Il Martini Dry, o semplicemente Martini, è un nome che evoca immagini di eleganza, sofisticatezza e serate raffinate. Senz’altro uno dei cocktail più iconici e conosciuti della storia, questo drink pre-dinner o post-dinner dal sapore asciutto e dal gusto deciso ha attraversato decenni senza mai perdere il suo fascino, rimanendo una scelta intramontabile nei migliori bar e ristoranti. La sua popolarità deriva dalla semplicità della sua preparazione e dalla possibilità di personalizzare il drink secondo i propri gusti. La combinazione principale di gin e vermouth dry crea un equilibrio perfetto tra note secche e aromatiche, ma è la sua storia, le sue varianti e i miti che lo circondano a renderlo veramente immortale.

Le Origini Incerta di un Drink Leggendario
L’origine del Martini Dry è un capitolo avvolto nel mistero e nella leggenda, un dibattito che anima ancora oggi gli appassionati di mixology. Di contro, gli abitanti della città di Martinez, in California, sostengono con orgoglio che l’omonimo drink sia nato dall’intuizione di un barista residente nella propria città, nei primi anni dell'era del Far West.
Fuor da ogni dubbio, sappiamo tuttavia che un cocktail di nome "Cocktail Martinez" fu inserito nel 1887 all’interno della "Bartender's Guide, How to Mix All Kinds of Plain and Fancy Drinks", una guida scritta dal leggendario Jerry Thomas in persona. Questa menzione storica rappresenta una delle prime apparizioni documentate di una bevanda che avrebbe poi evoluto nel Martini che conosciamo oggi.
Secondo un’altra teoria, il Dry Martini deriverebbe invece dall’inventiva di un barista di origine italiana il cui cognome era proprio Martini. Attorno al 1910, il signor Martini lavorava presso il Knickerbockers Hotel di New York e avrebbe servito proprio questo drink per la prima volta al celebre imprenditore e industriale John Davison Rockefeller, una figura di spicco dell'epoca.
Un’altra prospettiva storica, che differisce dalla ricetta attuale, ci arriva da manuali dell'Ottocento. Lo screenshot tratto dal manuale di Harry Johnson del 1888 mostra il "Martini Cocktail" composto da gum syrup, Boker’s bitters, curacao (liquore di arancia), Old Tom gin e vermouth, con gin e vermouth in parti uguali. Similmente, lo screenshot tratto dal manuale di Jerry Thomas del 1889 descrive il "Martinez" come concettualmente simile, evidenziando come il drink abbia subito una profonda trasformazione nel tempo.
Queste diverse narrazioni contribuiscono a creare un alone di fascino attorno alle origini del Martini, sottolineando come un grande classico possa nascere da molteplici influenze e storie.
Il Martini Dry nell'Olimpo dell'IBA
Il Martini Dry fa parte dei drink presenti nelle liste dell’International Bartenders Association (I.B.A.), un’associazione internazionale fondata il 24 febbraio del 1951 all’interno del Grand Hotel di Torquay, Inghilterra, con lo scopo di rappresentare i migliori bartender di tutto il mondo. L’IBA ha inserito il Dry Martini all’interno della categoria "The Unforgettables" (gli indimenticabili), ovvero quelle ricette classiche che rappresentano la Bibbia delle origini delle bevande miscelate con una consolidata distribuzione mondiale. Questo riconoscimento sottolinea la sua importanza storica e la sua influenza duratura nel panorama della mixology globale.
La Ricetta Ufficiale e i Segreti della Preparazione
La ricetta ufficiale del Martini Dry, come codificata dall'IBA, è un esempio di minimalismo ed eleganza. La sua preparazione è estremamente semplice, ma richiede precisione e attenzione ai dettagli per ottenere un risultato impeccabile.
Ingredienti:
- 60 ml di Gin (tradizionalmente London Dry Gin)
- 10 ml di Dry Vermouth
Strumentazione:
- Mixing glass
- Jigger (misurino)
- Bar spoon (cucchiaio da bar)
- Strainer (colino)
- Coppetta da cocktail (Martini glass) precedentemente raffreddata
Procedimento:
- Raffreddamento: È fondamentale che tutti gli strumenti e gli ingredienti siano ben freddi. Si consiglia di tenere il gin in congelatore e il vermouth in frigorifero. Il mixing glass deve essere riempito con ghiaccio e raffreddato adeguatamente.
- Miscelazione: Versare il gin e il dry vermouth nel mixing glass pieno di ghiaccio.
- Stirring: Mescolare delicatamente con il bar spoon per circa 30 secondi. La tecnica dello "stir and strain" (mescolare e filtrare) è cruciale per raffreddare il drink senza diluirlo eccessivamente o intorbidirlo, preservando la limpidezza e la purezza del distillato. Alcuni preferiscono agitare energicamente (shaken), una tecnica resa celebre da James Bond, che però altera la texture e la limpidezza del cocktail.
- Filtrare: Filtrare il contenuto del mixing glass nella coppetta da cocktail precedentemente raffreddata.
- Guarnizione: A questo punto è possibile guarnire il drink a piacere. Le opzioni classiche includono:
- Scorza di limone: Spremere leggermente la scorza di un limone sopra il drink per rilasciare gli oli essenziali, poi passarne il bordo della coppetta e inserirla come guarnizione. È importante che il twist sia molto leggero, poiché troppi oli essenziali possono risultare fastidiosi e coprenti.
- Olive verdi: Aggiungere una o più olive verdi infilzate su uno stecchino.
Dry Martini Cocktail: la ricetta del drink più iconico della Storia
Il Segreto del Bilanciamento Personale
Sebbene esista una ricetta ufficiale, il Martini Dry è un cocktail concettuale, un modo di bere gin e vermouth che non ha un bilanciamento definito e immutabile. Come afferma Giovanni, ideatore e coordinatore del blog Cocktail Engineering, "il Cocktail Martini non ha una ricetta definita, ma è equilibrio assolutamente personale tra Gin e Vermouth."
Questo equilibrio personale non riguarda solamente le proporzioni tra gli ingredienti, ma anche la loro scelta.
- La Scelta del Gin: Si consiglia di utilizzare un classico London Dry Gin. Gin troppo profumati, particolari o "ruffiani" sono da evitare, a meno che un cliente non richieda espressamente un determinato gin o si desideri un drink meno secco. La purezza e la neutralità aromatica del London Dry Gin permettono al vermouth di esprimersi al meglio e di creare un connubio armonioso.
- La Scelta del Vermouth: Anche sul vermouth c’è l’imbarazzo della scelta. Tra gli italiani, Carpano Dry, Martini Dry e Cinzano 1757 Dry sono ottime opzioni. Tra i francesi, Dolin Dry e Noilly Prat Dry sono particolarmente apprezzati, con il Noilly Prat Dry che vanta una particolare e gradevole nota ossidata.
Trovare il Proprio Bilanciamento
Le proporzioni 50 ml di gin e 10 ml di vermouth dry sono considerate un buon punto di partenza. Con questa proporzione, il drink non è né troppo secco né troppo morbido, offrendo un buon compromesso. Tuttavia, i gusti sono soggettivi:
- Per un Martini più asciutto: Diminuire la quantità di vermouth senza modificare quella di gin. Molti americani bevono Dry Martini senza vermouth, praticamente un gin freddo. Per chi non vuole essere così estremo, si può dosare il vermouth dry con un contagocce.
- Per un Martini più morbido e abboccato: Diminuire la quantità di gin e aumentare quella di vermouth, oppure utilizzare un gin meno secco.
- Un tocco in più: Aggiungere 4-5 gocce di sciroppo di zucchero può esaltare l'aroma del drink senza renderlo dolce, mentre una goccia di bitters può aggiungere complessità.
Il Martini e il Mito di James Bond
Il drink Martini si lega indissolubilmente alla figura di James Bond, l'agente segreto inglese identificato tramite il codice 007. Il protagonista dei libri di Ian Fleming è un amante dei drink molto forti, semplici ma ben fatti. Nonostante la sua figura rimandi direttamente al cocktail Martini, occorre tuttavia specificare che il drink più richiesto da Bond nei libri è lo Scotch & Soda, mentre nei film è il Vodka Martini, ovvero la variante che prevede l’utilizzo della vodka al posto del gin.
Il drink per eccellenza dell’agente segreto è però un terzo e fa la sua comparsa in "Casino Royale" (1953), il primo romanzo della saga. Il suo nome è Vesper Martini e deriva da Vesper Lynd, fascinosa dipendente dei servizi segreti britannici. La sua composizione originale ci viene descritta da Fleming stesso attraverso le iconiche parole che Bond riferisce ad un bartender: "Tre misure di Gordon’s gin, una di vodka e mezza misura di Kina Lillet (un liquore oggi non più prodotto a base di vino bianco mescolato con liquori alla frutta e aromatizzato con chinino). Shake it very well until it’s ice-cold, then add a large thin slice of lemon peel."
La celebre frase "shaken, not stirred" (agitato, non mescolato) è diventata un marchio di fabbrica per Bond e per il Martini, contribuendo a consolidare l'immagine del Dry Martini come il cocktail preferito dei gentleman. Questo metodo di preparazione, sebbene controverso tra i puristi del "stir and strain", consiste nell'agitare gli ingredienti in uno shaker con ghiaccio, rendendo il drink più fresco, frizzante e con una consistenza più morbida.

Le Numerose Varianti del Martini
Il successo e la longevità del Martini Dry hanno fatto sì che attorno alla sua ricetta si sviluppassero numerose varianti, ognuna con un carattere e un profilo aromatico distinti. Questo dimostra la versatilità del concetto base e la sua capacità di adattarsi a diversi gusti.
Vodka Martini (Vodkatini o Kangaroo): La più classica delle varianti, dove la vodka sostituisce il gin. La sua preparazione è uguale a quella del Martini Dry, ma la base prevede l’utilizzo della vodka al posto del gin, secondo la proporzione 5,5 cl Vodka e 1,5 cl Vermouth Dry. Un Vodkatini è meno aromatico perché la vodka è un distillato dall’aroma quasi neutro, rendendo il vermouth il protagonista. La vodka è l’acquavite più utilizzata per i cocktail, in gran parte grazie al suo sapore neutro, o meglio, esaltante del sapore. Affonda le sue radici negli anni '50, si narra sia nato negli esclusivi club di New York, dove i barman cercavano di proporre una versione più fresca e leggera del classico Martini.
Martinez: Più che una variante, può essere considerato una sorta di precursore del Martini. La ricetta ufficiale dell’IBA prevede 45 ml di London Dry Gin, 45 ml di Vermouth rosso dolce, 1 cucchiaio da bar di liquore al maraschino e 2 tocchi di bitter all'arancia. La preparazione è quella dei classici Martini cocktail, mentre per la guarnizione si ricorre allo zest di limone.
Varianti più secche:
- Martini In&Out: Dove il vermouth serve a "sporcare" il ghiaccio prima di essere scolato. Personalmente, quando lo si deve preparare, si consiglia di non buttare via il vermouth, ma di metterne molto meno, indicativamente mezzo bar spoon. Vero è che il Martini In&Out è più un rituale che chi lo ordina vuole vedere, ma non è il caso di sprecare prodotti, soprattutto in un'ottica di sostenibilità.
- Montgomery Martini: Una variante estremamente secca, preparata in una proporzione 15:1, quindi 15 parti di Gin e 1 parte di vermouth. Tradotto, significa circa 60 ml di Gin e 4 ml di Vermouth (circa 1 bar spoon). Secondo un articolo del New York Magazine datato 1987, questo era l’equilibrio preferito da Ernest Hemingway.
Sweet Martini: Per preparare uno Sweet Martini si potrebbero utilizzare 50 ml di Gin e 15 ml di vermouth dolce.
Medium (o Perfect) Martini: Per un Perfect Martini si potrebbe usare 50 ml di Gin, 10 ml di vermouth dolce e 10 ml di vermouth dry.
Gibson Martini: Una variante famosa, bevuta anche nella serie TV "La regina degli Scacchi", che si prepara decorando il drink con una cipollina lattofermentata.
Dirty Martini: Una miscela di vodka e salamoia d’olive, per un sapore più deciso e un twist salato per chi ama osare. Aggiungere qualche goccia di salamoia d’oliva per un sapore che spacca. Alcuni preferiscono prepararlo con gin.
Lemon Drop Martini: Una delle varianti più recenti racchiuse dalla IBA all’interno della categoria New Era Drinks. Impiega come ingredienti 30 ml di Vodka Citron, 20 ml di Triple Sec e 15 ml di succo di limone fresco. Il mix di questi avviene tramite shaker e la guarnizione prevede che si posino granelli di zucchero lungo il bordo superiore del bicchiere.
Espresso Martini: Un altro drink della categoria New Era Drinks, che si compone di 50 ml di Vodka, 30 ml di Kahlúa, 10 ml di sciroppo di zucchero e un caffè espresso forte. La preparazione è come il drink precedente, mentre la guarnizione non è prevista.
French Martini: Una variante più fresca e fruttata che impiega 45 ml di vodka, 15 ml di liquore al lampone e 15 ml di succo di ananas fresco.
Il Martini Dry è senza dubbio uno dei cocktail più celebri al mondo, simbolo di eleganza e minimalismo. Oltre alla sua preparazione classica, esistono varianti famose che ne testimoniano la versatilità e l'adattabilità ai gusti più diversi, mantenendo intatto il suo fascino intramontabile.