il numero di travasi e favorire l'apertura dei profumi, che l'alcol tende a chiudere. Il Ruchè, infatti, va bevuto fresco, entro 3 o 4 anni dalla vendemmia.

La Rivalutazione di un Vitigno Storico
Il Ruchè, dopo aver rischiato la marginalizzazione, è stato ampiamente rivalutato, regalando oggi alcuni dei vini più originali e interessanti del Piemonte meridionale. La sua capacità di offrire piacevolezza aromatica, con note speziate, floreali, di marasca e frutti di bosco, lo rende un vino apprezzato per la sua immediatezza e freschezza, piuttosto che per una complessità opulenta. Al sapore risulta asciutto, armonico e gradevolmente morbido, con una buona persistenza. Sebbene non disdegni un modesto riposo in legno, si apprezza solitamente fresco, frutto di vinificazione e affinamento in solo acciaio.
La rinascita del Ruchè è un esempio di come la passione, la dedizione e la profonda conoscenza del territorio possano portare alla riscoperta e alla valorizzazione di un patrimonio enologico unico. È una storia di uomini e terra, di viti e vitigni, che continua a evolversi, mantenendo salde le proprie radici nel cuore del Monferrato. La Cascina Tavijn, con la sua storia centenaria e la sua visione lungimirante, è uno dei pilastri di questa rinascita, un faro che illumina il cammino del Ruchè verso un futuro di successo e riconoscimento internazionale. Il suo impegno nella conservazione di una piccola vigna di Zanel, con la prospettiva di sperimentarne la vinificazione in purezza, testimonia ulteriormente la volontà di esplorare e preservare la ricchezza vitivinicola del territorio.
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