Hemingway e l'Arte del Bere: Daiquiri, Mojito e Altri Cocktail Leggendari

Ernest Hemingway, figura titanica della letteratura del XX secolo, non è stato soltanto un maestro della parola scritta, ma anche un profondo conoscitore e appassionato delle bevande alcoliche. La sua vita avventurosa, costellata di viaggi e soggiorni in luoghi esotici, lo ha visto sviluppare un legame indissolubile con certi cocktail, tanto da renderli quasi leggendari quanto le sue opere. Dalle spiagge assolate di Cuba ai rinomati bar parigini, Hemingway ha lasciato un'impronta indelebile nel mondo della mixology, legando indissolubilmente il suo nome a creazioni che ancora oggi deliziano palati in tutto il mondo.

L'Hemingway Special: Un Daiquiri Rivisitato per un Genio Letterario

La ricetta di questo cocktail è di quelle speciali, perché speciali sono gli ingredienti che la compongono: un grande scrittore, le spiagge assolate di Cuba e un bar diventato leggenda. Ernest Hemingway, uno dei più grandi scrittori del XX secolo, è noto per i suoi bellissimi libri, ma anche per la sua passione per il buon bere. Lo scrittore americano era un vero intenditore. Ma che cocktail beveva Hemingway? Nel corso della sua avventurosa vita e dei suoi viaggi, soprattutto a Cuba, ha sviluppato una passione specifica per un cocktail in particolare: quello che ora noi conosciamo come Hemingway Special.

L’origine del cocktail è affascinante. L’Hemingway Special sarebbe nato infatti proprio durante uno dei numerosi viaggi dello scrittore a Cuba. Più precisamente al famoso bar El Floridita, a L’Avana. Il locale cubano era noto per i suoi daiquiri, e così lo scrittore - che era un assiduo frequentatore del bar - ha presto sviluppato la sua versione del cocktail. Come? Eliminando lo zucchero e raddoppiando la dose di rum. In seguito, alla ricetta è stato aggiunto anche il succo di pompelmo. Creare un Hemingway Special richiede pochi ingredienti e passaggi molto semplici. Ecco la ricetta del cocktail di Hemingway per chi vuole provare una squisita variante del Daiquiri. L’Hemingway Special è un cocktail rinfrescante e leggermente acidulo, perfetto per le calde giornate estive.

Ernest Hemingway sorseggia un drink al bar El Floridita

Negli anni il bar El Floridita è diventato un luogo di pellegrinaggio per gli amanti dello scrittore americano, dei suoi libri e di questo drink. Ancora oggi, i visitatori possono sedersi proprio al bancone del bar dove Hemingway beveva il suo cocktail. L’Hemingway Special è dunque più di un semplice cocktail: è un pezzo di storia letteraria e un tributo a uno degli scrittori più influenti del XX secolo.

La Ricetta dell'Hemingway Special (ufficialmente riconosciuta dall'IBA)

  • 60 ml di Rum Bianco
  • 15 ml di Succo di Lime Fresco
  • 10 ml di Succo di Pompelmo Fresco
  • 2 gocce di Maraschino

Procedimento: Versare tutti gli ingredienti in uno shaker con ghiaccio. Shakerare energicamente e servire in una coppetta da cocktail precedentemente raffreddata.

Il Daiquiri: Un Cocktail, Tre Leggende e l'Ingegno di Hemingway

Il Daiquiri non ha un'origine sola, bensì tre. A differenza della storia incredibile ma certa del Moscow Mule, per questa specialità dall'animo caraibico le storie della “fondazione” si moltiplicano. Ma una cosa è certa: il premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway non poteva farne a meno e trovò un'ingegnosa (e alcolemica) soluzione per continuare a berlo anche quando scoprì di avere il diabete.

Le Origini del Daiquiri: Tra Marine, Generali e Ingegneri

Santiago di Cuba, 1898. Nel piccolo villaggio di Daiquiri, oggi conosciuto come Playa Daiquiri, naufraga un giovane marine americano, scampato all’affondamento della sua nave Maine nel porto de L’Avana. È l’evento che scatenerà la guerra tra Spagna e Stati Uniti, ma lui che ne sa: è esausto, ha sete e si fionda nel primo bar che trova. Peccato che la mescita abbia da offrire solo del rum, ottimo, ma non proprio la bevanda più indicata per placare la sete. O forse no, perché esiste una seconda storia altrettanto convincente: sempre 1898, sempre la spiaggia di Daiquiri. Stavolta a sbarcare sono le truppe americane per iniziare la guerra contro l'esercito coloniale spagnolo e liberare Cuba. Alla testa degli statunitensi c’è il generale Shafter, che si rivelerà un condottiero abbastanza imbranato. Forse perché troppo preso a degustare la bevanda diffusa tra i guerriglieri cubani alleati, la Cancháchara: 2/3 di rum, 1/3 di limone e un po’ di zucchero, “coraggio liquido” per le battaglie e ottimo antidolorifico per le ferite. Ma non c’è due senza tre e così la nascita del cocktail slitta in avanti di qualche anno, ai primi del Novecento quando un ingegnere minerario di origini italiane, Giacomo Pagliuchi, visita la miniera di ferro del collega americano Jennings S. Cox. A fine giornata è ora del drink e l’ospite in casa ha solo rum, zucchero e lime. Shakerati con del ghiaccio ne esce quello che Jennings definisce un rum sour, ma Giacomo non è d’accordo: “Questo nome non è degno di un cocktail così fine e delizioso come il nostro. Lo chiameremo Daiquiri”.

Mappa di Cuba con evidenziata la zona di Daiquiri

"My Daiquiri at El Floridita"

Passiamo decisamente al rango di storia se parliamo dell'invenzione ufficiale del Daiquiri, collocata a L'Avana nel bar El Floridita: un locale esistente in calle Obispo fin dal 1817, conosciuto prima con il nome di La Piña de Plata, poi come La Florida e infine trasformato nel suo diminutivo dagli affettuosi avventori. Qui nel 1914 arriva il bartender catalano Constantino Ribalaigua Vert, che ben presto diventa una leggenda grazie al suo Daiquiri, il primo fatto esattamente come lo conosciamo noi oggi. "My mojito at La Bodeguita, my daiquiri at El Floridita": poche parole che incidono la storia con lettere di fuoco e che consacrano una volta per tutte El Floridita a culla del Daiquiri. A dirle fu Ernest Hemingway, dal 1932 frequentatore abituale del locale. E così chi si ricorda più del bartender spagnolo Emilio Gonzáles del vicino Hotel Plaza, da cui forse Constante “prese spunto”. Ma la storia, si sa, se non la scrivono i vincitori lo fanno quantomeno gli scrittori.

La Ricetta Classica del Daiquiri

Tante storie ma per fortuna un’unica ricetta: il cocktail caraibico si prepara così.

  • 4,5 cl di rum bianco
  • 2,5 cl di succo di lime fresco
  • 1,5 cl di sciroppo di zucchero di canna

Mettere il ghiaccio nello shaker e poi aggiungere rum, succo di lime e sciroppo di zucchero; shakerare e servire nella coppa da cocktail o nella doppia coppetta da cocktail senza decorazioni.

Le varianti del Daiquiri sono numerose e spesso legate all’introduzione di un frutto, per rendere più rinfrescante questo cocktail tipicamente estivo. Abbiamo così lo Strawberry Daiquiri (con l’aggiunta di fragole), il Banana Daiquiri (con l’aggiunta di crema di banana) e il Frozen Daiquiri, versione moderna che prevede tra gli ingredienti anche una pallina di gelato. Naturalmente l’estimatore Hemingway ha messo lo zampino anche sulle variazioni: del Daiquiri lo scrittore premio Nobel proprio non poteva farne a meno, nemmeno quando scoprì di avere il diabete.

Quasi tutti i professionisti del bar e gli appassionati di cocktail sarebbero d’accordo sul fatto che il classico Daiquiri, un mix di rum, succo di lime e semplice sciroppo, è tra i più grandi cocktail mai creati. La sua semplicità e il suo equilibrio lo rendono un punto di riferimento nella mixology.

Il Daiquiri n°6: Un Altro Classico Cubano

Questo cocktail ha un seguito di culto nei circoli dei baristi per una buona ragione. Sostituendo il liquore al maraschino con la crema di cacao scura nel Daiquiri di Hemingway, mixando tutto in un frullatore, si otterrebbe un Daiquiri n°6. Questo è uno dei classici cubani meno conosciuti che si può far risalire al ricettario “Bar La Florida”, pubblicato nel 1935 da Constante Ribalaigua Vert, proprietario del famoso bar El Floridita a L’Avana, Cuba.

Il Mojito: L'Incantesimo Cubano Associato a Hemingway

Il Mojito è anch'esso il cocktail simbolo dell’estate, amato per le sue proprietà rinfrescanti e diffuso in tutto il mondo! Anche il Mojito, come il Daiquiri, ha origini cubane e trova tra i suoi ingredienti: rum bianco, foglie di menta pestate delicatamente con lo zucchero di canna, succo di lime, ghiaccio e soda (o acqua frizzante). Come ogni bevanda che si rispetti è avvolta dalla leggenda. Si narra infatti che il corsaro Francis Drake per curare i suoi marinai dallo scorbuto, creò questa particolare mistura a base di tafia (ricavata dal succo di canna da zucchero), agrumi e hierbabuena, dando vita a primo antenato del mojito! La grande fama del Mojito risale comunque al Novecento quando hanno cominciato a prepararlo i barman cubani prima e del resto del mondo poi, ma anche quando è stato associato al nome di grandi personalità, come appunto Hemingway.

Mojito: ricetta, preparazione e storia del Cocktail Cubano con Rum e Menta

L'Origine del Mojito: Tra Corsari e Marinai

La parola, spagnola, probabilmente è ricollegata a mojo, parola africana che significa incantesimo. L’origine del Mojito ci riporta al 1586 quando Francis Drake, arrivò all’Avana. In quell’epoca, il drink chiamato El Draque in onore al pirata inglese, era molto simile all’attuale Mojito ma realizzato con l’aguariente, sorta di grappa da cui si ottiene il rum. Creato e consumato dai marinai si può dire che il drink sia nato per scopi medici: “La grappa apportava il caldo, l’acqua diluiva l’alcol, il lime combatteva lo scorbuto per la mancanza di vitamina C, la menta aromatizzava e lo zucchero rendeva gradevole la miscela.” Intorno alla metà del 1800, con l’evoluzione delle tecniche di raffinamento e invecchiamento del rum, la grappa venne sostituita e la versione moderna della bevuta fu ribattezzata con il nome Mojito.

La Ricetta del Mojito

In un tumbler alto unisci le foglie di menta (o Hierba Buena), lo zucchero (di canna bianco raffinato), il succo del lime e il lime spremuto o leggermente pestato. Aggiungi il ghiaccio, il rum, la soda (o acqua gassata) e mescola per amalgamare. Decora con un rametto di menta.

Hemingway e il Mojito: Un Legame Controversi

Al contrario di quanto si è detto e scritto il Mojito non era il drink preferito di Hemingway. Lo scrittore era solito berlo a La Bodeguita del Medio all’Avana, noto ritrovo di scrittori, politici e personaggi famosi come Fidel Castro, Salvador Allende, Pablo Neruda. Sempre a proposito del Papa, si racconta che la sua variante più amata fosse realizzata con la miscela di due tipi di rum, il primo chiaro ed il secondo ambrato ed invecchiato almeno sette anni.

Altri Cocktail Legati al Nome di Hemingway

La passione di Hemingway per il bere si estendeva ben oltre i confini cubani, abbracciando una vasta gamma di distillati e miscelazioni. La sua presenza in città come Parigi, Venezia e L'Avana ha contribuito a creare legami con diversi cocktail, alcuni dei quali sono stati persino a lui attribuiti o da lui influenzati.

Il Sidecar: Un Classico Parigino Anni '20

La parola è originariamente riferita al carrozzino laterale delle motociclette. La paternità del cocktail Sidecar è molto discussa: c’è chi afferma che sia nato al The Ritz Hotel di Parigi durante la Prima Guerra Mondiale e chi reclama i natali londinesi con l’invenzione di Pat MacGarry, barman del Buck’s Club di Londra. A sostegno di quest’ultima tesi il famoso barman Harry MacElhone pubblicò per primo la ricetta nell’edizione del 1922 del suo libro Harry’s ABC of Mixing Cocktails citando come inventore del drink il suddetto barista.

Coppetta da cocktail con bordatura di zucchero per un Sidecar

Il Sidecar è uno dei tanti drink associati ad Hemingway. L’epoca di riferimento è quella degli anni ’20 durante la permanenza nella città della Festa Mobile, ovvero la sua amata Parigi. Il Sidecar è anche uno dei capisaldi per gli amanti del bere miscelato tradizionale e uno dei più popolari e storici cocktail crusta, forse secondo solo al Brandy Crusta inventato nel 1860 dall’italo-americano Joe Santini a New Orleans. La crusta, ovvero la bordatura di zucchero del bicchiere fu una vera e propria innovazione nel mondo dei drink. Nell’epoca del proibizionismo il Sidecar divenne uno dei cocktail più bevuti negli speakeasy di tutti gli Stati Uniti.

Procedimento: Unisci tutti gli ingredienti in uno shaker con 4/5 cubetti di ghiaccio. Agita finché non si raffredda lo shaker. Seguendo la ricetta più antica versa il tutto in coppetta da cocktail bordata di zucchero e decorata con una spirale di limone.

Il Bellini: Un Omaggio Veneziano

Il nome è un omaggio al pittore veneziano Giovanni Bellini. Il Bellini è stato inventato nel 1948 da Giuseppe Cipriani, capo barman e proprietario dell’Harry’s Bar, noto locale veneziano. Il cocktail semplice e raffinato fu ideato in occasione di una mostra del pittore Giovanni Bellini. Il colore rosato del drink ricordò a Cipriani il colore della toga di un santo in un dipinto del pittore, da qui l’idea di chiamare la sua creazione con il nome del Maestro rinascimentale.

Tra le dolcezze dell’Harry’s Bar che Paolo Conte accenna nella sua Hemingway il cantante avrà sicuramente avuto in mente il Bellini, uno dei più noti cocktail italiani che lo scrittore americano, habitué del locale, amava sorseggiare durante il suo soggiorno a Venezia. Tornando alla ricetta, altri grandi artisti italiani si sono aggiudicati una personale versione di Bellini sostituendo al nettare di pesca il succo di mandarino ottenendo così un Puccini, fragole Rossini, o melograno Tintoretto.

Procedimento: Versa il nettare di pesca bianca in un bicchiere con ghiaccio; aggiungi il prosecco e mescola. Filtra il drink ottenuto e versalo in un flûte.

Il Singapore Sling: Un Viaggio Esotico

La parola sling deriva dal verbo tedesco schlingen che significa ingerire. Nato tra il 1910 e il 1915, il Singapore Sling è un cocktail inventato da Ngiam Tong Boon per il Long Bar nel Raffles Hotel di Singapore. Si tratta di una versione creativa dello Sling, un cocktail realizzato con un miscuglio di alcol, acqua e zucchero, molto popolare negli Stati Uniti nell’800.

Il Raffles Hotel di Singapore, luogo di nascita del Singapore Sling

Il Raffles Hotel, dove è stato inventato questo cocktail, è talmente leggendario da essere diventato vero e proprio un monumento nazionale. Per le sale lussuose di questo albergo a cinque stelle, in stile coloniale, si sono alternati personaggi celebri come Charlie Chaplin, Ginger Rogers e lo stesso Hemingway che probabilmente proprio qui ha assaggiato il suo primo Singapore Sling.

Procedimento: In uno shaker unisci tutti gli ingredienti con il ghiaccio. Agita bene, servi il drink in un tumbler e colma con la soda. Puoi decorare con una rondella di ananas e ciliegina.

Il Montgomery Martini: La Secchezza di un Generale

Il nome deriva da quello del Generale Montgomery, comandante della ottava armata inglese in Nordafrica durante la Seconda Guerra Mondiale. Il Montgomery Martini è una gloriosa variante del Martini Cocktail, in cui gli ingredienti restano invariati ma cambiano le dosi. Il risultato è un drink totalmente differente, molto più secco. Si pensa che fu lo stesso Hemingway ad inventarlo battezzandolo con il nome Montgomery, in omaggio al famoso Generale al comando dell’armata inglese. Come il generale Montgomery, consigliava di rispettare un rapporto tra truppe amiche vs truppe nemiche di 15 a 1, così lo scrittore americano riteneva più corretta la proporzione tra vermouth e gin in 15 a 1 per il suo amato Martini. Fu uno dei tanti cocktail apprezzati da Ernest Hemingway durante la sua permanenza a L'Avana.

Procedimento: Versa il vermut nel mixing glass pieno di ghiaccio, rimescola e versa il gin. Dopo aver rimescolato il tutto versa il drink in una coppetta da cocktail fredda. Decora con un oliva o con la buccia del limone.

L'Arte del Bere Secondo Hemingway: Più di Semplici Bevande

"Bevo da quando avevo quindici anni e poche cose mi hanno dato più piacere. Quando lavori duro tutto il giorno con la testa e sai che il giorno dopo devi lavorare ancora cos’altro può cambiare le tue idee e indirizzarle su un altro piano se non il whisky? Quando hai freddo e sei zuppo, cosa può riscaldarti? Prima di un attacco chi può indicare una cosa capace di darti il momentaneo benessere che ti da il rum?” Tratto da Ernest Hemingway Selected Letters, 1917-1961.

Grande divoratore di vita e di bevute, Ernest Hemingway non ha mai nascosto la sua passione per l’alcol. Vino, rum e whisky rigorosamente senza ghiaccio e poi i miscelati. Il nostro omaggio allo scrittore è un viaggio illustrato tra i suoi drink più amati o presunti tali.

"Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è.” Tratto da Il vecchio e il mare. Questo spirito di adattabilità e ingegno si rifletteva anche nel suo approccio ai cocktail, dove non esitava a sperimentare e a creare versioni personalizzate.

"Un uomo intelligente a volte è costretto ad ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti.” Tratto da Per chi suona la campana. Una citazione che, seppur provocatoria, sottolinea come il bere potesse rappresentare per lui un momento di evasione o di riflessione.

"Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” Tratto da Morte nel pomeriggio. Hemingway vedeva nel vino e in altre bevande non solo un piacere, ma un elemento culturale e sociale.

"Volevo assaggiare questo nuovo drink. È tutto quello che facciamo, no? Guardare cose e assaggiare nuovi drink.” Tratto da Colline come elefanti bianchi. Questa frase cattura perfettamente la sua curiosità e la sua volontà di esplorare nuove esperienze, anche attraverso il gusto.

"Quando le cose vanno bene e tu ti senti giù, un drink può farti star meglio. Ma quando le cose vanno davvero male e tu sei lucido, un drink rende solo tutto più chiaro.” Tratto da Ventuno racconti. Hemingway riconosceva il potere confortante e chiarificatore delle bevande alcoliche, in particolare nei momenti difficili.

"Voglio farti ubriacare e tirarti fuori il fegato e metterti un buon fegato italiano e farti ritornare un uomo” Tratto da Addio alle armi. Un riferimento più crudo, ma che evidenzia la potenza percepita delle bevande nel trasformare o nel "riparare" uno stato d'animo o fisico.

In definitiva, l'eredità di Ernest Hemingway nel mondo dei cocktail è un affascinante intreccio tra la sua vita avventurosa, la sua prosa inconfondibile e la sua innegabile passione per il buon bere. I cocktail che portano il suo nome o che sono stati da lui amati continuano a essere celebrati, non solo per il loro sapore, ma anche come simboli di un'epoca e di un uomo che ha saputo vivere intensamente, con una penna in una mano e un bicchiere nell'altra.

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