Champagne, Cardinale e Notti Mondane: Un Viaggio nella Storia dei Night Club Milanesi e del Cocktail Iconico

I primi strip e le grandi orchestre. Questo era il binomio che definiva l'epoca d'oro dei night club milanesi, luoghi dove champagne e donnine si contendevano la scena, creando un'atmosfera di trasgressione e fascino. Una realtà che, con il passare del tempo, ha visto un lento declino, portando molti di questi locali alla chiusura. Quella che un tempo era la Milano notturna, vibrante di vita e di locali, si è trasformata, lasciando dietro di sé un'eredità di ricordi e storie.

L'Epoca d'Oro dei Night Club: Tra Peccato e Grandi Orchestre

Milano, in un'epoca ormai lontana, era una città che viveva la notte in modo diverso. Le televisioni venivano spente per catapultarsi nelle strade, nei cinema, nei ristoranti e, soprattutto, nei night club. Questi templi del divertimento notturno, con le loro luci soffuse, gli angoli compiacenti e gli sguardi tentatori, diffondevano un sentore di peccato e mondanità. Era il luogo ideale per assaporare notti da playboy, tra "pupe e bollicine".

Nei night club milanesi di un tempo, l'atmosfera era unica. Camerieri in frac, rose rosse, velluti e fiumi di Cordon Rouge facevano da cornice a spettacoli che spaziavano dalle spogliarelliste internazionali ad acrobati, giocolieri e prestigiatori. Il pubblico era variegato: l'abitudinario del nudo, il curioso, il turista in cerca di emozioni forti. Era un'epoca in cui i night club ospitavano le grandi orchestre, come quelle di Buscaglione e Perez Prado, e le dive con i loro boa emulavano regine dello spettacolo come Rita Cadillac, Rita Renoir e Dodo d'Hambourg. Questi locali erano il cuore pulsante degli anni '60 e '70, un'eredità che, pur tra modifiche, chiusure e riaperture, è arrivata fino ai giorni nostri.

Chi aveva resistito al cambiamento aveva spesso mantenuto intatta la vecchia formula: spettacolo all'una di notte, possibilità di cena, champagne e "donnine a percentuale", con un compenso di due euro "a tappo" e il 10 per cento sulla bottiglia di champagne. Oreste, barman con lunghi trascorsi e ora direttore del neo "Le Roi" (ex Gatto Verde), spiega che "sono cambiate le ragazze, quasi tutte dell'Est, e il loro stipendio. Tra paghe e contributi costano circa 120 euro al giorno e così si è persa la figura dell'impresario: è il titolare che tratta direttamente con le agenzie delle artiste".

Night club milanese anni '70

Personaggi Iconici e Leggende dei Locali Notturni

La storia dei night club milanesi è intessuta di personaggi indimenticabili e leggende. Nel dicembre dell'82, il night Astoria di piazza Santa Maria Beltrade festeggiava i suoi 40 anni con vedette come Patricia Boom, l'inglesina Carmen e Laura Kelly, che più tardi diventerà famosa come Maurizia Paradiso. Nello stesso anno, l'impresario Ugo Ortolani, noto come il "Bernardin made in Italy", esportava per la prima volta in Francia una spogliarellista italiana: Franca Casagrande, in arte Vivian Voirnet.

Trent'anni dopo, nel 2002, il night Porta d'Oro di piazza Diaz tentava un rilancio con la vecchia formula, proponendo balletti afro e spogliarelliste come la moscovita Marika. Ma sono gli anni del boom a custodire i ricordi più preziosi. Si narra che Ava Gardner frequentasse questi locali accompagnata da Walter Chiari, e che a Claudia Cardinale fosse persino dedicato un cocktail da Luciano Erbetta, ex primo barman d'Italia e inventore di innumerevoli mix per i clienti dell'Astoria.

Tra gli habitué si aggirava anche il grande Valentin Angelillo, goleador dell'Inter, invaghito della cantante Ilya Lopez. La sua passione per la cantante lo portò a un aut aut da parte di Moratti, costringendolo a scegliere tra il calcio e l'amore, con il campione che, a malincuore, optò per la carriera sportiva. In quegli anni favolosi, tra i clienti abituali si contava anche il giovane Francis "Faccia d'angelo" Turatello, già boss della mala milanese. Spesso occupava una saletta riservata con i suoi uomini, ordinando champagne millesimato. Il direttore, per ingraziarselo, mandava sempre le ragazze più avvenenti al suo tavolo, e Turatello ricambiava con mance da capogiro. L'eleganza era d'obbligo: giacca e cravatta erano requisiti indispensabili, e per chi non li avesse avuti a disposizione, vi era un guardaroba di prestiti.

Oggi, questi ricordi sono acqua passata, da rinchiudere in una bolla di sapone magica fatta di pensieri positivi e amarcord di un tempo che fu. I vip d'oggi preferiscono le discoteche, luoghi dove il consumo di alcolici e droghe sembra essere il passaporto per l'importanza, e dove la possibilità di "portarsi via la ragazza a suon di bigliettoni" è all'ordine del giorno.

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Il Cocktail "Cardinale": Origini e Misteri

Parallelamente alla storia dei night club, emerge la figura di un cocktail iconico: il Cardinale. Conosciuto in tutto il mondo, sebbene forse non allo stesso livello del Negroni o dello Spritz, il Cardinale è un classico della miscelazione italiana la cui storia è legata alla Roma della "Dolce Vita" e a un noto bartender di quell'epoca, oltre che a un importante e (in passato) misterioso porporato al quale deve il nome.

Tuttavia, la storia di questo cocktail è più complessa di quanto sembri. Sebbene alcuni collochino la sua nascita all'Harry's Bar di Venezia, la paternità del drink viene generalmente attribuita a Giovanni Raimondo, bartender romano che negli anni '50 lavorava al bar del prestigioso Hotel Excelsior. Frequentato da illustri personaggi della politica internazionale, italiana e vaticana, l'hotel era il luogo d'incontro di un importante cardinale, la cui identità è stata a lungo dibattuta. Per questo porporato, Raimondo creò un nuovo cocktail sulla base di un drink che il cardinale era solito chiedere, composto da gin, vino Riesling Renano, qualche goccia di bitter Campari, bucce di limone, chiodi di garofano e cannella. Il bartender utilizzò in parti uguali gin, vino Riesling e Campari, chiamandolo appunto Cardinale in onore dell'ospite.

Cocktail Cardinale

Tutto giusto, ma la storia non finisce qui. Consultando gli "antichi testi" della mixology, emergono tracce di questo drink già prima degli anni '50. Alcune ricette, chiamate "Cardinal" per il colore rosso che richiamava quello del manto cardinalizio, nulla hanno a che fare con la versione odierna. Tuttavia, nel libro "Cocktails" del 1926, firmato dal bartender Pietro Grandi, compare la ricetta di un Cardinale ispirata a una pubblicazione francese di cinque anni prima. Gli ingredienti erano gin, vermouth italiano (rosso) e Campari: una variante del Negroni. Un altro bartender italiano, Amedeo Gandiglio, pubblicò nel 1947 una ricetta del Cardinale molto vicina all'attuale, ma con l'aggiunta di qualche goccia di amaro. Sia Grandi che Gandiglio avevano lavorato a Nizza, dove probabilmente avevano conosciuto un drink nato in Francia nei primi anni '20. Anche Raimondo, prima di approdare all'Excelsior di Roma, aveva lavorato in Costa Azzurra, suggerendo che si sia ispirato proprio a un cocktail francese per modificare la ricetta amata dal cardinale.

Il Cardinale Misterioso: Chi Era?

Ma chi era questo cardinale? Fino a qualche anno fa, alcune vaghe testimonianze lo identificavano in un certo Shultz o Shumann, primate di Germania. Tuttavia, negli anni '50, il primate di Germania non si chiamava né Shultz né Shumann, bensì Rohracher. Approfondite ricerche condotte da Luca Di Francia, attuale bar manager dell'Orum Bar dell'Excelsior, hanno chiarito che si trattava in realtà dell'americano Francis Joseph Spellman, vescovo di New York dal 1939 al 1967, dopo aver ricoperto diversi incarichi tra gli USA e il Vaticano.

Spellman, amante della mondanità e con numerose amicizie ad alto livello, quando si trovava a Roma, era solito chiedere il drink composto da gin, Campari, vino Riesling Renano, chiodi di garofano, cannella e buccia di limone, molto probabilmente derivato proprio dal Cardinal diffuso in Francia negli anni '20. Sulla scia del successo del classico aperitivo veneto, nel 2018 Luca Di Francia decise di rinnovare la drink list dell'Hotel Westin Excelsior, aggiungendo il Cardinale Spritz: una variante con Riesling, Campari, soda, Cointreau, gin, servito in un calice da vino con ghiaccio, chiodi di garofano e buccia d'arancia.

Il successo di questa variante ha convinto Di Francia e il suo staff a proporre un'intera carta dedicata al Cardinale, con versioni storiche e moderni twist. Passato alla storia come cocktail simbolo di Roma, il Cardinale ha anche una sua "derivazione d'autore" milanese: il "Stampa", nato al Bar Basso e dedicato a Vittorio Mistri, caporedattore de Il Sole 24 Ore. Rivisitata da Maurizio Stocchetto, la ricetta prevede vermouth dry, vodka, whisky, Galliano, Campari e polvere di caffè sul bordo del bicchiere.

L'Affare della Collana: Uno Scandalo che Coinvolse Cardinali e Regine

La figura del Cardinale de Rohan evoca anche un altro evento storico di grande risonanza: l'Affare della Collana, o Scandalo della Collana, che sconvolse la corte francese tra il 1785 e il 1786. Il Cardinale de Rohan ambiva alla carica di primo ministro, ma il suo desiderio era ostacolato dall'odio che la regina Maria Antonietta nutriva nei suoi confronti. Anni prima, il cardinale si era inimicato l'imperatrice Maria Teresa, madre di Maria Antonietta, durante il suo incarico di ambasciatore a Vienna.

Fu Jeanne Valois a orchestrare l'inganno. Facendo credere al cardinale di Rohan che alcune lettere fossero scritte da Maria Antonietta, lo convinse che la regina fosse innamorata di lui. Nell'agosto del 1784, organizzò persino un incontro segreto tra il cardinale e una sosia di Maria Antonietta nei giardini di Versailles. Jeanne Valois, nel frattempo, si intascò tutti i soldi, compresi quelli destinati all'acquisto di una preziosa collana di diamanti, con l'obiettivo di riscattare i terreni di famiglia e riacquisire il suo posto nell'alta società.

Lo scandalo esplose quando il gioielliere Boehmer si rivolse alle autorità per chiedere il pagamento mai avvenuto per la collana, acquistata il 21 gennaio 1785. Il 15 agosto 1785, il Cardinale de Rohan, che aveva scritto al gioielliere confermando che avrebbe trattato l'acquisto, venne arrestato e condotto alla Bastiglia. Il processo si concluse solo il 31 maggio 1786. Il cardinale e Nicole D'Oliva furono assolti, mentre Rétaux de Villette venne bandito dalla Francia.

La reputazione di Maria Antonietta, che non partecipò mai al processo benché direttamente coinvolta nello scandalo, ne uscì gravemente danneggiata. Non si credette alla sua completa innocenza; anzi, alcuni ipotizzarono che avesse usato Jeanne Valois per vendicarsi del cardinale de Rohan, piuttosto che per acquistare la collana, e che l'avesse poi abbandonata al suo destino una volta avvenuto l'arresto. Jeanne Valois riuscì a fuggire a Londra, raggiungendo il marito.

Questo intreccio di storie, dal fascino dei night club milanesi alla complessità del cocktail Cardinale, fino agli intrighi della corte francese, dimostra come il nome "Cardinale" sia legato a doppio filo con vicende di potere, seduzione e scandalo, lasciando un'impronta indelebile nella storia e nella cultura.

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