L'assaggio in anteprima dei nuovi vini in commercio quest'anno ci è arrivato direttamente a casa: 50 piccoli campioni Vignon in cui il vino è stato ricondizionato (da una bottiglia di vino si ottengono 14 campioncini). Si tratta della prima vera annata del Chiaretto di Bardolino che dal 12 Aprile ha una Doc tutta sua e fa della corvina il suo punto di forza. Nel nuovo disciplinare quest’uva autoctona è ammessa fino ad un massimo del 95%, privilegiando così le note croccanti e agrumate che è in grado di esprimere nel terreno morenico dell’entroterra gardesano.
Nel disciplinare pubblicato in Gazzetta Ufficiale al termine “rosa” è stato aggiunto l’aggettivo “chiaro”, volendo in questo modo escludere in modo definitivo colorazioni intense spesso ottenute addizionando piccole percentuali di varietà colorate. L’annata 2020 è stata nel complesso buona, si è svolta con un andamento regolare che ha permesso all’uva di raggiungere una buona maturazione fenolica e di mantenere allo stesso tempo un buon livello di acidità, caratteristiche entrambe importanti per questa tipologia di vino e che abbiamo ritrovato nella maggioranza dei campioni assaggiati. Alcuni di essi risultano in questo momento ancora compressi ma, anche se prevediamo che nel giro di alcune settimane saranno in grado di esprimersi in modo più ampio, abbiamo scelto di scattare una fotografia della neonata denominazione al momento presente.
Fatta questa doverosa premessa, ci addentriamo nel mondo affascinante del Chiaretto, esplorando le sue origini, i suoi territori e le sue espressioni più significative.

La Storia del Chiaretto di Bardolino: Radici Antiche e Nuove Identità
Numerosi ritrovamenti archeologici dell’Età del bronzo, nonché successivi reperti romani e di epoca medievale - che riguardano l’offerta del vino nei riti religiosi - testimoniano la lunga e ininterrotta tradizione vitivinicola della zona del Bardolino. È nel XIX secolo che la produzione vinicola della zona del Garda incomincia a essere identificata esplicitamente con il nome di Bardolino. Il primo documento storico che riporta invece il termine Chiaretto, con riferimento specifico al territorio veronese, è l’edizione del 1806 del Vocabolario degli Accademici della Crusca.
In epoca romana l’area attorno al lago di Garda apparteneva alla Gallia Cisalpina: in quel territorio lo sviluppo della viticoltura fu favorito dall’uso del torchio, che non prevedeva la macerazione delle bucce, per cui il vino che se ne otteneva era rosa e non rosso. La stessa modalità di vinificazione venne introdotta dai Romani anche nella Gallia Transalpina, l’attuale Provenza: pertanto si può affermare che l’origine storica del Chiaretto sia identica a quella dei vini rosé della Provenza.
Tuttavia la tradizione vuole che la “nascita” del Chiaretto sia da imputare al senatore, avvocato e scrittore veneziano Pompeo Molmenti - verso la fine del 1800 soggiornava spesso sul lago di Garda - sembra avesse appreso in Francia la tecnica della vinificazione “in bianco” delle uve rosse. Zeffiro Bocci nel 1970 scriveva che «nelle zone viticole veronesi adiacenti al Benaco, si è sempre prodotto un Chiaretto del Garda ben definito».
Nel 1937 viene creato il Consorzio di difesa per la tutela dei vini pregiati veronesi, indicando fra le tipologie tutelate il Bardolino, mentre per l’istituzione ufficiale della Doc si deve attendere il 28 maggio 1968; l’anno successivo nasce il Consorzio di tutela del vino Bardolino. Fino a oggi il Chiaretto riportava in etichetta la dicitura Bardolino Chiaretto Doc ma con l’approvazione del nuovo disciplinare di produzione, che entrerà in vigore dalla vendemmia 2019, si chiamerà Chiaretto di Bardolino e avrà diritto a una Denominazione tutta sua, distinta dalla Doc del Bardolino.
Oggi con i suoi circa 10 milioni di bottiglie prodotte ogni anno è il più importante vino rosa italiano.
Valtènesi Chiaretto: L'Identità della Sponda Occidentale
Il ritrovamento del più antico aratro costruito dall’uomo - databile cinquemila anni prima di Cristo - testimonia che sulle colline moreniche attorno al lago di Garda si coltiva la vite “da sempre”: non si è a conoscenza né di chi l’abbia introdotta in questo territorio, né precisamente quando, ma alcune testimonianze storiche confermano che già nel primo secolo d.C. il vino prodotto nei dintorni del lago Benàco - questo il toponimo classico di matrice latina, poi abbandonato per adottare il termine di origine germanica Garda, da warda, ovvero luogo di guardia o luogo di osservazione - era ben noto e si poteva facilmente trovare nei banchetti degli antichi romani con il nome di Retico, come confermano gli scritti di Svetonio e di Plinio.
Nei secoli successivi, e fino in epoca moderna, la viticoltura rimase una pratica ampiamente diffusa, che non conobbe mai momenti di crisi o di abbandono, anche se non sempre era in grado di raggiungere livelli produttivi rilevanti: solamente nella seconda metà dell’Ottocento la comparsa virale di alcune malattie della vite, come l’oidio prima e la peronospora poi, provarono a minare questa tradizione secolare ma l’unico risultato che ottennero fu un maggiore impegno e l’adozione di nuove e più efficaci tecniche colturali da parte dei viticoltori. È soprattutto a partire dal secondo dopoguerra che la produzione vinicola gardesana imbocca in maniera significativa e duratura la strada della qualità diffusa; in particolare la svolta decisiva per l’enologia del Garda occidentale avvenne nel 1959, a seguito del primo Convegno sui vini bresciani organizzato nell’ambito dell’Esposizione Industriale Bresciana.
Da quella data in poi si comincia a parlare con sempre maggiore rispetto dei vini della “Riviera”, intendendo con questo termine il territorio e l’entroterra della costa lombarda del lago, conosciuto con il nome esteso di Riviera del Garda Classico. Il nome Chiaretto, che identifica il vino rosa prodotto in questo territorio, compare già agli inizi del Novecento, come testimoniano i cataloghi di alcuni tra i più importanti Concorsi Vinicoli dell’epoca. L’attuale termine Valtènesi identifica invece l’area più centrale e prevalentemente collinare della Riviera, dove tradizionalmente viene coltivata la varietà più tipica di queste campagne, il groppello, patrimonio esclusivo della sponda occidentale del lago.
Attualmente Il Consorzio Valtènesi associa circa un centinaio di viticoltori, di cui due terzi sono imbottigliatori presenti sul mercato con proprio marchio mentre un terzo è rappresentato da semplici produttori di uva. Complessivamente si prendono cura di una superficie vitata che raggiunge i 1.000 ettari: ogni anno alla produzione del Chiaretto vengono destinati circa 25.000 quintali di uva, che una volta vinificati corrispondono a circa 2 milioni di bottiglie: un numero in costante crescita negli ultimi anni.

Territorio e Clima: L'Influenza del Lago di Garda
L’area di produzione della Denominazione si estende dai confini con il Veneto fino a Salò, investendo integralmente o parzialmente il territorio di 16 comuni della riviera bresciana del lago di Garda e del suo entroterra. Una vasta area che ha conosciuto ben quattro fasi glaciali principali, ed altre secondarie, che si sono susseguite a partire da circa un milione di anni fa: ciascuna ha contribuito ad accumulare strati successivi e concentrici di diverse rocce provenienti da nord, andando così nel tempo a formare l’attuale assetto geologico. Le loro differenti origini e le loro variegate composizioni permettono ai suoli della Valtènesi di essere fortemente caratterizzanti, grazie alla ricchezza di sali minerali di diversa composizione. Le rocce, prevalentemente sedimentarie, hanno costruito nei millenni la copertura esterna, dalla fascia formatasi in origine, in manti più o meno profondi depositatisi nel Mezosoico e nel Cenozoico sui fondi marini.
Il clima della zona è decisamente mediterraneo, pur essendo sostanzialmente ai piedi delle Alpi: sulla riviera crescono olivi, limoni, cedri, capperi e numerose altre piante e vegetazione tipicamente mediterranee. Tutto il territorio è caratterizzato da una continua e costante ventilazione - il Garda è infatti un lago molto frequentato dagli amanti della vela e del windsurf - che garantisce in maniera mirabile la sanità delle uve.
Le Uve Protagoniste: Corvina e Groppello
I vini della Doc Valtènesi - sia nella tipologia Chiaretto che Rosso - devono essere ottenuti per almeno il 50% da uve groppello, dei due biotipi “gentile” e “di Mocasina”. Per la restante parte possono concorrere alla produzione del vino altri vitigni a bacca rossa - idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino - fino ad un massimo del 50%. La tradizione prevede l’utilizzo principale, come varietà aggiuntive, del marzemino, del barbera, del sangiovese e del rebo. I migliori Valtènesi Chiaretto si ottengono con percentuali elevate di groppello gentile.
Per quanto riguarda il Chiaretto di Bardolino, il suo punto di forza è la corvina. Nel nuovo disciplinare quest’uva autoctona è ammessa fino ad un massimo del 95%, privilegiando così le note croccanti e agrumate che è in grado di esprimere nel terreno morenico dell’entroterra gardesano.
Il Groppello: Un Vitigno Autoctono da Valorizzare
Il termine groppello è stato utilizzato fin dall’antichità per indicare varietà spesso assai differenti fra loro, ma che presentavano la caratteristica comune di un grappolo compatto con acini serrati, simile pertanto a un “groppo”, che nei vari dialetti della pianura padana significa “nodo”. Tra gli autori latini che nelle loro opere hanno citato questo vitigno troviamo i più importanti nomi della letteratura classica: Catone, Virgilio, Plinio e in seguito Cassiodoro. Il groppello fu chiamato pignolo nel 1299 da Pier De Crescenzi, esule ghibellino e alto funzionario bresciano: era il vitigno più tipico della zona del Garda, coltivato esclusivamente in Valtenesi, con l’eccezione di una piccolissima nicchia di produzione in val di Non, in provincia di Trento.
Molte notizie sul vitigno ci giungono da Gallo (1550) e da Bacci (1596), che paragonano i groppelli alle pignole, uve coltivate nella provincia bresciana dalla Franciacorta al lago di Iseo. In particolare il Gallo descrive dettagliatamente il groppello, sostenendo che si tratta di un’unica famiglia a cui si è usi modificare il nome a seconda della zona di coltivazione: sul lago di Garda, ad esempio, prende il nome di groppello di Mocasina. Un altro biotipo di groppello, quello denominato di Santo Stefano, pare assodato che corrisponda in tutto e per tutto a quello di Mocasina, mentre per quanto riguarda la tipologia più diffusa, il cosidetto groppello gentile, le principali differenze rispetto agli altri componenti della famiglia sono da ricercarsi nella forma dell’apice e nel grappolo sempre alato. Il groppello di Revò invece, coltivato sulle colline della cittadina omonima situata in Trentino, è considerato da alcuni studiosi il genitore delle varietà diffuse nel Bresciano, sostenendo in tal modo un’origine trentina del vitigno.
In passato il groppello era diffusamente presente in Veneto (in particolare nelle province di Vicenza, Verona e Treviso), in Trentino (val di Non) e in Lombardia (Brescia e Bergamo); in seguito è stato sostituito da vitigni considerati di maggiore qualità, soprattutto in epoca post fillossera: pertanto oggi il groppello è diffuso quasi esclusivamente sulla sponda bresciana del lago di Garda.
Il grappolo del groppello gentile è di medie dimensioni, mentre in genere è più piccolo quello del groppello di Mocasina e di Santo Stefano: tutti hanno comunque una forma cilindrica o cilindrico-conica, molto compatta, raramente provvista di una piccola ala. L’acino ha dimensioni medie, è sferico e in parte appiattito per la compressione del grappolo. La buccia è molto sottile, di media consistenza, pruinosa e di colore blu violetto. L’uva giunge a maturazione in genere nelle prime settimane di settembre.

La Vinificazione: Un Processo Delicato per un Vino Raffinato
In Valtènesi il Chiaretto si ottiene mediante la pigiatura soffice delle uve a cui fa seguito un breve e delicato contatto del mosto con le bucce, che in genere dura poche ore: è pertanto un classico “vino di una notte”, intendendo con ciò che i tempi di macerazione non superano mai le 12 ore, ma anzi sono di gran lunga minori.
È quasi sempre un vino dal colore rosa tenue, una tinta che viene detta anche “petalo di rosa”, perché raramente il groppello, che è una varietà piuttosto povera di antociani, riesce a imprimere delle colorazioni più decise al mosto. Il vitigno invece - se coltivato con le giuste attenzioni e con la determinazione precisa di produrre uve per il Chiaretto, scegliendo con cura il momento di giusta maturazione e di raccolta - ha la predisposizione ad esprimere spiccati profumi floreali (anche qui ritorna il petalo di rosa), fruttati - si evidenziano in particolare i sentori di fragolina di bosco e di lampone - ed agrumati, di arancia, mandarino e pompelmo rosa, a cui spesso si associano alcune note dolci e delicate di miele d’acacia e di spezie.
Per il Chiaretto di Bardolino, l’annata 2020 ha permesso un’ottima maturazione fenolica e un buon livello di acidità, caratteristiche importanti per questa tipologia di vino. La nuova denominazione ha voluto escludere colorazioni intense, privilegiando note croccanti e agrumate.
Lezione 8: Come si fa il vino rosè - La vinificazione in rosato
La "Rosé Revolution" del Chiaretto Gardesano
A fine novembre, il gruppo di redazione veneto di Slow Wine ha risposto all’invito del Consorzio di Tutela del Bardolino partecipando a una giornata di studio e di assaggi in anteprima di Bardolino Chiaretto della vendemmia 2014. Presso le Cantine Delibori di Bardolino e presso l’Azienda Benazzoli di Pastrengo abbiamo potuto renderci conto di quale sia la direzione presa dalla denominazione per quella che è stata definita la “Rosé Revolution” del Chiaretto gardesano, con un buon numero di assaggi da vasca, provenienti diverse realtà produttive, grandi e medio piccole.
I dati diffusi dal Consorzio parlano chiaro: con oltre 9 milioni di pezzi collocati sul mercato nel 2014, il Bardolino Chiaretto rappresenta il 34% della produzione in bottiglia della denominazione, un trend di crescita che il nuovo stile produttivo potrà rafforzare soprattutto verso nuovi mercati esteri. «In realtà - racconta il direttore del Consorzio Angelo Peretti - da almeno tre anni avevamo allo studio un restyling stilistico nella produzione del Chiaretto e la vendemmia 2014 è stata l’occasione per avviare direttamente la sperimentazione, coinvolgendo oltre l’80% delle realtà produttive».
Già, la difficile vendemmia 2014 ha dato una vera e propria spinta alla Chiaretto Rosè Revolution, avvicinando il clima mediterraneo dell’area gardesana a un clima ben più nordico. Il risultato? Un Chiaretto che si avvicina più alla fisionomia di un vino bianco prodotto da uve rosse che a un rosato di stampo mediterraneo, ottenuto, quest’anno da uve un po’ meno mature, con macerazioni molto brevi e a basse temperature.
La ventina di campioni assaggiati - ancora torbidi, con acidità elevate, in gran parte tratti da partite che verranno poi diversamente assemblate - ci è sembrata marcare molto bene le caratteristiche del nuovo Chiaretto: un vino che già a partire dal colore mai troppo carico (ricorda la polpa del litchi) vuole proporsi con delicata freschezza. All’olfatto prevalgono le note agrumate (di pompelmo, di cedro) e delicatamente floreali, tipiche della corvina raccolta non eccessivamente matura. Sembra ancora un po’ presto per valutare pienamente l’impatto gustativo, ma senza dubbio questo nuovo Chiaretto non mancherà di sapidità e freschezza, mostrando anche una gradazione alcolica contenuta e una golosa piacevolezza di beva.
Non possiamo che salutare con favore questa Rosè Revolution, ricordando come sia sempre stato difficile riconoscere un vero e proprio stile territoriale nel Bardolino Chiaretto, con colori che andavano dal rosa cipria fin quasi allo scarlatto, e bouquet aromatici spesso virati sul frutto rosso maturo o sulla caramella di lampone e frutti rossi (detti tout court Chiaretto “ciliegione” o “caramellona”). Ci piace sottolineare che questa rivoluzione vede impegnati assieme quasi tutti i produttori e il fatto che la “rivoluzionaria novità” rappresenta in realtà soltanto un primo passo. L’obiettivo è infatti quello di razionalizzare l’intera produzione della denominazione, capovolgendo rapporti di produzione tra il Chiaretto e il Bardolino (oggi all’incirca di uno a due).
Anteprime e Degustazioni: Uno Sguardo ai Vini Promettenti
L'agenda degli eventi legati al mondo del vino italiano è ricca e variegata, e le anteprime dedicate ai vini rosa non fanno eccezione. Eventi come "Corvina Manifesto - L'Anteprima del Chiaretto di Bardolino" e "Anteprima Colline Teramane" offrono occasioni preziose per assaggiare le nuove annate e comprendere le direzioni che le denominazioni stanno prendendo.
La 13ª edizione di "Corvina Manifesto - L'Anteprima del Chiaretto di Bardolino", organizzata dal Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino, è stata la vetrina privilegiata di 120 etichette di 40 produttori gardesani del vino rosa che nasce da uve Corvina sulla sponda orientale del lago di Garda. L'evento ha permesso di assaggiare diverse tipologie di Chiaretto di Bardolino: quelle del 2022, quelle di annate precedenti già in commercio e quelle non ancora uscite sul mercato che hanno riposato in cantina.
La prima edizione de “Il Chiaretto che verrà. Pre-anteprima dell’annata 2018” ha visto la partecipazione di 45 aziende, trasformando il ristorante La Loggia Rambaldi di Bardolino in un grande banco d’assaggio con degustazioni libere dei rosati del Consorzio e specialità gastronomiche gardesane.
Nel confronto tra le due sponde del lago di Garda, quella veneta (Bardolino) e quella bresciana (Valtènesi), si nota che la colorazione rosa dei Chiaretto della Valtènesi in genere è più marcata, più intensa, rispetto a quella degli omonimi del versante veneto. Probabilmente sono le differenti caratteristiche di corvina e groppello - le due uve “di riferimento” dei due territori - a incidere molto in questo senso. Si è notato poi come i Chiaretto da groppello esprimano sentori più contenuti di frutta al naso (raramente si trovano i piccoli frutti rossi che “marcano” quasi sempre i Chiaretto di Bardolino) ma più sostanza e più polpa fruttata al palato.
Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Valtènesi, ha commentato l'annata 2020: «Dal punto di vista qualitativo siamo soddisfatti. Il 2020 è stata un’annata ideale per i colori molto tenui e per acidità rilevanti: l’andamento climatico anche difficile che ci ha penalizzato sul carico produttivo ha evidenziato delle precocità di maturazione per una vendemmia che fin dall’inizio è apparsa destinata a dare risultati brillanti per i nostri vini rosa. Continuità qualitativa importante per una denominazione che da tempo sta scommettendo sul trend positivo di un comparto che negli ultimi 7 anni ci ha visti crescere a ritmi medi del 10%».
I Vini che Hanno Soddisfatto: Una Selezione di Eccellenze
Dopo aver esplorato la storia, il territorio e le caratteristiche di questi affascinanti vini rosa, è il momento di scoprire alcune delle etichette che hanno maggiormente colpito per qualità e personalità.
TOP WINES Chiaretto di Bardolino
- Casaretti - Chiaretto di Bardolino Classico Rosa dei Casaretti 2020: Di grande eleganza, con note di fiori rosa, pesca e agrume in evidenza che si risolvono in un sorso armonico e fresco. Nasce sulle colline di Calmasino e Cavaion Veronese, gestite in regime biologico dai fratelli Giammaria e Stefano Rossi.
- Gorgo - Chiaretto di Bardolino Bio 2020: Vino delicato ma persistente e croccante, che offre ricordi di piccoli frutti rossi ed un sorso agile e ben sapido, dal lungo finale in cui riemerge il frutto. Ottenuto da vigneti a conduzione biologica dell’azienda gestita a Custoza da Roberta Bricolo.
- Le Ginestre - Chiaretto di Bardolino Classico 2020: Un bouquet ricco di fiori rosa invita al sorso che si rivela polposo ma, allo stesso tempo, dichiara con fermezza la sua origine morenica grazie a una decisa e gustosa sapidità. Prodotto nelle colline di Lazise, proprio a ridosso del Lago di Garda, dalla famiglia Ruffato.
- Le Muraglie - Chiaretto di Bardolino Birò 2020: Accattivante e dinamico nel susseguirsi di ricordi floreali, di piccoli frutti ed erbette aromatiche, che si ritrovano anche al palato, sorrette da un’ottima freschezza. Realizzato dai fratelli Vicentini sulle dolci colline di Santa Lucia ai Monti.
- Giovanna Tantini - Chiaretto di Barolino 2020: Fragranze deliziose di rosa e peonia ed un intrigante tocco di bergamotto invitano alla beva che si dimostra elegante ed energica, con una gustosa scia sapida finale. Giovanna Tantini lo realizza con grande attenzione alla maturità dell’uva sulle colline di Castelnuovo del Garda.
- Villa Cordevigo - Chiaretto di Bardolino Classico Gaudenzia 2018: Ottima prova per il “vecchietto” del gruppo, che dimostra come il Chiaretto abbia buone potenzialità di invecchiamento. Suadente al naso nei sentori rosa, slanciato al palato, con gustosi ritorni agrumati. Prodotto a Cavaion Veronese nella tenuta omonima di Delibori e Cristoforetti.
- Zeni 1870 - Chiaretto di Bardolino Classico In Anfora 2019: Sensazioni calde e complesse in cui il fiore fresco si accosta al frutto e all’agrume lievemente macerati. Palato disteso, sapido e piacevolmente pepato. L’azienda è una delle più longeve e storiche del Bardolino, oggi gestita dai fratelli Fausto, Elena e Federica Zeni.
MOLTO BUONI Chiaretto di Bardolino
- Bennati - Chiaretto di Bardolino I Gadi 2020: Note floreali in evidenza, beva dinamica in equilibrio tra freschezza e sapidità.
- Guerrieri Rizzardi - Chiaretto di Bardolino Classico Keya 2020: Sottili profumi floreali e agrumati si sviluppano in un sorso di bella finezza.
- Il Pignetto - Chiaretto di Bardolino Le Morandine 2020: Incisivo, con note floreali e piccoli frutti rossi in evidenza con piacevoli ritorni speziati.
- Le Fraghe - Chiaratto di Bardolino Bio Rodon 2020: Delicati ricordi di fiori e scorza d’agrume, sorso slanciato e gustosamente sapido.
- Marchesini Marcello - Chiaretto di Bardolino Classico 2020: Fresco e floreale, scorza d’agrume in evidenza che si ritrova anche nel palato verticale.
- Poggio delle Grazie - Bardolino Chiaretto Bio 2020: Olfatto denso e coinvolgente, con ricordi di fiori rosa e agrume, palato scattante.
- Righetti Enzo - Chiaretto di Bardolino Classico 2020: I ricordi di fragolina sono suadenti e invitano al sorso beverino.
- Vigneti Villabella - Chiaretto di Bardolino Classico 2020: Scorza di lime e fiore di gelsomino in un palato agile e sapido.
- Zenato - Chiaretto di Bardolino 2020: Sentori freschi di fiori rosa e croccanti di piccoli frutti rossi, palato di bell’agilità.
- Zeni 1870 - Chiaretto di Bardolino Classico Vigne Alte 2020: Fiori rosa, frutti croccanti e note agrumate in una beva dinamica e gustosa.
BUONI Chiaretto di Bardolino
- Benazzoli - Chiaretto di Bardolino Tecla 2020: Agrumato, dinamico, sapido
- Cantina di Soave - Chiaretto di Bardolino 2020: Floreale, polposo, sapido
- Cavalchina - Chiaretto di Bardolino 2020: Delicato, floreale, leggiadro
- Gentili - Chiaretto di Bardolino 2020: Fresco, floreale, ben teso
- Monte del Fra - Chiaretto di Bardolino 2020: Sottile, sapido, agile
- Lenotti - Chiaretto di Bardolino 2020: Succoso, energico, fresco
- Le Tende - Chiaretto di Bardolino 2020: Delicato, floreale, salino
- Le Vigne di San Pietro - Chiaretto di Bardolino Corderosa 2020: Sinuoso, floreale, fresco
- Albino Piona - Chiaretto di Bardolino 2020: Agile, balsamico, sottile
- Sartori - Chiaretto di Bardolino 2020: Teso, balsamico, verticale
- Seiterre - Chiaretto di Bardolino El Salgar 2020: Ricco, polposo, sapido
- Tenuta La Presa - Chiaretto di Bardolino I Territori 2020: Floreale, sottile, scattante
- Valetti - Chiaretto di Bardolino Classico 2020: Delicato, sottile, fragrante
- Villa Medici - Chiaretto di Bardolino 2020:
TOP WINES Valtènesi Chiaretto
- Cantrina, Riviera del Garda Classico Valtènesi Chiaretto A rose is a rose is a rose 2020: Questo Chiaretto viene prodotto con acini interi che macerano in genere per sei ore prima della pressatura; il risultato convince pienamente, per eleganza e rigore. I profumi floreali e fruttati sono fini e mai invadenti, la bocca è succosa e ben articolata, con un finale sapido e asciutto che invoglia prepotentemente alla beva. Molto gustoso.
- Cascina Belmonte, Riviera del Garda Classico Valtènesi Costellazioni 2020: Enrico di Martino si definisce un agricoltore di prima generazione; ha idee chiare e illuminate, soprattutto per quanto riguarda la conduzione biologica dei vigneti. Rigore e maestria nell’armonizzare gli elementi sono i tratti caratteristici di questo vino, incisivamente sapido e asciutto, che mostra comunque una ben calibrata morbidezza nel finale di bocca.
- Costaripa, Riviera del Garda Classico Valtènesi Rosa Mara 2020: Colore ricercatissimo ed invitante, naso intenso di piccoli frutti rossi maturi e rosa canina, bocca di bella sostanza e di grande aromia, gustosa e sapida, dal lungo finale succoso. Una gran bella prova per il vino di questa storica realtà della Valtenesi, magistralmente condotta e guidata da Mattia Vezzola, affermatissimo enologo in Franciacorta.
- La Basia, Riviera del Garda Classico Valtènesi Chiaretto La Moglie Ubriaca 2020: Vino dal nome singolare e simpatico, piacevolissimo e gustoso (tanto da indurre facilmente all’ubriacatura, tanto è buono e fila via nel bicchiere…). I profumi sono eleganti e intensamente fruttati, la bocca è armonica e suadente. I vigneti dell’azienda, situati a circa 300 metri di quota - che poggiano su suoli calcarei di origine morenica - sono tra i più alti della Valtènesi.
- Le Chiusure, Riviera del Garda Classico Valtènesi 2020: La cantina, diretta con lungimiranza e acume da Alessandro Luzzago, è situata in una bellissima cascina del Seicento, circondata da muretti a secco. Elegantissimo, incisivo e dinamico, di grande agilità al palato, dove soddisfa pienamente il gusto senza mai mostrare tentennamenti. Uno stile, che diremmo “francese”, che ci convince parecchio.
- Pasini San Giovanni, Riviera del Garda Classico Valtènesi Rosagreen 2020: Una cantina storica, fondata negli anni Quaranta da Andrea Pasini e guidata oggi dalla terza generazione, che ha abbracciato con convinzione un approccio viticolo biologico e sostenibile. Un vino di grande eleganza, fine e armonico, con una dinamica di bocca invidiabile, sorretta da una viva vena acido-sapida e dalla fragranza di un frutto colto al perfetto stato di maturazione.
- Podere dei Folli, Riviera del Garda Classico Valtènesi Preafète 2020: Situata a Mura, un borgo storico nella parte alta di Puegnago, questa azienda familiare conserva e valorizza un mondo contadino antico, quasi in via di estinzione.
- Pratello, Riviera del Garda Classico Valtènesi Sant’Emiliano 2020: Questa edizione del Sant’Emiliano, da uve groppello, barbera e marzemino, risulta intensa nelle note fruttate. L’entrata in bocca mostra subito una certa morbidezza, che tende ad allargare il sorso, mentre la spina acida ne allunga la persistenza.
- Saottini, Riviera del Garda Classico Chiaretto Rosa dei Venti 2020: Tappo a vite, leggermente lattico, gustoso, ampio pieno, un Chiaretto che può reggere primi piatti sostanziosi grazie alla pienezza del sorso, ben rinfrescato dall’acidità, ritorno finale di arancia amara.
- Selva Capuzza, Riviera del Garda Classico Chiaretto San Donino 2020: Luca Formentini, vignaiolo di professione e musicista per passione, conduce con lungimiranza e sensibilità la secolare azienda di famiglia. Presenta un Chiaretto semplice ed efficace, elegante nelle note olfattive e nel colore rosa tenue, morbido e avvolgente nel finale.
- Tenuta Roveglia, Riviera del Garda Classico Chiaretto Miti 2020: Elegante e compassato in entrata, agile nel procedere al palato grazie a una vibrante acidità, chiude indugiando un po’ troppo sulla morbidezza zuccherosa: complessivamente un vino dalla beva accattivante.
BUONI Valtènesi Chiaretto
- Avanzi, Riviera del Garda Classico Chiaretto 1931 2020: Fiori freschi, bocca succosa, morbida.
- Avanzi, Riviera del Garda Classico Valtènesi Chiaretto Rosavera 2020: Morbido, fruttato, avvolgente.
- Francesco Averoldi, Riviera del Garda Classico Valtènesi Chiaretto 2020: Semplice, asciutto, crudo.
- Bergognini, Riviera del Garda Classico Chiaretto 2020: Asciutto, sapido, gustoso.
- Patrizia Cadore, Riviera del Garda Classico Chiaretto 2020: Rosa intenso, morbido, fruttato, persistente.
- Cantina Bottenago, Riviera del Garda Classico Chiaretto 2020: Ampio, succoso, asciutto.
- Cantina Franzosi, Riviera del Garda Classico Valtènesi Chiaretto 2020: Elegante, sottile, asciutto.
- Cantina La Pergola, Riviera del Garda Classico Valtènesi Chiaretto Selene Bio 2020:
Il Chiaretto di Bardolino e il Valtènesi Chiaretto rappresentano due facce di una stessa medaglia, entrambe espressione di un territorio vocato alla viticoltura e di una tradizione che guarda al futuro con innovazione e passione.
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