Rupert Grint: Oltre Ron Weasley, tra crisi, rinascita e le ombre dell'alcol

La carriera di Rupert Grint, l'indimenticabile Ron Weasley della saga di Harry Potter, è un affascinante viaggio che trascende i confini del magico mondo di Hogwarts. Dalla giovane età in cui ha iniziato a recitare, senza una chiara idea del suo futuro, fino alla maturità artistica e personale, Grint ha affrontato le sfide dell'anonimato, la lotta per emanciparsi da un personaggio iconico e, come emerso in confessioni più recenti, un difficile rapporto con l'alcol. Questo articolo esplora le diverse fasi della sua carriera, le sue scelte post-Potter, le critiche mosse ai film della saga riguardo al consumo di alcol e le esperienze di altri attori del cast che hanno affrontato sfide simili.

L'ombra di Ron Weasley e la ricerca di una nuova identità

Quando Rupert Grint ha iniziato a recitare era ancora così giovane da non avere una risposta alla domanda “cosa vuoi fare da grande?”. Un lavoro a tempo pieno, quello dell’attore, con cui ha spesso mostrato di avere un rapporto conflittuale. "A volte mi manca l’anonimato" dice, ma al contempo l’ansia più grande che ha accompagnato l’addio al personaggio di Ron Weasley in Harry Potter è stata proprio quella di non riuscire a emanciparsi. Come lasciarsi alle spalle un’icona pop così amata? Come diventare un attore adulto?

Durante le riprese di Harry Potter, Grint ha tentato di cimentarsi in altri ruoli, con alterne fortune. Qualcuno ricorda "Pantaloni a tutto gas" (2002), un film in cui un bambino nato con due stomaci vuole diventare astronauta grazie alle sue flatulenze. Andò meglio con "In viaggio con Evie" (2006), in cui condivide la scena con Julie Walters. La carriera in parallelo al personaggio di Ron Weasley è continuata con "Wild Target - Una valigia per tre" e "Prigionieri del ghiaccio", uscito l’anno dopo la conclusione della saga. Rupert Grint non ha mai nascosto la sua fatica sul set di Harry Potter, un impegno che ha preso tutti gli anni della giovinezza con tutte le pressioni di una saga del genere. "A volte era alquanto soffocante. È stato un impegno giornaliero pesante per dieci anni a conti fatti. È stata un’esperienza grandiosa, una bella esperienza di famiglia. Un posto grandioso in cui ritrovarsi, ma, a volte, pensavo 'Vorrei fare altro', avere la possibilità di vedere cos’altro c’era da fare."

Possibilista riguardo all’idea di apparire in un ipotetico adattamento cinematografico di "Harry Potter e la maledizione dell’erede", ha però disertato (probabilmente per altri impegni lavorativi) la reunion dei 20 anni.

Rupert Grint giovane sul set di Harry Potter

Dopo Ron Weasley: dal camioncino dei gelati alla crisi artistica

Dopo Ron Weasley cosa ha fatto Rupert Grint? Ha venduto gelati. Più o meno. Come Emma Watson e Daniel Radcliffe, ha cercato di dare una svolta radicale scrollandosi di dosso il personaggio. Rupert Grint è entrato in crisi. Ha più volte ammesso di non essersi sentito in grado di interpretare altri personaggi. Pensava di essere stato troppo nel ruolo per poter fare altro. Così ha acquistato un camioncino dei gelati bianco e rosa per tornare a casa l’ultimo giorno di riprese. Male che fosse andata, ha detto ai famigliari, avrebbe potuto fare il gelataio ambulante…

Così non è stato. Si è preso un anno sabbatico e si è goduto il suo status di star con qualche comparsata in tv. Ha portato la torcia olimpica nel 2012, ha fatto qualche doppiaggio e ha recitato insieme ad Alan Rickman in "CBGB", film dedicato all’omonimo rock club di New York. Il film è stato distribuito in Italia solo in home video. Fu in scena con Shia LaBeouf, Evan Rachel Wood e Mads Mikkelsen in "Charlie Countryman deve morire". Entrambi senza grande successo.

La svolta televisiva e il lato oscuro dei ruoli

Rupert Grint aveva bisogno di un nuovo media. L’ha trovato nel piccolo schermo, dedicandosi con maggiore successo alla serialità. Lo vediamo nel 2017 in "Snatch", serie ispirata all’omonimo film di Guy Ritchie, nel ruolo anche di produttore esecutivo. Nello stesso anno si dedica alla commedia con "Sick Note". Nel frattempo il suo corpo è cambiato, si è allontanato dal "typecasting" del giovane svampito, assumendo un aspetto più trasandato, malaticcio, assuefatto e depresso. Sempre muovendosi nelle produzioni inglesi interpreta l’ispettore Crome in "Agatha Christie - La serie infernale".

Rupert Grint in una scena della serie

Il rilancio nell'horror e le ombre dell'alcol

Inizia così nel 2019 la sua stagione horror soprannaturale. Lo colloca lontano da ciò che era Ron Weasley, pur portandolo nei panni di personaggi simili nell’estensione emotiva. Non si lancia mai in grandi monologhi o intensi momenti da Oscar. Lavora meglio in funzione della storia. Lo si può trovare nell’episodio "I sogni nella casa stregata" nella serie "Cabinet of Curiosities", ideata da Guillermo del Toro, qui diretto da Catherine Hardwicke, ma il suo ruolo più in vista resta quello di Julian Pearce nella serie cult "Servant". Lì interpreta un giovane zio malandato, dipendente da droghe e alcol, cinico e così stralunato da avere spesso il punto di vista giusto sulle incredibili vicende che coinvolgono la famiglia e il piccolo Jericho. Il sodalizio con M. Night Shyamalan sembra essere il viatico per un rilancio per l’attore, che, diventato papà nel 2020, pare avere definitivamente accettato la sua strada. Una metamorfosi di personaggio degna dei Culkin. Una graduale discesa in ruoli sempre meno comici e sempre più marcescenti. E al cinema quando lo rivedremo? La risposta è: prestissimo!

Il 2 febbraio arriverà "Bussano alla porta", il nuovo thriller di Shyamalan. Condividendo lo spazio con Dave Bautista, Rupert Grint sarà Redmond, un malintenzionato che sequestra una famiglia per… salvare il mondo dall’apocalisse.

Bussano alla Porta | Secondo Trailer Ufficiale

Le critiche al consumo di alcol nei film di Harry Potter

Critiche negli Stati Uniti al sesto episodio della saga: i giovani maghi «bevono» troppo. Troppo alcol. Magico, sì, ma pur sempre alcol. Quello che bevono i protagonisti di "Harry Potter e il principe mezzosangue", ultimo film della saga e che ha fatto scandalizzare i genitori americani. Portavoce dell'indignazione materna è Tara Parker-Pope, che sul New York Times ha dichiarato guerra alle birre scolate dalla secchiona Hermione Granger, ai boccali di idromele tracannati dal rosso Ron Weasley, agli sherry che Harry Potter beve con gli insegnanti di Hogwarts. Il punto è che negli Stati Uniti l'età minima per poter comprare e consumare alcolici è di 21 anni; ma i giovani protagonisti del film ne hanno soltanto 16. E tante bevande "off limit" hanno scatenato preoccupazione. «In una scena vanno al pub» si scandalizza la giornalista. E poi: «Come madre di una fan di dieci anni sono rimasta stupita dalla reazione dei giovani spettatori al cinema: ridacchiavano davanti alla faccia di Hermione dopo aver bevuto la birra e si sono sganasciati dalla risate quando Hagrid ha perso i sensi per il troppo alcol». Insomma l'ennesimo cattivo esempio, magari da censurare? È vero che le scene ad alto tasso alcolico ci sono. E che l'Academy americana ha già posto un veto alle scene di fumo (così come per quelle di droga, sesso, violenza e volgarità) nella valutazione del rating delle pellicole destinate ai minori. Quindi il dibattito potrebbe non rimanere solo sul piano teorico: anche le scene di consumo di alcol potrebbero finire nel mirino della censura. Il New York Times cita un'opinione dell'Istituto di medicina e uno studio tedesco su oltre cinquemila giovani: quelli che avevano guardato film in cui si beve molto erano tre volte più esposti al rischio di lasciarsi andare a un consumo esagerato. Ma davvero l'idromele o la birra dei maghi sono così pericolosi? Secondo alcuni, pare di sì.

LOS ANGELES. "Harry Potter e il principe mezzosangue" ha battuto ogni record. Premiato dal pubblico e dagli incassi, l'ultimo episodio della fortunata serie magica adesso deve affrontare qualche critica. Come riporta il New York Times, molti genitori sono rimasti sorpresi dal ruolo dell'alcol all'interno del film. Hermione Granger alza il gomito con la birra. Neville Paciock gira con un vassoio di aperitivi. Ron Weasley si scola un boccale di idromele. Harry Potter e compagni sorseggiano sherry con i professori. Sembra proprio che gli studenti di Hogwarts abbiano qualche problemino con l'alcol. «Alcune sequenze danno un messaggio sbagliato», tuonano i genitori furiosi. Il dibattito, come spesso accade, era già scattato sul web: il foro ’Chamber of Secrets’ ad esempio ha aperto una discussione alla necessità di censurare le scene in cui i personaggi della Rowling consumano o scherzano sull’uso di alcolici. «Come madre di una fan di dieci anni sono rimasta stupita dalla reazione dei giovani spettatori al cinema: ridacchiavano alla faccia di Hermione dopo aver bevuto la birra e poi si sono sganasciati quando Hagrid ha perso i sensi in preda all’alcol», ha scritto perplessa la columnist Tara Parker-Pope. «Può essere l’occasione per aprire un dibattito con i figli sull’effetto dell’alcol», ha osservato Christopher Welsch, psicologo dell’Università del Maryland. La Warner Brothers replica sostenendo che le "scene possono essere interpretate in modi differenti".

Il successo commerciale e le implicazioni fiscali

Le polemiche, comunque, non hanno in nessun modo influenzato il successo del film al botteghino. «La saga di Harry Potter nonostante la crisi raccoglie al botteghino incassi da primato e conserva il suo ’charm’ tributario», così la rivista telematica Fisco Oggi della Agenzia delle Entrate commenta il successo al box office di Harry Potter e il principe mezzosangue. «A soli sette giorni dal debutto, il nuovo episodio ha già garantito un guadagno globale per gli operatori e le imprese coinvolte pari a circa mezzo miliardo di dollari», spiega la rivista in un articolo dal titolo ’Ciak and Tax’. Considerando questa cifra già consegnata «ai bilanci della Warner Bros e delle altre imprese che hanno preso parte all’iniziativa, e aggiungendo stipendi, salari e acquisti relativi all’intera filiera che accompagna il lancio della pellicola, il gettito atteso dal fisco, su scala mondiale, dovrebbe essere mediamente pari al 20% dei guadagni complessivi. A oggi, quindi, già prossimo ai 100 milioni di dollari in termini d’imposte e tasse. Si tratta naturalmente - viene sottolineato- di stime e di indicatori medi». La rivista calcola, inoltre, che «grazie agli incassi registrati nella settimana di debutto di Harry Potter, i ricavi sui sette mesi del 2009 della Warner Bros hanno cominciato a correre, oltrepassando il miliardo. Il fisco statunitense s’attende quindi, dal gettito dell’imposta sui profitti, il recupero di circa 200 milioni di dollari, senza considerare però eventuali spostamenti e transiti finanziari connessi alla contabilità dell’azienda piuttosto complessa nei suoi meccanismi gestionali. Infatti, a conti fatti, in media, la gran parte delle multinazionali statunitensi all’erario di Washington finiscono generalmente per lasciare soltanto il 40% delle imposte e delle tasse che versano annualmente, mentre la quota restante, cioè il 60%, si ridistribuisce nelle casse degli erari di molti Paesi esteri. Effetto questo indotto in parte dalla globalizzazione e, per la quota restante, da ansie fiscali di cui, in genere, beneficiano le giurisdizioni a bassa tassazione».

Grafico degli incassi dei film di Harry Potter

Il cast di Harry Potter: successi, sfide e il peso della fama

Il successo che hanno ottenuto i film di Harry Potter è stato travolgente e ha portato alla notorietà alcuni giovanissimi attori poi diventate delle vere e proprie star del mondo del cinema. Il cast di Harry Potter era costellato da grandi talenti a iniziare dai tre protagonisti Daniel Radcliffe (nei panni di Harry Potter), Emma Watson (in quelli di Hermione Grander) e Rupert Grint (aka Ron Weasley), per poi passare a Gary Oldman (Sirius Black), Alan Rickman (Severus Piton), Ralph Fiennes (Lord Voldemort), Maggie Smith (Minerva McGranitt), Robert Pattinson (Cedric Diggory), Bonnie Wright (Ginny Weasley) e Tom Felton, l’indimenticabile Draco Malfoy.

Sebbene nel corso di questi anni Felton non abbia mai dato scandalo, l’attore, oggi 35enne, ha raccontato di avere vissuto un periodo particolarmente buio durante l’adolescenza a causa del troppo e improvviso successo ottenuto grazie alla saga tratta dai libri di J. K. Rowling. All’interno dell’autobiografia "Beyond the wand: The magic and mayhem of growing up a wizard", Felton si è aperto per la prima volta parlando del difficile rapporto con l'alcol e dei ricoveri in rehab dove, al suo fianco, ha sempre potuto contare sul sostegno dell’amica Emma Watson. «Sono passato dal non essere particolarmente interessato all'alcol a bere regolarmente qualche pinta al giorno prima ancora che il sole tramontasse, e anche qualche bicchierino di whisky per accompagnare il tutto», racconta Tom Felton all’interno del libro dove svela anche come la sua dipendenza abbia interferito con la sua carriera. «Il mio alcolismo è arrivato al punto da portarmi a bere anche mentre lavoravo. Mi presentavo sul set impreparato. Non ero più il professionista che avrei voluto essere», ha affermato. Sebbene in un primo momento l’attore che in Harry Potter interpreta Draco Malfoy non fosse certo di voler inserire i propri problemi con l’alcool all’interno del libro di memorie, l'attore ha ammesso di essere stato incoraggiato proprio da Watson a raccontarsi senza alcun freno o paura. «Lei mi ha dato la forza per dire: “Questo aiuterà le persone”» ha spiegato a USA Today Tom Felton che, con Emma Watson, si dice abbia avuto una relazione segreta. «Non sarebbe stato giusto parlare solo di cose belle.

Tom Felton e Emma Watson in una foto recente

Dopo il suo incoraggiamento ho trovato la fiducia in me stesso per dire: “Sai cosa? Sono passati quasi vent'anni dall'uscita del primo film. Era il 2001 quando "Harry Potter e la pietra filosofale" sbarcava nelle sale, destinato a regalare ai maghetti del romanzo di J. K. Rowling un successo planetario. In occasione dell'emergenza coronavirus, Italia1 ripropone l'intera saga, un appuntamento a settimana per rivivere le avventure del mago più famoso del cinema. Lunedì 23 marzo alle 21:20 va in onda "Harry Potter e il prigioniero di Azkaban", il terzo capitolo della saga, in cui il protagonista si trova a combattere contro il pericoloso Sirius Black, scappato dalla prigione di Azkaban. Per Daniel Radcliffe, che interpretò Harry Potter, il successo non è stato semplice da gestire. La notorietà è arrivata ben presto per l'attore britannico, oggi 30enne, scritturato per la parte del protagonista ad appena 10 anni. Essere ricordato da tutti come il maghetto di Hogwarts lo ha portato ad essere introverso e a rifugiarsi nell'alcol. Una dipendenza superata grazie all'aiuto dei genitori, come ha raccontato alla BBC, e restando il più possibile lontano dalla vita frenetica di Los Angeles. Per Daniel Radcliffe però, la carriera non si è affatto interrotta. Tra i suoi ultimi lavori c'è "Guns Akimbo" di Jason Lei Howden, dal 23 marzo su Amazon Prime. Nel film l'ex bambino prodigio di Harry Potter veste i panni di un misterioso sviluppatore di videogiochi che finisce nella trappola del dark web. Slitta invece la messa in onda della seconda stagione della seconda stagione di "Miracle Workers", la miniserie antologica con Steve Buscemi, che era prevista per il 18 marzo su Italia1. Daniel Radcliffe è ancora una volta protagonista, nei panni di un erede al trono pavido e inetto. Non si ferma il successo di Emma Watson, che interpretò Hermione Granger, che forse meglio di Radcliffe è riuscita a slegarsi dal suo personaggio. Rupert Grint, che interpretò Ron Weasley, oggi 31 anni, aveva deciso di dire addio al mondo del cinema. Nel 2017 però si rimette in gioco con la serie tv "Snatch", sulla criminalità organizzata di Londra, poi nel 2019 con "Servant", l'horror thriller psicologico dal regista de Il sesto senso M. Anche gli altri allievi di Hogwarts hanno fatto strada. Tra loro Tom Felton, che interpretò Draco Malfoy, dopo il cinema si è messo in mostra con le serie tv, “The Flash” e “Origin”, ma si è anche dedicato alla sua carriera da chitarrista. Bonnie Wright, che interpretò Ginny Weasley, ha lavorato prima come modella, per poi sfondare come regista e sceneggiatrice, mentre Matthew Lewis che interpretava Neville Paciock ha abbandonato il mantello per un fisico statuario. L'attore, che ha preso parte a “The Sweet Shop”, “Io prima di te” e “Terminal”, ha posato per diverse riviste e nel 2017 ha sposato l'attrice Angela Jones, con una cerimonia in Italia, a Portofino. Difficile non ricordare chi non c'è più. Nel 2002 il pubblico ha detto addio ad Richard Harris che interpretava Albus Silente, sostituito poi da Michael Gambon che ha continuato a prendere parte a pellicole di successo come “Judy”, nel 2019, con il Premio Oscar Renée Zellweger. Infine Alan Rickman, morto nel 2016 per un tumore al pancreas, interpretava l'iconico Severus Piton. Poco tempo prima, aveva recitato in “The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca”, il suo ultimo ruolo di successo sul grande schermo.

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