La storia della Cantina Moser è un racconto affascinante di radici profonde nel territorio trentino, di una tradizione contadina tramandata di generazione in generazione e di una passione per la terra che si è intrecciata indissolubilmente con le imprese sportive di una delle figure più iconiche del ciclismo italiano. Nata nel 1979 dall'esperienza di Diego e Francesco Moser, questa azienda agricola moderna e innovativa affonda le proprie origini nel retroterra culturale della Valle di Cembra, un luogo dove le tradizioni contadine, il duro lavoro e la passione per la terra sono valori fondamentali che si riflettono in ogni bottiglia prodotta.
Le Radici nella Valle di Cembra: Un Legame Indissolubile con la Terra
La famiglia Moser affonda le proprie radici nel retroterra culturale della Valle di Cembra. Le tradizioni contadine, il duro lavoro, la passione per la terra, il connubio tra semplicità e modernità sono i pilastri su cui si fonda la filosofia aziendale. I vini che ne scaturiscono sono una diretta espressione di questi valori autentici. Tutto ebbe inizio negli anni '50, con Ignazio, papà di Francesco, che coltivava i suoi appezzamenti di terra in Val di Cembra, in Trentino. Inizialmente con l'aiuto dei suoi 12 figli, tra cui Aldo, Enzo, Diego e ovviamente Francesco, la terra era il loro unico orizzonte. Tuttavia, forse per una predisposizione genetica o per trovare una "buona scusa" per sfuggire al duro lavoro dei campi, alcuni di loro intrapresero la strada del ciclismo professionistico.
I primi antenati della famiglia giunsero in Trentino, sull'Altopiano di Piné, dall'Austria nel 1800. Nella prima metà del '900, Adriano Moser si stabilì con la moglie in Val di Cembra, a Palù di Giovo, dove iniziò a coltivare le prime vigne. Fu però il figlio Ignazio a trasformare il lavoro in vigna da una semplice passione a una vera e propria professione. Dalla famiglia numerosa, composta da dodici fratelli, emersero Diego e Francesco. Fin da adolescenti, si dedicarono anima e corpo al lavoro in vigna: dissodamento dei campi con l'aratro, falciatura manuale, e il trasporto di gerle colme d'uva sulla schiena lungo i ripidi pendii e i terrazzamenti della Valle di Cembra. Grazie alla loro infaticabile dedizione, le prime bottiglie vennero prodotte negli anni '70, vinificate nella storica cantina di Palù di Giovo.

L'Eredità Ciclistica e la Nascita di un Record Vinificato
Il nome Moser è indissolubilmente legato al ciclismo, e in particolare a Francesco Moser, leggenda di questo sport negli anni '70 e '80. La sua carriera è costellata di successi straordinari: un Giro d'Italia, tre Parigi-Roubaix, due Giri di Lombardia, una Milano-Sanremo, un campionato del mondo su strada e uno su pista. Ma è nel 1984, a Città del Messico, che Francesco Moser compie un'impresa epica, strappando il record dell'ora a Eddy Merckx dopo 12 anni di dominio incontrastato. In sella a una bicicletta innovativa con ruote lenticolari, Moser percorre 51,151 km in un'ora, stabilendo un primato che rimarrà imbattuto per molti anni.
È proprio da questo incredibile risultato che nasce uno dei vini simbolo della cantina: il Trentodoc Brut 51,151. L'idea venne al preside dell'Istituto Agrario, Francesco Spagnoli, durante una passeggiata in bicicletta con Moser stesso. "Devi fare uno spumante e chiamarlo così", gli suggerì. La prima bottiglia fu prodotta proprio in quell'anno magico per la carriera di Francesco. Questo spumante, un Chardonnay in purezza, annata 2013, è un mix proveniente dai vigneti delle tre zone di produzione dell'azienda. Una parte della vinificazione prevede la fermentazione malolattica in botti grandi, e un affinamento sui propri lieviti per almeno 30 mesi. Il numero 51,151 sull'etichetta non è solo un omaggio al record, ma rappresenta l'essenza stessa dell'azienda: la determinazione, la ricerca dell'eccellenza e il legame indissolubile tra il mondo dello sport e quello del vino.
Francesco Moser Record dell'ora 1984
TRENTODOC: L'Eccellenza del Metodo Classico
Il Metodo Classico rappresenta la produzione di eccellenza della Cantina Moser fin dal 1984, anno di produzione del primo Brut, che prese il nome dal celebre Record dell'Ora di Francesco in Messico. Il processo di vinificazione e spumantizzazione viene svolto interamente nella loro cantina, situata presso Maso Warth. L'azienda offre una gamma di spumanti TRENTODOC che include il 51,151, Rosé, Brut Nature, Blauen e Tracce.
Il Rosé Extra Brut 2012, seconda annata sul mercato, è un 100% Pinot Nero raccolto a mano da meno di un ettaro di vecchie vigne piantate a Villa Warth oltre trent'anni fa. La pressatura delle uve intere, una breve permanenza sulle bucce (2-3 ore) per ottenere un colore buccia di cipolla scarico, la fermentazione in acciaio e oltre 40 mesi di affinamento sui lieviti, danno vita a 5.000 bottiglie (più 500 magnum) che non vogliono essere "ruffiane", ma rappresentare l'espressione più pura del Pinot Nero. L'obiettivo è la continua ricerca dell'equilibrio tra eleganza, struttura, freschezza, sapidità e persistenza. Uno spumante diretto, verticale, che colpisce al centro del palato.
Il Brut Nature 2011, l'ultimo nato in vendita da maggio, è la migliore selezione di Chardonnay di montagna dai vigneti della Val di Cembra, quelli che coltivava il nonno dei ragazzi, che gli dona una notevole longevità. La veste grafica è stata rivista per evidenziarne l'unicità. Solo acciaio e niente fermentazione malolattica, con 60 mesi di affinamento in bottiglia (56 mesi sui lieviti e ulteriori 4 dopo la sboccatura). La mineralità è spinta ai massimi livelli, tagliente ma non acida, nel rispetto dello stile di casa Moser.
Il nome "Blauen", l'ultimo nato, è nato per scherzo dal titolo del celebre valzer di Johann Strauss "An der schonen blauen Donau" ("Sul bel Danubio blu") ed è stato scelto da Matteo Moser, enologo e agronomo della cantina, per l'assonanza con "Blauburgunder" (termine tedesco per Pinot Nero). Questo Blanc de Noirs 2015 è frutto di oltre trent'anni di esperienza nella spumantistica e di una meticolosa dedizione sia in vigna che nei lunghi anni di affinamento in cantina.

Territorio e Identità: Un Legame tra Radici e Futuro
I territori di produzione delle uve Moser sono situati sugli impervi pendii di origine porfirica della Valle di Cembra, terra d'origine della famiglia, e sulle colline di calcare e dolomia della Valle dell'Adige, comprese fra Trento e San Michele all'Adige, accarezzate dalla ventilazione dell’Ora del Garda. Questo connubio di terroir diversi conferisce ai vini Moser una complessità e una profondità uniche.
Il profondo rapporto con le origini, la tradizione contadina della famiglia, il contributo delle nuove generazioni forti di studi tecnici in ambito vinicolo e aziendale, l'evoluzione delle tecniche colturali e il costante aggiornamento tecnologico nei processi di vinificazione sono i principi che guidano il lavoro della Cantina Moser. Carlo Moser, figlio di Francesco, segue la gestione amministrativa e commerciale, mentre Matteo, figlio di Diego, è responsabile del settore agronomico ed enologico. Essi contribuiscono ad accrescere il valore dell'azienda e a scrivere un altro capitolo di storia Moser, coniugando modernità e innovazione con esperienza e tradizione vinicola.
L'azienda si dedica anche alla produzione di vini fermi, come il Maso Warth Moscato Giallo 2015, un vino dalla filosofia moderna, low alcohol e alta acidità, vinificato secco, ideale per aperitivi o piatti di pesce. Proviene da un unico vigneto su terreni calcarei esposti al sole e al vento dell'Ora del Garda, allevato a pergola trentina per preservare i caratteri varietali e balsamici. L'affinamento sulle fecce fini per 6 mesi in vasche di acciaio garantisce un giusto equilibrio tra aromaticità, acidità e struttura. Non vuole essere un vino impegnativo, ma da bere senza troppe domande.
Il Maso Warth Riesling 2015, Riesling Renano in purezza, è l'unico bianco che fermenta e affina (4-5 mesi) in botti di rovere da 25 hl, offrendo grande sapidità e buona lunghezza.
La Cantina Moser è oggi un'azienda agricola moderna e innovativa che, pur mantenendo le sue radici nella tradizione contadina, guarda al futuro con un occhio attento all'innovazione. Dall'anno scorso, l'azienda è in conversione biologica, una scelta intrapresa per preservare il proprio territorio. "Non per vendere delle bottiglie in più, in tal caso sarebbe una sconfitta per tutti", dichiara Matteo, sottolineando che questa è la prossima sfida. Anche se Francesco ammette di faticare ancora a comprenderla appieno, essendo un agricoltore vecchio stampo, la direzione è chiara. In futuro, la produzione annua si assesterà intorno alle 160.000 bottiglie, con la prospettiva di una vera Riserva Trentodoc con almeno 10 anni di permanenza sui lieviti, e forse un nuovo vino, un Super Teroldego, vitigno molto caro ai trentini e in piena rinascita.

Accoglienza e Museo Celebrativo: Un Ponte tra Passioni
La Cantina Moser non è solo un luogo di produzione vinicola, ma anche un centro di accoglienza e cultura. Presso Maso Warth, oltre alla sala degustazione dove è possibile acquistare i prodotti Moser, si trova il Museo Celebrativo delle imprese ciclistiche della famiglia. Questo spazio raccoglie memorabilia, trofei, maglie rosa e le biciclette che hanno segnato la storia di Francesco Moser, tra cui quella iconica a ruote lenticolari utilizzata per il record dell'ora.
In una naturale e inevitabile circolarità di passioni, il museo è attiguo alla sala degustazione, offrendo ai visitatori un'esperienza completa che unisce il piacere del vino alla celebrazione di un'epopea sportiva. Francesco Moser, pur avendo raggiunto vette inarrivabili nel ciclismo, ha saputo trasmettere alle nuove generazioni il valore del sacrificio, della ricerca del dettaglio e dell'ambizione verso i più elevati standard di qualità, principi che guidano ancora oggi la Cantina Moser.
L'azienda, pur restando a conduzione familiare e mantenendo dimensioni contenute, non è più soltanto artigianato. "Cambiamo di continuo, investiamo. Adesso ci dedichiamo anche al Pinot Nero, per fare un Blanc de Noir. Bisogna aggiornarsi", afferma Francesco. La tenuta di Maso Warth, acquisita negli anni '80, è un magnifico anfiteatro di vigneti sulle colline di Trento. Trenta ettari, ma con molti boschi, il che limita la produzione di bottiglie, ma non è un obiettivo dell'azienda. L'intenzione è quella di rimanere un'azienda a conduzione familiare, dove il vino viene prodotto da chi lo sa fare.
La qualità del prodotto e le scelte che stanno dietro a ogni bottiglia stanno facendo sì che la cantina Moser venga valutata sempre più per la qualità del suo vino, e non solo per l'illustre nome del campione. "Qui facciamo ancora tutto a mano, la vendemmia come una volta, anche se trovare personale è sempre più difficile", dice Francesco. "La vendemmia era una festa, ora è un po' diverso. La meccanizzazione avanza, i cambiamenti sono continui, però noi cerchiamo di mediare fra modernità e tradizione e in questo modo rimanere fedeli a noi stessi".
L'ex ciclista racconta con nostalgia di quando, da ragazzino, si andava ancora in giro nei campi con i buoi, non con il trattore. "Una volta da ragazzino mi sono pure preso un'incornata. Il trattore lo avevamo, parlo degli anni Sessanta, ma più spesso si arava ancora con i buoi e i cavalli. E il mio amore per il vino in realtà è soprattutto amore per la campagna: anche quando correvo, soprattutto in Francia, mi piaceva guardarmi intorno e osservare come venivano tenuti i vigneti".
Oggi, il figlio Carlo punta oltre, a rotte intercontinentali, ma senza strappi: "Questo è un territorio speciale, è parte delle nostre vite, ed essere piccoli è un vantaggio, perché può diventare sinonimo di qualità". La Cantina Moser rappresenta dunque un esempio virtuoso di come la passione, la dedizione e la capacità di innovare, pur nel rispetto delle proprie origini, possano portare a risultati di eccellenza, sia nel campo sportivo che in quello enologico.