Il settore vitivinicolo italiano, pilastro dell'economia e dell'identità culturale del paese, si trova ad affrontare sfide senza precedenti. I dati più recenti dipingono un quadro preoccupante: un calo del consumo mondiale di vino nel 2024, attestatosi al 3,3% rispetto all'anno precedente, segnando il livello più basso dal 1961. A ciò si aggiunge la cifra allarmante di 5 milioni di persone che hanno smesso di bere vino negli ultimi tre anni. Questo cambiamento di stile di vita impatta in modo significativo sui principali paesi produttori, con l'Italia in prima linea. Di fronte a questa congiuntura, Riccardo Cotarella, figura di spicco nel panorama enologico internazionale e presidente di Assoenologi, ha lanciato un appello accorato e un piano d'azione concreto: un "Manifesto per il vino italiano" articolato in dieci punti, volto a unire l'intera filiera produttiva, dalla vigna al mercato.

L'Urgenza di un Nuovo Dialogo: Il Manifesto di Cotarella
Il Manifesto proposto da Riccardo Cotarella non è un mero documento simbolico, ma un programma operativo pensato per fornire una direzione chiara e condivisa al futuro del vino italiano. L'obiettivo è quello di creare un "grande patto" che coinvolga viticoltori, enologi, cantinieri, uomini e donne del marketing, consorzi, istituzioni, le venti Regioni e il Governo. L'urgenza di questo intervento è dettata dalla necessità di affrontare mercati in rapida evoluzione, consumatori sempre più esigenti, nuove tendenze di consumo e la necessità di rivedere gli equilibri produttivi, senza però rinunciare all'eredità di una storia straordinaria e di una biodiversità unica che il mondo intero ci invidia. Il rischio, ammonisce Cotarella, è quello di rimanere prigionieri di schemi passati, perdendo così il proprio primato.
Dieci Impegni per un Futuro Solido
Il Manifesto si articola in dieci punti chiave, ciascuno dei quali affronta un aspetto cruciale per la sopravvivenza e la prosperità del settore:
1. Equilibrio tra Produzione e Mercato: Produrre Meno per Valorizzare di Più
Il primo e forse più critico punto del Manifesto riguarda la necessità di produrre meno, ma meglio. "È indispensabile avviare un percorso di progressiva riduzione delle rese per ettaro per un equilibrio tra produzione e mercato," sottolinea Cotarella. Questa strategia mira a evitare "giacenze e surplus che oggi mettono seriamente in difficoltà il settore, deprimendo i prezzi e indebolendo la competitività internazionale." La sovrapproduzione, infatti, non solo abbassa il valore dei vini, ma crea un circolo vizioso che rischia di condurre il sistema verso una "crisi irreversibile". Produrre meno, quindi, non significa rinunciare, ma al contrario investire sulla qualità e sul valore, garantendo un futuro più solido a tutti i territori, anche a quelli più fragili.
2. Consapevolezza Imprenditoriale e Analisi Preventiva: Evitare i "Flop"
Il secondo punto affronta il problema delle nuove aperture di cantine a rischio "flop". Cotarella invita chi desidera intraprendere questa strada ad affidarsi a "professionisti qualificati, che possano anche condurre analisi di mercato e fornire indicazioni chiare su quali vini, in quel determinato territorio, abbiano reali possibilità di successo." L'entusiasmo personale o la moda non possono sostituire una solida pianificazione strategica e una profonda conoscenza del settore.
3. Collaborazione per un Accesso Equilibrato al Vino: Il Ruolo dei Ristoratori
Il terzo punto si concentra sul ruolo dei ristoratori e sulla necessità di preservare il vino come "esperienza accessibile e condivisa". Sebbene sia comprensibile che i gestori dei locali debbano far fronte a costi significativi, la richiesta è di "evitare rincari eccessivi". Questo permetterebbe anche "alle nuove generazioni, affascinate dal mondo del vino ma spesso frenate dai costi, di avvicinarsi senza barriere", contribuendo a mantenere viva la cultura del vino in Italia.
4. Ridisegnare la Geografia Viticola: Riconversione e Valorizzazione Territoriale
Il quarto punto propone una revisione della mappa del vigneto Italia, con un occhio di riguardo alla riconversione e all'estirpazione in aree meno vocate. "In alcune aree è preferibile ridurre la vite a favore di altre colture più redditizie o di servizi ecosistemici che rafforzino l’economia agricola locale," afferma Cotarella. Solo attraverso un'analisi "seria e coraggiosa delle reali potenzialità territoriali si potranno creare basi solide per il futuro".

5. Innovazione di Prodotto: Vini a Gradazione Contenuta e Versatilità
In risposta ai cambiamenti del gusto e alla crescente attenzione alla salute, il quinto punto suggerisce di "sperimentare nuove tipologie, come vini a gradazione contenuta, per intercettare consumatori attenti ai nuovi stili di vita." I mercati internazionali, infatti, richiedono "vini più versatili, capaci di accompagnare nuove abitudini alimentari", senza tuttavia snaturare l'identità italiana.
6. Sostenibilità Ambientale ed Economica: Un Futuro per chi Lavora
Il sesto punto evidenzia l'importanza di un doppio impegno: "Ridurre l’impatto ecologico in ogni fase della filiera, ma anche garantire redditi equi e stabili a chi lavora in vigna e in cantina." Un vino sostenibile, secondo Cotarella, lo è solo se tutela il territorio e assicura un futuro a chi lo produce.
7. Formazione e Competenze: La Nuova Generazione di Professionisti
Per affrontare le sfide future, è fondamentale investire sulla preparazione di "nuove generazioni di professionisti: enologi, agronomi, tecnici di cantina, addetti alla promozione." La formazione continua, aperta alle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ma "radicata anche nella conoscenza della tradizione e del patrimonio culturale che il vino rappresenta", è la chiave per mantenere l'eccellenza del vino italiano.
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8. Coesione della Filiera e Promozione Coordinata: Un "Brand Italia" Unico
L'ottavo punto invoca l'unità: "tra chi produce, chi trasforma, chi distribuisce e chi promuove." Le divisioni indeboliscono il sistema, mentre l'unità lo rende competitivo e autorevole. È necessaria una "visione condivisa che metta in rete esperienze, risorse e strategie" e una "strategia unica di comunicazione internazionale, capace di raccontare il vino italiano come espressione di territorio, cultura e stile di vita."
9. Tutela della Tipicità: Proteggere l'Identità Italiana
Il nono obiettivo riguarda la tutela verso "chi imita e banalizza denominazioni, vitigni autoctoni e vitigni che hanno dimostrato adattabilità ai nostri territori." La ricchezza del vino italiano risiede nella sua diversità, che va custodita con norme chiare e controlli rigorosi.
10. Presidio dei Mercati Emergenti: Investire sul Domani
Infine, il decimo punto sottolinea l'importanza di "investimenti nei mercati in crescita, dall’Asia all’Africa, senza trascurare quelli consolidati." L'export è una forza vitale per il vino italiano, ma richiede una presenza costante, strutturata e intelligente.
Un Patto Istituzionale Nazionale per il Vino
La richiesta finale di Riccardo Cotarella è che i protagonisti dell'intera filiera, con il sostegno delle Regioni e del Governo, firmino questo "Patto istituzionale nazionale". Questo accordo rappresenterebbe un segnale storico di coesione nazionale intorno a un settore che incarna economia, cultura e identità. L'incontro tenutosi a Palazzo Chigi tra la premier Meloni, i ministri Lollobrigida e Urso e il mondo del vino è stato definito da Cotarella "un primo passo", sottolineando che "solo uniti potremo garantire al vino italiano un futuro degno della sua storia".
La Scienza e la Passione dell'Enologo: Il Ruolo di Riccardo Cotarella
Riccardo Cotarella, con la sua lunga e illustre carriera, incarna la sintesi perfetta tra passione, cultura, scienza ed esperienza. Diplomato in enologia a Conegliano nel 1968, ha dedicato la sua vita al vino, fondando nel 1979, insieme al fratello Renzo, l'Azienda Vinicola Falesco S.r.l., con l'obiettivo di recuperare e valorizzare i vitigni autoctoni. La sua società di consulenze viticole ed enologiche, Riccardo Cotarella S.r.l., vanta un portafoglio di oltre cento clienti, tra cui personalità di spicco come Sting, Massimo D’Alema e Bruno Vespa.
Cotarella sottolinea l'importanza crescente della scienza nella vinificazione, soprattutto di fronte ai cambiamenti climatici. "A partire dai primi anni Duemila, i cambiamenti climatici hanno portato a notevoli cambiamenti nella qualità del vino," afferma. Oggi si vendemmia prima, ma grazie all'approccio scientifico è possibile ottenere vini ricchi di zuccheri e tannini. La scienza permette di spiegare le qualità positive o i difetti di un vino, che deve essere fatto con precisione, prestando un'attenzione maniacale a elementi come la temperatura e l'uso di lieviti selezionati.
L'enologo è considerato da Cotarella un "maestro d'orchestra", il cui compito è quello di interpretare il "terroir" - la combinazione di suolo, esposizione e posizione - e di esprimerlo attraverso il vino. L'Italia, con la sua incredibile varietà di uve e territori, offre un terreno fertile per questa espressione. "Nessun altro Paese al mondo è così ricco di biodiversità come l'Italia," dichiara Cotarella, evidenziando come questa ricchezza sia un patrimonio da preservare e valorizzare.
La sua visione non trascura l'aspetto sociale e culturale del vino. Cotarella è stato attivamente coinvolto nella formazione dei giovani di San Patrignano e nel progetto "Wine for life" della Comunità di Sant'Egidio. Attualmente ricopre il ruolo di presidente dell’Associazione Italiana Enologi (Assoenologi) e co-presidente dell’Unione Internazionale degli Enologi.

Il Vino Come Espressione di Cultura e Identità
Per Riccardo Cotarella, il vino è molto più di una bevanda: è "fonte di cultura ed è l'unico ingrediente dell'industria alimentare e delle bevande che esiste da millenni e che si evolve nel tempo". È un prodotto complesso, frutto di un equilibrio tra natura e tecnica, che richiede studio, esperienza e metodo scientifico per essere compreso a fondo. La divulgazione è importante, ma è fondamentale "fare attenzione a non banalizzare il vino con semplificazioni eccessive", distinguendo tra l'apprezzamento del consumatore e la competenza professionale.
L'enologo critica l'approccio miope e dannoso di chi equipara il vino a una semplice bevanda alcolica, senza considerare il suo valore storico, sociale e salutistico, se consumato con moderazione. Il vino fa parte della dieta mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità, e la scienza stessa ha dimostrato che un consumo equilibrato non è paragonabile agli abusi di alcol.
La carriera di Riccardo Cotarella è un esempio di come intraprendenza, passione e una visione chiara possano portare al successo nel mondo del vino. Il suo impegno per la valorizzazione dei vitigni autoctoni, la sua dedizione alla ricerca e alla qualità, e la sua capacità di interpretare e promuovere il vino come espressione di territorio, cultura e stile di vita, lo rendono una figura centrale nella definizione del futuro del vino italiano. Il suo Manifesto rappresenta un faro per guidare il settore attraverso le sfide attuali, preservando e rafforzando un patrimonio di inestimabile valore.