Tassazione degli Alcolici nel Nord Europa: Tra Salute Pubblica e Modelli di Consumo

Il dibattito sulla tassazione delle bevande alcoliche in Europa si riaccende, mettendo in luce profonde divergenze tra i paesi del Nord e del Sud Europa, con implicazioni significative per il settore vitivinicolo e per le politiche di salute pubblica. Mentre alcune nazioni nordiche hanno storicamente adottato strategie fiscali aggressive per scoraggiare il consumo di alcol, i paesi mediterranei, forti di una tradizione alimentare e culturale diversa, mostrano modelli di consumo più moderati e, di conseguenza, una minore propensione a imporre tasse elevate sui prodotti alcolici, in particolare sul vino.

La Divisione Europea: Nord vs. Sud nei Modelli di Consumo

Le statistiche Eurostat evidenziano una chiara dicotomia: i paesi che consumano e producono più vino, caratterizzati da una forte tradizione legata alla Dieta Mediterranea, tendono a spendere meno in alcolici in generale. Questo modello virtuoso si contrappone a quello di molti paesi del Nord Europa, dove la spesa pro capite per bevande alcoliche è significativamente più alta. Nel 2021, le quote più elevate della spesa totale per consumi per le bevande alcoliche nell'UE sono state registrate in Lettonia (5,0%), Estonia (4,7%), Polonia (3,7%), Lituania e Cechia (entrambi 3,6%). Al contrario, in Italia, un paniere di bevande alcoliche che costa 100€ in media nell'UE, ha un prezzo di soli 84€. Germania e Austria seguono con 87€ e 90€, mentre la Spagna si attesta sui 91€. Questo indica che nelle quattro maggiori economie dell'UE si tende a spendere meno per gli alcolici rispetto alla media europea.

Mappa Europa con spesa pro capite per alcolici

La Scienza e il Vino: Moderazione per la Salute

La scienza ha ripetutamente sottolineato i benefici associati a un consumo moderato di alcol. Diverse ricerche, tra cui studi pubblicati su Lancet, suggeriscono che a bassi livelli di consumo, l'alcol può ridurre il rischio di mortalità per tutte le cause e portare a migliori risultati di salute, specialmente nelle popolazioni con un elevato carico di malattie cardiovascolari. L'allora presidente del Crea, Carlo Gaudio, dichiarò che "quantità moderate di alcol fanno bene alla salute". Tuttavia, la Società Italiana Tossicologia (SITOX) ha espresso preoccupazione per la confusione generata dall'UE, sottolineando l'importanza di distinguere tra pericolo e rischio, e di considerare sempre le dosi. "Tutte le sostanze sono tossiche, solo la dose le rende non tossiche. È bene distinguere il concetto di pericolo da quello di rischio. Infatti, il pericolo è una caratteristica intrinseca di una sostanza (“può causare danni al feto”), mentre il rischio è una stima del danno derivante dall’esposizione alla sostanza," ha chiarito la SITOX. Solo l'eccesso è considerato nocivo. Le linee guida nutrizionali, come quelle statunitensi, suggeriscono un consumo moderato di 2 drink al giorno per l'uomo e 1 per la donna, pur raccomandando cautela in alcuni casi specifici.

Un po' di ALCOL fa BENE? Le informazioni scientifiche nascoste

Etichettature Allarmistiche e Politiche Fiscali: Le Nuove Frontiere del Dibattito

La questione della tassazione e della regolamentazione degli alcolici è tornata prepotentemente alla ribalta con le iniziative di alcuni paesi europei. L'Irlanda, nel 2023, ha dato il via libera all'introduzione di etichettature allarmistiche sugli alcolici, tra cui birra e vino. Nel 2024, il Belgio ha tentato di imporre avvertenze sanitarie sulle pubblicità di bevande alcoliche. Queste mosse hanno suscitato la pronta risposta del Governo italiano e del Masaf, che si sono opposti a un approccio che rischia di non tenere conto delle differenze tra uso e abuso di alcol, e tra vino e superalcolici.

La proposta di revisione della direttiva 92/83 sull'armonizzazione delle accise e delle tasse sulle bevande alcoliche, avanzata dalla presidenza rumena dell'UE, mira a consentire agli Stati membri di adottare un sistema unico di tassazione basato sul grado alcolico. Tale sistema penalizzerebbe fortemente il vino, per il quale le accise sono attualmente stabilite sul volume. Italia, Spagna, Grecia e Portogallo si sono fermamente opposti a questa proposta, mentre altri paesi, soprattutto del Nord Europa come Svezia, Irlanda e Finlandia, hanno manifestato il loro supporto.

Le Accise sugli Alcolici: Una Storia di Tasse, Contrabbando e Politica

La tassazione degli alcolici ha radici storiche profonde e complesse. Fin dai tempi antichi, l'alcol è stato oggetto di imposizione fiscale. Nell'Europa del XVI secolo, con la nascita degli Stati moderni, i governi iniziarono a utilizzare la leva fiscale in modo diffuso per finanziare le crescenti spese burocratiche e militari.

Dalle Highlands all'America: Un Legame Storico tra Tasse e Distillati

Nelle Isole Britanniche, la tassazione del whisky è stata fonte di tensioni storiche significative. Il Treaty of Union del 1707, che sancì l'unione tra Inghilterra e Scozia, portò all'istituzione dello Scottish Excise Board e all'uniformazione delle tariffe. Questo non solo creò un disagio economico per gli scozzesi, ma divenne anche una questione di orgoglio nazionale ferito, percepita come l'imposizione di una potenza nemica dominante. I distillatori scozzesi opposero resistenza, e l'illegalità divenne diffusa nelle Highlands. Nel tentativo di controllare il fenomeno, furono introdotti nuovi balzelli, come la tassa sul malto nel 1725, alternando provvedimenti restrittivi a colpi di spugna. La realtà storica è che, tra il XVIII e il XIX secolo, la maggior parte del whisky prodotto e consumato in Scozia era illegale.

Alambicco clandestino

La situazione cambiò radicalmente con l'Excise Act del 1823, che dimezzò l'accisa e rese la licenza più conveniente. Questo portò a un raddoppio delle distillerie ufficiali e a una drastica riduzione della produzione illegale. Lo Spirit Act del 1860, che legalizzò il blending di distillati di malto e grano, consolidò ulteriormente il legame tra tasse e whisky, trasformando quest'ultimo nel principale prodotto di esportazione del Regno Unito.

Anche in Irlanda, il XVIII secolo vide l'esplosione del contrabbando di "poitin" (il moonshine irlandese) e i tentativi governativi di imporre una tassazione per finanziare le guerre. La reazione degli irlandesi fu quella di utilizzare cereali non maltati, dando origine al caratteristico Irish pot still whiskey.

Negli Stati Uniti, la "whiskey tax" del 1791, introdotta per far fronte ai debiti della guerra d'indipendenza, scatenò la "Whiskey Rebellion", una rivolta armata da parte dei piccoli produttori artigianali, soprattutto nella Pennsylvania occidentale. La risposta del governo federale fu decisa, con l'invio di 13.000 uomini, portando a venti arresti.

L'Accisa Oggi: Diverse Basi Impositive e Strategie Nazionali

Oggi, 148 Paesi tassano almeno un genere di alcolici. La tassazione può basarsi su diverse metodologie: "ad valorem" (sul prezzo del prodotto), sui volumi, o sulla gradazione alcolica. L'Africa e l'America prediligono la tassazione "ad valorem", mentre la birra è spesso tassata sui volumi. La gradazione alcolica è il metodo preferito nei paesi ad alto gettito. In Italia, le accise sono basse rispetto alla media europea e sono dovute al momento dell'immissione in consumo. Oltre all'accisa, si aggiunge l'IVA, che si applica anche sull'accisa stessa, e la "fascetta", un sigillo anti-frode obbligatorio dal 1933.

Il Modello Nordico: Restrizioni, Tassazione Elevata e Monopoli Statali

I paesi nordici, tra cui Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, un tempo afflitti da un elevato consumo di alcolici, hanno adottato negli ultimi decenni misure rigorose per contrastarlo, ottenendo risultati significativi. Secondo l'OMS Europa, il merito va a una combinazione di strategie:

  • Restrizioni alla commercializzazione: Divieti o limitazioni alla vendita di alcolici, inclusa la creazione di sistemi di monopolio statale per la vendita al dettaglio. In Norvegia, un divieto totale di commercializzazione introdotto nel 1975 ha avuto un effetto immediato e duraturo.
  • Politiche fiscali e tariffarie: Tassazione degli alcolici con accise molto elevate, non solo per aumentare le entrate statali, ma soprattutto come misura sanitaria per scoraggiare il consumo. Un esempio recente è l'aumento delle tasse su tabacchi e alcolici in Svezia, entrato in vigore dal 1° gennaio 2025.
  • Limitare la disponibilità: Controllo sugli orari di apertura dei punti vendita e assenza di sconti.

Queste misure, sebbene efficaci, hanno subito pressioni in un'era neoliberista, soprattutto con l'adesione di Finlandia e Svezia all'Unione Europea. L'OMS Europa continua a rafforzare la collaborazione con i paesi nordici per promuovere società più sicure e ridurre i danni correlati all'alcol.

Il Regno Unito: Tassazione Progressiva e il Caso della "Sugar Tax"

Il Regno Unito sta sperimentando un approccio innovativo alla tassazione degli alcolici, con l'obiettivo di incentivare il consumo di bevande a basso grado alcolico. A partire dal 2023, è stata introdotta una tassazione progressiva basata sul grado alcolico, che penalizza gradualmente l'aumento del contenuto alcolico. Questo sistema, che era stato temporaneamente bloccato, è stato confermato nel Budget 2025 e sarà attivo da aprile 2025. L'Italia, al contrario, gode di una tassazione nulla sul vino, mentre la Francia applica una tassa minima.

L'esperienza della "Sugar Tax" nel Regno Unito solleva interrogativi sull'efficacia di tali misure nel guidare le scelte dei consumatori verso prodotti più salutari.

Le "Sin Taxes" e la Sfida della Salutogenesi

In Occidente, si osserva una crescente tendenza ad aumentare le cosiddette "sin taxes", ovvero le imposte su prodotti considerati viziosi o insalubri come tabacco, alcolici e zuccheri. Sebbene la motivazione sanitaria sia legittima, vi è il sospetto che queste tasse rappresentino una via facile per aumentare le entrate statali. Tuttavia, come dimostra il caso britannico, l'eccessivo aumento delle aliquote può scoraggiare i consumi ma anche danneggiare le casse pubbliche, un principio che sembrava essere stato compreso a inizio Ottocento ma che oggi fatica a essere recepito da molti governanti. La sfida rimane quella di creare ambienti in cui la scelta più salutare di bere meno sia facile e non stigmatizzata, bilanciando le esigenze fiscali con la promozione del benessere dei cittadini.

tags: #superalcolici #tassati #nord #eurola