I Maffei di Taurasi: Una Storia Tra Fede, Potere e Arte

La storia della famiglia Maffei di Taurasi si intreccia profondamente con le vicende del borgo irpino, delineando un percorso ricco di presenze significative, interventi artistici e trasformazioni architettoniche. Le informazioni a nostra disposizione permettono di ricostruire un quadro complesso, che abbraccia secoli di storia locale e nazionale, mettendo in luce il ruolo di questa casata nell'economia, nella vita religiosa e nella cultura del territorio.

Le Origini e la Discesa Greca

Le radici della famiglia Maffei affondano in un passato remoto, risalendo a un Principe Alfeo di origine greca. Secondo antiche scritture, la famiglia Maffey discendeva dal ceppo dei Maffei/y volterrani. Dalle fortificazioni volterrane si apprende che nel 1016 il Console Fuccio Maffei governava la città di Volterra insieme ad altri tre Consoli, ognuno dei quali professava la legge secondo l'origine della propria famiglia. Il Console Fuccio Maffei professava la legge Romana. I Maffei appartennero alle principali famiglie legate alla Santa Sede. Vari Papi, per i servigi resi, conferirono loro l'onore di alzare le proprie armi gentilizie. I Maffey fecero parte della curia romana, alcuni dei quali furono Cardinali, altri Arcivescovi e Vescovi.

I Maffei/y originari di Volterra, con Antonio Maffey, si stabilirono in Verona, dando più rami in più parti d'Italia dove a loro volta si trapiantarono. Governarono la città di Bologna e tutta la provincia. Per quest'ultimo, fu insignito da Papa Onorio III dei titoli di Conte Palatino e Cavaliere Aurato per sé e i suoi discendenti all'infinito. Nel 1274 i Maffey/i ancora presenti in Bologna, a causa delle lotte tra i guelfi e i ghibellini, dovettero abbandonare la città per rifugiarsi in Verona, dove sempre Antonio Maffey fu fatto Podestà di questa città. La famiglia Maffei/y in Verona ebbe alte cariche e fu tra le famiglie nobili più in evidenza della città veneta. Nel 1650 da Carlo Emanuele II di Savoia e successivamente da Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, Giovanni Francesco Maffey ottenne per sé e per i suoi discendenti il titolo di marchese.

Inoltre, la casata Maffei/y è legata anche a un'antica stirpe greca, quella dei Geremia o Geremei di Bologna, che aveva come antico avo Jeremias o Geremia duca di Colonia nell'antica Renania Settentrionale-Vestfalia, che verso l'anno 715 si stabilì a Bologna. Nell'atrio del Palazzo Maffei di Verona in Piazza delle Erbe, vi era un'epigrafe antica, dove si ricavava la discendenza dei Maffei dalla stirpe dei Geremei. I discendenti del Duca franco Geremia di Germania ed originarono da altrettanti nomi propri, le schiatte di varie famiglie illustri: Bazilieri, Buvalelli, Sopramari, Da Polenta, ecc. fra queste famiglie vi era anche la nobile casata dei Maffei di Verona. Maffey attraverso il corso della storia da Verona passarono per Roma, Mirandola, Piemonte, e in Francia. Sempre da Verona, Trentino-Alto Adige, e Tirolo, rami della casata Maffei/y si stabilirono in Germania, Baviera, dove appartenero alla nobiltà del Sacro Romano Impero germanico.

La casata attraverso i secoli si stabilì in varie città d'Italia e d'Europa. Già dal 1409 ci sono fonti che danno la famiglia Maffei “abitante in contrada di San Benedetto” (nell'area dell'attuale palazzo: «De Maffeis Bartholomea uxsor quondam Maffei cum Daniele et aliis filiis Petrus Paulus quondam Antonii, Marcus quondam Aloisii de S.

All'inizio del Seicento la famiglia Maffei di San Benedetto si componeva di Angela Guarienti, vedova di Nicolò Maffei, con i figli Marcantonio e Nicolò, quest'ultimo sposato a Benedetta Fumanelli con quattro figlie e un maschio di nome Rolandino. Scomparsa la capo famiglia, rimasero soli Marcantonio Maffei ed il nipote Rolandino. Furono questi due Maffei, zio e nipote, che nel 1626 vollero ricostruire il loro palazzo la cui costruzione si protrasse peraltro fino al 1668. L'edificio, in stile tardo rinascimentale, è allo stesso tempo imponente ed elegante, su tre piani. Alla sommità del palazzo una balaustra con sei statue di divinità: Ercole, Giove, Venere, Mercurio, Apollo e Minerva. Queste divinità sono scolpite nel marmo locale, ad eccezione di quella di Ercole, che si crede proveniente dal tempio del Campidoglio, le cui fondazioni sono state riportate alla luce proprio all’interno del palazzo. Scipione Maffei, nato a Verona nel 1675, fondò nel 1710 con Zeno e Vallisnieri il «Giornale de' letterati italiani». La sua multiforme attività puntò coraggiosamente allo svecchiamento delle strutture sociali e culturali italiane. Fu, con Muratori, una tappa importante per il passaggio dall'età degli eruditi a quella dei riformatori.

Palazzo Maffei Verona

I Maffei a Taurasi: Presenza Economica e Sociale

La presenza dei Maffei a Taurasi è documentata fin dal XIV secolo. Il comune di Taurasi sorge nell'area della Valle del Calore. È un borgo di 2.296 abitanti, situato a 398 metri sul livello del mare e a 35 km da Avellino. Il territorio si estende per 14,41 km² e i comuni confinanti sono: Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montemiletto, Sant'Angelo all'Esca e Torre Le Nocelle.

La famiglia Maffei era inoltre dotata di altre chiese come S. Andrea, nel casale confinante di S. Solofra, che per un periodo fece parte del territorio di Solofra, la quale poi diventerà un'autonoma interprete. È importante sottolineare l'importante presenza dell'intero ceppo nell'economia locale. La famiglia Maffei era attiva non solo nelle chiese locali ma anche in quelle di un ampio circondario. La famiglia si impiantò nella capitale, in "strada degli orefici", diventando un centro commerciale la cui influenza si estendeva a tutta la provincia.

La famiglia Maffei era nota per la sua abilità nell'arte orafa. Vincenzo e Giovanni Leonardo sono ricordati per la loro attività, e la famiglia possedeva anche un marchio proprio. La peste del 1528 vide la perdita di alcuni membri della famiglia, tra cui un certo Maffei che perse la vita durante l'epidemia.

Nel corso dei secoli, diversi membri della famiglia ricoprirono ruoli di rilievo. Si menzionano Ferrante, governatore di Melfi, il medico Giovanni Camillo e il filosofo. La vita locale era segnata dalla loro presenza, e Fabrizio Maffei, pupillo di Giovan Paolo, fu presente agli atti più importanti. Michelangelo, arciprete nel 1588, era canonico della Collegiata. Nel 1691 si ricordano Aniello e Fabrizio, e nel 1699 Salvatore. La famiglia era anche legata all'attività di gabellotti, con Andrea e Vincenzo che gestivano la gabella delle scrofe.

Le fonti forniscono dettagli sulla composizione familiare e sui beni posseduti. Ad esempio, si citano membri della famiglia con crediti verso Arcangelo De Maio, pesi a favore del monastero di S. Agostino, della Camera feudale e della Chiesa della Trinità. Altri possedevano case, orti, giardini e terreni arborati e vitati. La famiglia Maffei era anche legata alla Cappella di S. Domenico e alla Cappella di S. Beatrice Gallo. Alcuni membri si impegnarono in fogli d'argento per 50 ducati. La famiglia del giurista Giuseppe senior è menzionata, con legami a famiglie come i De Vita e la Chiesa di S. Agata di Solofra. La famiglia aveva possedimenti nella giurisdizione, e Giuseppe senior fu Procuratore del re presso il Tribunale di Avellino.

Mappa Irpinia

Taurasi Radici, l'eccellenza del Sud

Interventi Architettonici e Artistici

La presenza dei Maffei a Taurasi si manifesta anche attraverso significativi interventi architettonici e artistici, legati principalmente alla committenza di opere religiose e alla ristrutturazione di edifici storici.

La Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta

La Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta (o Duomo) è uno degli edifici più importanti di Taurasi, e la sua storia è costellata di interventi che vedono coinvolta, direttamente o indirettamente, la famiglia Maffei. Le origini della chiesa risalgono al VII secolo d.C., quando i Longobardi, divenuti cristiani, edificarono la prima chiesa. Il primo documento conosciuto dove viene citata la chiesa in onore di S. Maria Assunta risale al 1260.

La chiesa ha subito numerose trasformazioni nel corso dei secoli. Nel 1745, D. Pietro Uberti fece costruire l'altare maggiore. Nel 1826, lo Zigarelli scriveva che la collegiata presentava quattordici canonici. Grazie alla devozione di cento taurasini residenti all'estero, nel 1896 fu dedicato un altare a Maria ss. Ausiliatrice. Nel 1930, il pittore Ciriaco D'Indio affrescò le pareti raffigurando santi. Il 28 ottobre 1948, D. Guido Bentivoglio, vescovo di Avellino, dedicò l'altare maggiore a S. Maria Assunta. Nel 1995, la chiesa fu consacrata dal vescovo di Avellino D. La bellissima statua lignea di S. Maria Assunta è un elemento di pregio.

La facciata della chiesa è del tipo a capanna ed è preceduta da una breve scalinata che porta all'artistico portale in pietra sormontato da un frontone spezzato da una nicchia, dove si osserva un affresco (del 1997) di A. Froncillo, raffigurante il santo. L'interno, ad unica navata, è adornato da colonne rinascimentali, commiste a fregi barocchi raffiguranti angeli, papi e santi. Alle pareti vi sono sei altari marmorei, sormontati da altrettante tele. Sulla destra vi è una piccola cappella dedicata a S. Maria Maddalena.

La Chiesa del SS. Rosario e il Convento Domenicano

Un altro importante complesso religioso legato alla famiglia Maffei è la Chiesa del SS. Rosario, unita al Convento dei PP. Domenicani. La chiesa fu edificata nel 1582 per richiesta dei PP. Domenicani, con l'aiuto di facoltosi taurasini e per volere di Luigi IV Gesualdo. Nel 1807, nella "Contribuzione Fondiaria", si legge che il Monastero del SS. Rosario comprendeva diverse stanze, un chiostro e una cantina.

La chiesa ha la facciata a capanna e presenta un bel portale in pietra sormontato da una lunetta semicircolare dove all'interno si osserva un dipinto su compensato di S. Domenico. L'interno ad unica navata è in aspetto moderno. Sulla sinistra si apre una piccola cappella dedicata a S. Maria Maddalena.

Opere d'arte di rilievo sono presenti nella chiesa. Sull'altare maggiore si trova la tela "Madonna del Rosario con Gesù Bambino tra i santi Domenico, Caterina da Siena, Tommaso d'Aquino e Pietro martire, tutti dell'Ordine Domenicano; al di sotto la famiglia Gesualdo. Il tutto contornato da 15 piccoli quadretti della Passione di Ns. Signore", olio su tela (265x197 cm), di Giovanni Balducci, di fine '500. Si conservano anche le tele "Santa Rosa da Lima", olio su tela (147x90 cm.), di autore ignoto, "S. Tommaso d'Aquino", olio su tela (146x90 cm.), di Michele Ricciardi, "S. Domenico", olio su tela (146x90 cm.), e "S. Michele Arcangelo", olio su tela (146x92 cm.), sempre di Michele Ricciardi. Nella cappella di S. Domenico, parte dell'originario pavimento maiolicato, risale al '500. Nel Convento dei PP. Domenicani, il chiostro con colonne pilastro in stile dorico con volte a crociera, risale al '600.

Un elemento di particolare interesse è uno stucco presente sulla porzione di soffitto posto al di sopra dell'organo. Nel 1932, a seguito del crollo di una parte della volta, gli stucchi tardo cinquecenteschi andarono perduti. Due benefattori fecero ricostruire un soffitto a volta, privo di opere d'arte. Lo stucco originale raffigurava i monaci seduti dietro l'organo, che accompagnavano un solista che suona l'arpa con volto ispirato. L'artista volle rappresentare il profeta Davide nel mentre con i suoi Salmi cantava le lodi del Signore insieme con i monaci di S. Domenico. Il volto del re era quello di don Carlo Gesualdo, principe di Venosa e signore di Taurasi. L'artista ignoto volle, per adulazione, rappresentare il volto del feudatario locale. Tuttavia, le movenze del cantore e lo strumento musicale ci fanno comprendere che l'autore ha voluto mostrarci il profeta Davide. Oggi non si può leggere nulla perché il tutto è stato ricoperto da altro materiale durante gli ultimi restauri.

Altre Cappelle e Edifici

La famiglia Maffei è legata anche ad altre cappelle e edifici a Taurasi. La Cappella dei SS. Rocco e Sebastiano, in piazza S. Rocco, risale alla seconda metà del XIX secolo. All'esterno, un affresco, in stile bizantino, raffigurante S. Rocco, è opera del rumeno C. All'interno, si conserva la tela "Madonna del Carmine", olio su tela (200x150 cm.), del XVIII sec.

La Cappella di S. Giuseppe, in vico S. Giuseppe, fu edificata per volere di D. 1751. Sul frontone si legge: AEDICVLA.S.IOSEPHI.

La Chiesa del SS. Salvatore, eretta per volere del sig. 1932, presenta una facciata a capanna e un portale in pietra sormontato da una lunetta semicircolare con un dipinto.

Il Castello Marchionale è una splendida struttura storica, ben conservata, che ha subito diverse trasformazioni nel tempo, ma il cui impianto originario risale probabilmente all'epoca longobarda. I Gesualdo ebbero lo "… Jus Padronato di S. Pietro a Castello". Nel 1820, il palazzo fu acquistato dai Carigliota d'Aulisio. A seguito del sisma del 1980, il palazzo venne ingabbiato da tubi di ferro e restaurato, sottoposto a vincolo ai sensi della L. 1089/39.

Altre strutture menzionate includono il Palazzo Santoli, via S. Marco, risalente alla prima metà del XVIII sec. e ristrutturato nel 1883. Il Palazzo degli Uberti (o villa Maria), via A. D'Ambrosio, è un'elegante abitazione rurale, un caratteristico "casino" con un grosso corpo centrale ad un solo piano, con aggiunte successive.

La Porta della Terra è la porta che nei secoli passati si apriva nella cinta muraria del castello. Costituiva l'ingresso al castello per chi proveniva dalla valle del fiume Calore.

Chiesa Collegiata Taurasi

Il Castello Marchionale: Testimone di Secoli di Storia

Il Castello Marchionale di Taurasi rappresenta una delle più significative testimonianze storiche del borgo, un complesso architettonico che ha attraversato secoli di trasformazioni, riflettendo le vicende dei suoi signori e l'evoluzione del territorio. L'impianto originario del castello risale probabilmente all'epoca longobarda, un periodo cruciale per la fortificazione e l'organizzazione del territorio irpino.

Le prime notizie certe sulla sua esistenza risalgono al XII secolo, ma è con la dominazione normanna che il castello acquisisce una maggiore importanza strategica e difensiva. Nel corso dei secoli, il Castello Marchionale fu feudo di diverse famiglie nobili, tra cui spiccano i Caracciolo e, in modo particolare, i Gesualdo, che ne furono signori per un lungo periodo. L'appartenenza dei Gesualdo al castello è testimoniata da elementi architettonici e araldici, come lo stemma dei Gesualdo-Este presente sul grande portale d'ingresso ad arco.

Il palazzo, con un impianto tipologico a corte, presenta un giardino e, mediante una scalinata, si accede ai piani superiori organizzati su due livelli. Nel primo piano nobile si osserva un immenso salone, già adibito a "Corte di giustizia", con un camino. Attigua a questo spazio si trova la cappella di S. Pietro a Castello.

La storia del castello è segnata da continui interventi di ristrutturazione e adattamento. Nel 1461, i Gesualdo detenevano lo "Jus Padronato di S. Pietro a Castello". Nel 1726, si menziona un "Benefizio: di s. Pietro". Le fonti del "Catasto conciario" del 1750 descrivono la composizione del "casamento sito nella Porta Maggiore", indicando la presenza di diverse stanze, un basso per uso di magazzino, e una cantina.

Nel 1807, la "Contribuzione Finanziaria" riporta la descrizione di una "casa di undici soprani, undici sottani con cortile coverto e scoperto e cantina sottoposta", probabilmente riferita a pertinenze del castello o a strutture ad esso connesse. Nel 1820, il palazzo fu acquistato dai Carigliota d'Aulisio, segnando un passaggio di proprietà che avrebbe influenzato ulteriormente la sua storia.

Il XX secolo ha visto il castello affrontare sfide significative. Il 20 febbraio 1926, un documento attesta che "il frammento della antica Arx dei Romani e del Castello trasformato in abitazioni private". Il terribile sisma dell'80, avvenuto il 23 novembre 1980, ha causato ingenti danni, portando all'ingabbiamento del palazzo da tubi di ferro per garantirne la stabilità. Successivamente, il castello è stato restaurato ed è sottoposto a vincolo ai sensi della L. 1089/39 dalla Soprintendenza ai B.A.A.S., un riconoscimento del suo valore storico e artistico. Nel 2001, si menziona la cappella di S. Pietro, testimoniando la continuità della sua funzione religiosa all'interno del complesso.

Castello Marchionale Taurasi

La Famiglia Maffei nel Contesto Storico-Artistico

La famiglia Maffei, pur con le sue ramificazioni in diverse parti d'Italia e d'Europa, ha lasciato un'impronta indelebile a Taurasi, partecipando attivamente alla vita economica, sociale e religiosa del borgo. La loro influenza si estende dall'ambito della committenza artistica alla gestione di beni ecclesiastici, contribuendo a plasmare il patrimonio storico-artistico locale.

La presenza di opere d'arte significative all'interno delle chiese di Taurasi, come le tele di Giovanni Balducci e Michele Ricciardi, o gli affreschi di Ciriaco D'Indio, testimonia un mecenatismo che ha favorito la fioritura artistica del territorio. La famiglia Maffei non fu solo committente, ma spesso anche beneficiaria di opere e legata a istituzioni religiose, come dimostrano le donazioni e le fondazioni di altari e cappelle.

L'eredità dei Maffei a Taurasi si manifesta non solo nelle opere d'arte e negli edifici storici, ma anche nella memoria collettiva, che li ricorda come una casata influente e parte integrante della storia del borgo. La loro vicenda si intreccia con quella di altre famiglie nobili locali, come i Gesualdo, creando un tessuto storico-sociale complesso e affascinante.

Il legame con la "strada degli orefici" e l'attività legata all'arte orafa sottolineano ulteriormente il ruolo della famiglia Maffei nel contesto economico e artigianale della provincia. La loro capacità di adattamento e di espansione, che li ha portati da origini greche a stabilirsi in diverse città d'Italia e d'Europa, dimostra una notevole resilienza e una costante proiezione verso il futuro, pur mantenendo salde le proprie radici.

La storia dei Maffei di Taurasi è, dunque, un capitolo importante della storia locale, un racconto di famiglie, arte, potere e fede che continua a risuonare nelle pietre antiche del borgo e nelle opere che ancora oggi ne testimoniano la ricca eredità. La consapevolezza di questa storia contribuisce a creare un maggiore spirito di appartenenza, come sottolinea Alessandro Rossi, Capofamiglia dei Maffei del FirstXV di Verona Rugby, "conoscere meglio la città e la sua storia crei più spirito di appartenenza alla maglia e ai compagni perché con loro vivi delle esperienze nuove che ti ricorderai negli anni". Questo spirito di appartenenza e legame duraturo è una delle eredità più preziose che famiglie come i Maffei hanno saputo tramandare.

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