Il settore vitivinicolo del Triveneto, con il Pinot Grigio Delle Venezie a farne da protagonista, sta affrontando sfide epocali, dal cambiamento climatico alle mutate dinamiche di mercato. In questo scenario, il Consorzio DOC Delle Venezie si pone come attore fondamentale nel definire strategie di adattamento e innovazione, culminate nel recente Congresso annuale tenutosi a Trento. L'obiettivo è chiaro: garantire la sostenibilità economica, ambientale e sociale di una delle realtà vitivinicole più ampie d'Europa, che oggi conta 27.000 ettari vitati e un potenziale produttivo di 1,7 milioni di ettolitri imbottigliati nel 2024.

L'Impatto del Cambiamento Climatico: Una Sfida Interdisciplinare
La prima sessione del Congresso, intitolata "Cambiamento climatico e paesaggio viticolo: strategie di adattamento e sostenibilità per le imprese", ha messo in luce l'urgenza di un approccio olistico e interdisciplinare. Dino Zardi, Professore dell'Università di Trento, ha presentato dati preoccupanti sull'aumento delle temperature e della CO₂, con conseguenti scioglimenti dei ghiacciai, alterazioni dei microclimi, diffusione di specie invasive e un'intensificazione degli eventi piovosi. "I dati mostrano che dalla metà del secolo scorso le temperature sono in costante aumento, con una forte accelerazione negli ultimi quarant'anni, mentre la CO₂ - stabile fino all’Ottocento - è cresciuta per effetto delle emissioni provenienti dall’attività antropica," ha spiegato Zardi.
Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento della Politica Agricola Comune e dello Sviluppo Rurale del MASAF, ha sottolineato l'importanza di strumenti efficaci e sostenibili per affrontare questa sfida, citando il lavoro europeo su fitosanitari e Nuove Tecniche Genomiche (NGT-TEA), ambiti in cui il CREA è attivamente impegnato con nuovi programmi dedicati al settore vitivinicolo. "Serve un accordo rapido sulle tecniche genomiche - ha proseguito Blasi - fondamentali per la sostenibilità."
Maria Chiara Zaganelli, Direttore Generale CREA-Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, ha evidenziato come il CREA offra un supporto strategico all'agricoltura attraverso un vasto patrimonio di dati e programmi di ricerca mirati, con un rafforzamento degli studi genetici sulle varietà resistenti e delle sperimentazioni enologiche, inclusi i vini a basso grado senza dealcolazione.
Alessandro Armani, Responsabile beni Nord-Est del FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano, ha aggiunto una prospettiva culturale e paesaggistica, sottolineando come il cambiamento climatico incida non solo sulle produzioni agricole ma anche sulla gestione e fruizione dei beni culturali e paesaggistici. "Il clima cambia - osserva - e con esso cambiano le regole del paesaggio e della sua valorizzazione." Il FAI promuove l'agroecologia come risposta alla crisi climatica, integrando produzione, tutela ambientale e salvaguardia del paesaggio viticolo.

Innovazione Normativa e Promozione del Territorio
Paolo De Castro, Presidente Nomisma, intervenendo in collegamento, ha analizzato il contesto agroalimentare attuale, caratterizzato da segnali di contrazione dopo anni di espansione, aggravato da dazi e mutamenti nei consumi. Ha evidenziato come il nuovo Regolamento (UE) 2024/1143, frutto di un lungo lavoro e del contributo di figure come Luca Rigotti, Presidente del Gruppo di Lavoro Vino del Copa-Cogeca, rafforzi il ruolo dei Consorzi nella gestione del territorio, nella tutela del paesaggio e nella promozione dell'enoturismo.
Filippo Moreschi, UGIVI-Unione Giuristi della Vite e del Vino, ha approfondito gli aspetti giuridici legati alla tutela e gestione del paesaggio, sottolineando la necessità di una pianificazione che valuti l'impatto delle trasformazioni future in un'ottica di sviluppo sostenibile e il monitoraggio costante dei risultati. "Gli strumenti attuali prevedono anche il monitoraggio costante dei risultati, come accade nell’areale delle Venezie con il controllo della superficie agraria utile e dell’equilibrio tra bosco e vigneto."
Luca Rigotti ha chiuso la sessione con una riflessione sul futuro del Pinot Grigio, enfatizzando la necessità di coniugare sostenibilità ambientale ed economica e di interpretare i cambiamenti in atto. "Il mondo agricolo e viticolo ha da tempo compreso che il futuro va in questa direzione. Oggi siamo chiamati a interpretare i cambiamenti in atto: dal clima alle aspettative dei consumatori, fino alle nuove sensibilità delle giovani generazioni. Serve un vero cambio di paradigma nel nostro approccio produttivo," ha affermato. La sperimentazione si concentra su varietà resistenti, vini di basso grado naturale e nuovi stili di Pinot Grigio, con l'obiettivo di accrescere la notorietà e il prestigio del marchio istituzionale "Pinot Grigio Delle Venezie".
Ricerca Varietale e Innovazione Enologica per un Pinot Grigio del Futuro
La seconda parte del Congresso, "Il futuro del Pinot Grigio del Triveneto: innovazione, ricerca varietale e scenari normativi", ha spostato il focus sull'innovazione e sulla ricerca applicata alla viticoltura, con particolare attenzione alla produzione di Pinot Grigio DOC Delle Venezie a basso contenuto alcolico naturale e al possibile contributo delle varietà resistenti.
Luigi Bavaresco, Professore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ha analizzato gli effetti del cambiamento climatico sul Pinot Grigio, una varietà precoce fortemente influenzata dalle variazioni climatiche. "Il Pinot Grigio è una varietà precoce fortemente influenzata dal cambiamento climatico: oggi nel mondo se ne coltivano circa 63 mila ettari, di cui quasi la metà in Italia, distribuiti a livello globale tra aree fredde (10%), temperato-calde (55%) e molto calde (35%). Pur prediligendo i climi freschi, questa varietà negli anni - grazie ovviamente all’intervento di agronomi ed enologi - ha saputo adattarsi anche alle zone meno vocate."
Paolo Sivilotti, Professore dell’Università degli Studi di Udine, ha illustrato tecniche agronomiche impiegate in progetti di ricerca promossi dal Consorzio Delle Venezie, evidenziando margini di miglioramento sia sul fronte del basso grado naturale sia sull’impiego delle varietà resistenti. "Le prove e le degustazioni dimostrano che, nella ricerca agronomica, ci sono ancora margini importanti di miglioramento, sia sul fronte del basso grado naturale sia sull’impiego delle varietà resistenti."
Simone Vincenzi, Professore dell’Università degli Studi di Padova, ha offerto una prospettiva enologica, descrivendo gli strumenti utilizzabili in cantina per raggiungere un basso grado naturale, un obiettivo perseguibile sia in vigneto che attraverso pratiche enologiche mirate. "La dealcolazione è uno strumento utile soprattutto per quella parte di mercato che richiede prodotti completamente analcolici. Qui, invece, parliamo di basso grado naturale: un obiettivo che si può raggiungere in vigneto e in cantina, attraverso pratiche enologiche mirate."
Riccardo Velasco, Direttore CREA-VE, ha presentato le prospettive relative all'applicazione delle tecniche di evoluzione assistita (TEA), con le prime piante già in campo e risultati attesi nei prossimi anni. "Sul fronte delle TEA abbiamo prospettive molto interessanti: le prime piante sono già in campo e a breve ne avremo di nuove, con risultati attesi nei prossimi anni di sperimentazione. Altre linee seguiranno sulla base degli studi genetici e saranno testate anch’esse in campo nel lungo periodo."
Marco Stefanini, Tecnologo e Ricercatore della Fondazione Edmund Mach, ha illustrato il contributo delle varietà resistenti (PIWI), sottolineando la necessità di ampliare la gamma varietale per garantire una maggiore variabilità genetica. "Oggi in Italia sono iscritte 36 varietà PIWI. Serve più varietà per garantire una vera variabilità genetica e ci stiamo lavorando: nei prossimi anni avremo più tipologie resistenti pronte all’uso."
Michele Zanardo, Presidente del Comitato Nazionale Vini DOP e IGP, ha concluso la giornata con un aggiornamento sul quadro normativo in materia di Indicazioni Geografiche, evidenziando come il nuovo Regolamento (UE) 2024/1143 proponga una visione ampia di sostenibilità. "Il nuovo Regolamento propone una visione ampia di sostenibilità che integra aspetti ambientali, economici e sociali. La sfida ora è trasformare questi principi in strumenti concreti."
Gestione dell'Offerta e Stop ai Reimpianti per un Mercato Equilibrato
La sovrapproduzione rappresenta una delle minacce più concrete per il settore vitivinicolo italiano, e il Pinot Grigio Delle Venezie non fa eccezione. L'Unione Italiana Vini (UIV) ha evidenziato la necessità di introdurre misure che limitino le quantità prodotte, prevedendo una potenziale disponibilità di 90 milioni di ettolitri sul mercato per la vendemmia 2025. Di fronte a questo scenario, le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, insieme alla Provincia di Trento, hanno approvato misure di gestione dell'offerta per la campagna 2025/26.
Per la vendemmia 2025, la DOC Delle Venezie ridurrà la resa massima di uva per ettaro da 180 a 170 quintali (rispetto ai 160 quintali/ettaro del 2024). Viene inoltre confermata la misura dello stoccaggio amministrativo, già adottata negli anni precedenti per governare l'offerta e garantire equilibrio al mercato. Luca Rigotti, neo presidente del Consorzio, ha spiegato che "In un contesto internazionale complesso, rimane di fondamentale importanza l’applicazione delle misure di gestione dell’offerta, con l’obiettivo di coordinare il potenziale produttivo, monitorare i volumi e favorire una crescita equilibrata della Doc".
Stefano Quaggio, direttore del Consorzio Vini Venezia, ha ribadito la necessità di "impedire che si crei un eccesso di offerta che possa farci correre il rischio di ricadere nella crisi di qualche anno fa". Per questo motivo, l'assemblea dei soci del Consorzio Vini Venezia ha deliberato lo stoccaggio di una parte della nuova produzione di Pinot grigio (eccetto quella biologica): 20 quintali/ettaro di tutte le produzioni idonee alla rivendicazione della Pinot grigio Doc Venezia saranno vincolate, previa approvazione della Regione Veneto.
Questa strategia non è isolata in Europa. Oltre 150 viticoltori della Gironda, in Francia, stanno valutando di estirpare 20.000 ettari di vigna per ridurre la produzione. Il Pinot Grigio è uno dei vini più consumati al mondo, con l'Italia che ne esporta il 95% e l'86% della produzione nazionale proveniente dal Triveneto. Nonostante dati positivi sui primi imbottigliamenti della Doc Venezia nel 2022, il Consorzio adotta un approccio cauto.
"Il Pinot grigio è prodotto da una ventina di consorzi del Triveneto e da due anni ci muoviamo secondo una programmazione produttiva," ha spiegato Quaggio. "All’inizio del 2023, in base all’andamento delle vendite decideremo eventuali interventi su impianti, rese e stoccaggi".
La situazione dei prezzi dello sfuso è generalmente positiva, con un rialzo di circa il 20% nell'ultimo anno. Il Pinot Grigio, in particolare, ha registrato un aumento del 40% secondo la CdC di Treviso, attestandosi intorno a 1,15/1,20 euro al litro, una soglia considerata sostenibile ("quando si sta sopra l’euro si sta bene"). Unico neo è la siccità, che potrebbe influenzare le previsioni per le prossime vendemmie, sebbene si preveda un'annata positiva ma non elevata.
La denominazione Venezia Doc è quella trainante tra le cinque tutelate dal Consorzio Vini Venezia, con il Pinot Grigio come punta di diamante, destinato per il 90% all'export, soprattutto verso Regno Unito e Germania. Il Consorzio conta più di duemila produttori tra le province di Venezia e Treviso.
La cooperazione regionale tra Friuli Venezia Giulia e Veneto si sta rafforzando attorno al progetto di governo, tutela e valorizzazione di questo vino di successo. L'obiettivo è mantenere alto il valore del vino e dell'uva più coltivata in Friuli VG (oltre 8.500 ettari). Questa sinergia, nata nel 2017, rappresenta la volontà delle filiere vitivinicole del Triveneto di tutelare la denominazione di origine del Pinot Grigio, la cui produzione italiana, la prima al mondo per volume, viene prodotta per l'85% nel Triveneto, in una quantità pari a oltre 234 milioni di bottiglie.
