Bosio & Caratsch: La Storia del Primo Birrificio Industriale d'Italia e la Rinascita del Marchio

La storia della birra in Italia è un affascinante viaggio che affonda le sue radici in tempi antichi, ma è nel XIX secolo che inizia a prendere una forma più industriale e organizzata. A Torino, città che all'epoca si distingueva per la sua vivace produzione di birra, nasce nel 1845 quello che è universalmente riconosciuto come il primo birrificio industriale d'Italia: la Bosio & Caratsch. Questo stabilimento non solo ha segnato un punto di svolta nella produzione brassicola nazionale, ma ha anche lasciato un'eredità che, dopo un lungo oblio, sta vivendo una nuova giovinezza grazie all'impegno di birrifici artigianali moderni.

Le Origini Torinesi e l'Evoluzione di un Pioniere

Originariamente ubicata in via della Consolata, la Bosio & Caratsch, fondata da Giacomo Bosio come "Birreria del Giardino" con il motto "Bona cervisia laetificat cor hominum", si trasferì nel 1870 in corso Principe Oddone 81. Questa nuova sede rappresentava un salto di qualità significativo, dotata di reparti all'avanguardia per la produzione, ampie cantine, una ghiacciaia per la conservazione e una sala degustazione per accogliere i clienti. La scelta di utilizzare un metodo di fabbricazione basato "unicamente sull’uso di luppolo e orzo" testimoniava un'attenzione alla qualità degli ingredienti fin dalle sue prime fasi.

Stabilimento industriale di inizio XX secolo

Il successo non tardò ad arrivare. Nel 1898, la Bosio & Caratsch ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione dell’Industria Italiana di Torino, un riconoscimento che ne attestava la crescente importanza nel panorama produttivo nazionale. In quell'anno, l'azienda si estendeva su una superficie considerevole di 8.000 metri quadrati, impiegava circa 30 operai e produceva annualmente 7.000 ettolitri di birra, con depositi distribuiti nelle principali città italiane. Questo consolidamento testimoniava la capacità dell'azienda di rispondere a una domanda in costante crescita.

Innovazione Tecnologica e Ampliamenti Strategici

Il primo decennio del Novecento fu segnato da un ulteriore slancio per la fabbrica. Il culmine di questo periodo di espansione fu la medaglia d’oro ottenuta all’Esposizione Internazionale di Torino del 1911, un evento che proiettò la birra italiana sulla scena mondiale. Fu in questo contesto che si decise un ulteriore ampliamento dello stabilimento, affidato al noto architetto Pietro Fenoglio. Questo intervento mirava non solo ad aumentare la capacità produttiva, ma anche a modernizzare le strutture.

Verso la fine degli anni Venti, lo stabilimento originario fu quasi del tutto abbattuto per far spazio a una nuova e avveniristica sede in via Principessa Clotilde 1. Questo nuovo complesso era caratterizzato da impianti modernissimi alimentati a energia elettrica e da un sistema di imbottigliamento rivoluzionario. Le bottiglie venivano igienizzate e trasportate "a passeggio sui tapis-roulants" alla spillatrice, che le riempiva, le tappeava e le incassava in modo automatico. Questa innovazione tecnologica non solo migliorava l'efficienza produttiva, ma garantiva anche standard igienici elevatissimi, anticipando di decenni le pratiche industriali moderne.

Diagramma di un sistema di imbottigliamento automatizzato di inizio XX secolo

L'Assorbimento e la Chiusura

Nel 1937, la Bosio & Caratsch, che nel frattempo aveva visto la sua produzione annua crescere fino a 15.000 ettolitri, subì un cambiamento epocale: fu assorbita dal gruppo Birra Pedavena. Questa acquisizione segnò l'inizio di una nuova fase per lo storico birrificio torinese, che rimase sotto la proprietà di Birra Pedavena fino al 1969. In quell'anno, la proprietà decise la chiusura dello stabilimento di Torino, dichiarandolo improduttivo. La cessazione delle attività di quello che era stato il pioniere della birra industriale in Italia rappresentò una perdita significativa per la storia brassicola del paese.

Il Contesto Storico della Birra in Italia: Dalle Origini Antiche ai Microbirrifici

La storia della birra in Italia è ben più antica di quanto si possa immaginare. In Sicilia, già nel VII secolo a.C., i Fenici commerciavano e consumavano la birra. In Piemonte, a Pombia, scavi archeologici hanno rivelato una necropoli protoceltica a cremazione, appartenente alla cultura di Golasecca, che suggerisce antiche pratiche legate alla produzione e al consumo di questa bevanda.

La metà del XIX secolo segnò un punto di svolta con la nascita di piccoli impianti industriali per la produzione di birra in tutta Italia. Alla fine dell'Ottocento, si contavano già circa 140 birrerie industriali, sebbene le tecniche utilizzate fossero ancora in gran parte artigianali. Tra le marche emergenti in questo periodo si annoverano nomi storici come Wührer, Peroni e Menabrea.

La produzione e il consumo di birra in Italia conobbero un'ascesa costante, raggiungendo un picco alla fine degli anni Venti, con ben 156.900 ettolitri prodotti nel 1925. Le vicende belliche successive non furono favorevoli, e i decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale videro livelli altalenanti di produzione e consumo, sebbene con una tendenza generale alla crescita.

La Rinascita Artigianale e la Definizione Legale di Birra

Un nuovo capitolo nella storia della birra italiana è iniziato negli ultimi decenni con la proliferazione dei microbirrifici. I primi micro impianti di produzione in Italia sono nati nel 1996, anche se alcuni avevano già aperto i battenti in precedenza. Risale agli anni '80 il primo esperimento di birrificio artigianale, con l'apertura del minuscolo St. nel 1985 da parte di Peppino Esposito. Nel 2021, si sono celebrati i 25 anni dalla nascita della birra artigianale italiana.

L'elemento che ha caratterizzato sin dall'inizio la scena italiana è stata l'assenza di una tradizione brassicola consolidata. Questa peculiarità si è rivelata un'arma a doppio taglio: da un lato, ha permesso ai birrai italiani di sperimentare con grande libertà, non essendo vincolati da antiche consuetudini; dall'altro, ha richiesto una lunga fase di apprendimento per acquisire le competenze necessarie a muoversi con consapevolezza tra i vari stili birrari. Nei primi anni, la qualità media delle produzioni è rimasta piuttosto deficitaria, ad eccezione di alcune "oasi felici". Tuttavia, nel tempo, i birrai italiani si sono distinti per la loro notevole creatività. Tra il 2010 e il 2016, il numero totale di aziende brassicole in Italia si è più che triplicato, passando da 270 a 927 unità.

La legislazione italiana definisce la birra come "la denominazione riservata al prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica con ceppi di Saccharomyces carlsbergensis o di Saccharomyces cerevisiae di un mosto preparato con malto, anche torrefatto, di orzo o di frumento o di loro miscele ed acqua, amaricato con luppolo o suoi derivati o con entrambi. La fermentazione alcolica del mosto può essere integrata con una fermentazione lattica." Questa definizione normativa, aggiornata nel corso degli anni, fornisce un quadro preciso per la produzione e la commercializzazione della bevanda.

È importante sottolineare che il termine "birra doppio malto", entrato nel linguaggio comune in Italia, non ha alcun significato qualitativo o di tipologia, ma è legato esclusivamente a ragioni fiscali. Tale dizione è infatti prevista solo dalla legislazione italiana ed è sconosciuta al di fuori dei confini nazionali.

Dall'estate 2016, la birra artigianale è definita per legge in Italia, grazie alla legge 28 luglio 2016, n. [numero legge]. Questa normativa ha contribuito a dare un quadro più definito al settore, riconoscendo l'importanza dei piccoli produttori e della loro innovazione.

La Rinascita del Marchio Bosio & Caratsch grazie a Soralamà

Nonostante la chiusura dello storico stabilimento torinese, il nome Bosio & Caratsch non è caduto completamente nel dimenticatoio. Un birrificio artigianale, Soralamà Alta Birra, fondato nel 1999 in Val Chiavenna e trasferito in Val di Susa nel 2004, ha creduto nel potenziale di questo marchio storico. Soralamà ha acquistato il marchio Bosio & Caratsch e, rispettando i processi produttivi di qualità e i sentieri tracciati dai fondatori, ha rimesso in produzione quattro birre.

La scelta di utilizzare l'acqua del Canale di Torino, che un tempo conduceva in città quella della Dora Riparia, evoca un legame con le origini e con le risorse naturali che hanno contribuito alla storia brassicola torinese. La nuova gamma di birre Bosio & Caratsch proposte da Soralamà è composta da:

  • Blanche: ispirata all'antico stile belga, è prodotta con il 50% di frumento. Dal colore molto chiaro e leggermente torbida, presenta una schiuma abbondante e compatta e una buona effervescenza. All'olfatto spiccano i sentori dei cereali arricchiti da una equilibrata speziatura di coriandolo, ginepro e limone. È una birra estremamente fresca e beverina, con un retrogusto leggermente acidulo apportato dal frumento (Alc 5,0%).

  • Helles: di ispirazione tedesca, si presenta con un colore giallo vivo e un corpo leggero. Offre aromi di malto e profumi floreali conferiti dal luppolo. È ideale per dissetare e si distingue per la sua leggerezza (4,7° alc).

  • IPA (India Pale Ale): chiara e ad alta fermentazione, è ispirata alle India Pale Ale e realizzata con luppolo statunitense "Simcoe" in bollitura e dry-hopping. Una birra in cui spiccano gli aromi resinosi tipici che ricordano i frutti esotici e gli agrumi, con un finale amaro e secco (Alc 5,5%).

  • Marzen: una birra ambrata con ricchi aromi e gusti di malto che ricordano la crosta di pane. Ispirata all'omonima birra tedesca a bassa fermentazione, un tempo prodotta solo a marzo, è poco amara e morbida. È prodotta con il tradizionale sistema di ammostamento in decozione che accentua le caratteristiche maltose (5,5° alc).

Questa iniziativa rappresenta un tributo significativo alla storia della birra in Italia e un modo per mantenere viva la memoria di un pioniere come la Bosio & Caratsch, dimostrando come la tradizione possa convivere e prosperare con l'innovazione e la passione artigianale contemporanea.

Altri Pionieri Torinesi e il Declino

Oltre alla Bosio & Caratsch, Torino fu culla di altri importanti birrifici nel XIX secolo. Nacquero infatti anche la Metzger (1848) e la Boringhieri (1879). Karl Metzger, nel 1862, spostò i suoi impianti in via San Donato, e fu grazie all'ingresso del figlio Giuseppe nel 1888 che il commercio fiorì. La birra Metzger divenne anche un simbolo del movimento futurista, con campagne pubblicitarie firmate da Nicolay Diulgheroff e la sua presenza nel "Santopalato", il ristorante futurista di via Vanchiglia 2. La storia della Boringhieri, invece, si intreccia con quella della Bosio & Caratsch, divenendo soci dell'azienda fondata da Andrea Boringhieri. L'edificio della Boringhieri divenne un punto di riferimento per il quartiere, con un birrificio all'aperto e un orologio sulla torre che segnava l'ora per gli abitanti, tanto che la zona prese il nome di Boringhieri.

Fino agli anni Venti, la birra visse un momento di grande lustro in città, per poi iniziare un declino nel decennio successivo. Questo declino portò alla chiusura di numerosi stabilimenti, come quello di piazza Adriano che cessò la produzione nel 1939.

Il Birrificio Più Antico Ancora in Attività

Mentre la Bosio & Caratsch ha segnato l'inizio dell'era industriale, il titolo di birrificio più antico d'Italia ancora in attività spetta alla Menabrea. Fondata a Biella nel 1846 per volere dei fratelli Caraccio, la Menabrea non ha mai interrotto la sua produzione. La sua storia è legata anche a figure di spicco della politica italiana, come Quintino Sella, allora ministro delle finanze, che contribuì a far conoscere questa birra negli ambienti politici torinesi.

La storia dei birrifici italiani è dunque un intreccio di innovazione, tradizione, successi e sfide, un racconto che continua a evolversi con la passione dei produttori artigianali di oggi.

tags: #primo #birrificio #in #italia