La serie televisiva "Tequila e Bonetti", ideata dal visionario Donald P. Bellisario, autore di successi come "Magnum, P.I." e "NCIS", ci trasporta nel vibrante mondo della polizia di Los Angeles attraverso gli occhi di un duo investigativo decisamente fuori dal comune. Al centro della narrazione troviamo Nick Bonetti, un poliziotto di New York con radici italiane, interpretato da Jack Scalia. Bonetti è un uomo legato alle sue origini, come dimostra l'affetto per la Cadillac ereditata dal padre, un simbolo tangibile del suo passato e della sua identità. La sua vita subisce una svolta drammatica quando, durante una sparatoria a New York, colpisce accidentalmente una giovane ragazza. Questo tragico evento lo spinge a un trasferimento a Los Angeles, una città che rappresenta sia una fuga che una nuova opportunità.

A Los Angeles, il destino mette sulla strada di Bonetti un partner del tutto inaspettato: Tequila, un mastino napoletano. Non si tratta di un cane qualunque, ma di un vero e proprio "collega" a quattro zampe che affianca Bonetti nelle indagini, offrendo un contributo spesso decisivo. La peculiarità di Tequila risiede nella sua capacità di pensare e ragionare, commentando gli eventi e le dinamiche investigative, sebbene i suoi pensieri siano udibili solo dal pubblico. Questa narrazione interiore aggiunge un livello di ironia e profondità alla serie, permettendo agli spettatori di entrare in sintonia con la prospettiva canina.
La dinamica tra Bonetti e Tequila è il fulcro della serie, un connubio tra l'esperienza di un poliziotto navigato e l'intelligenza intuitiva di un cane. Tequila, con la sua mole imponente e il suo sguardo penetrante, si rivela un investigatore acuto, capace di cogliere dettagli che sfuggono all'occhio umano. La sua capacità di "pensare" e "parlare" (sebbene solo in voce fuori campo) lo rende un personaggio unico nel panorama televisivo, un vero e proprio "casinaro" peloso che risolve i casi con una combinazione di istinto e ragionamento.
Accanto a questa insolita coppia, troviamo Angela Garcia, interpretata da Mariska Hargitay, una nuova collega di Bonetti che presto diventa anche il suo interesse amoroso. La sua presenza introduce una componente di romanticismo e tensione nella vita del detective, complicando ulteriormente le dinamiche del team investigativo. Il rapporto tra Bonetti e Garcia si sviluppa gradualmente, creando un legame che va oltre la semplice professionalità.
La serie è il frutto della collaborazione tra le compagnie Belisarius Productions e Universal Television, con Donald P. Bellisario che ricopre il ruolo di ideatore e produttore esecutivo. Bellisario, noto per la sua capacità di creare personaggi memorabili e trame avvincenti, porta la sua inconfondibile firma anche in "Tequila e Bonetti".
Negli Stati Uniti, la serie ha debuttato il 17 gennaio 1992, prendendo il posto di un altro programma nella programmazione della CBS. Tuttavia, nonostante l'innovativo concept, la serie non ha ottenuto il successo sperato. Dopo soli quattro mesi e con 10 episodi trasmessi sui 12 prodotti, la CBS decise di interromperla. Le ragioni di questa cancellazione sono molteplici e legate a un insieme di fattori critici e di ascolto.
In patria, "Tequila e Bonetti" è stata accolta da recensioni negative da parte della critica. I critici hanno evidenziato la debolezza della sceneggiatura, ritenuta superficiale e poco sviluppata. Inoltre, sono stati sollevati dubbi riguardo agli stereotipi sui californiani, considerati eccessivi e poco realistici. Ma l'elemento che ha suscitato maggior perplessità, e che è stato oggetto di aspre critiche, è stata proprio l'idea di un cane pensante che si esprime con un accento tipico dei neri americani. Questo aspetto, unito ai bassi ascolti, ha portato la CBS a prendere la decisione di interrompere la produzione della serie.
Mastino Napoletano - Storia e Origini della razza
Nonostante le critiche ricevute negli Stati Uniti, la serie ha avuto una risonanza particolare in Italia, dove ha beneficiato di un doppiaggio che ha contribuito a renderla più accessibile e apprezzata. La voce italiana di Tequila è stata affidata all'iconico Ferruccio Amendola, che ha scelto di doppiare il cane con un marcato accento napoletano. Questa scelta, sebbene criticata in America, ha aggiunto un tocco di autenticità e colore alla versione italiana, rendendo Tequila un personaggio ancora più distintivo e amato dal pubblico. Un esempio emblematico di questa scelta è la battuta di Tequila quando Bonetti e Garcia si innamorano: "ma come, accussì, senza neanche fiutarsi?", pronunciata con un inconfondibile slang partenopeo.
Per quanto riguarda l'interpretazione di Tequila sul set, il cane che ha dato vita al personaggio si chiamava Foster. Di origine francese, Foster era stato addestrato da Mathilde de Cagny e, all'epoca delle riprese, aveva circa un anno. La sua interpretazione è stata fondamentale per rendere credibile l'interazione tra il cane e i suoi colleghi umani, nonostante le sfide tecniche e narrative che un ruolo del genere comportava.
La serie "Tequila e Bonetti" ha avuto anche un interessante sviluppo in Italia nel 2000, con un sequel omonimo che ha visto il ritorno di Jack Scalia nei panni del detective Nick Bonetti. In questa nuova produzione, ambientata a Roma, Bonetti è affiancato nuovamente dal fedele Tequila. Tuttavia, il cane non è più il mastino francese della serie originale. In questa versione italiana, Tequila è un incrocio tra un Golden Retriever e un San Bernardo, un'eredità dal collega italiano che si è trasferito a New York.
Al fianco di Bonetti e del nuovo Tequila, nel sequel italiano troviamo l'agente Fabiana Sasso, interpretata da Alessia Marcuzzi, al suo debutto in un ruolo di rilievo. Assegnata al commissariato Trevi di Roma, Fabiana diventa l'angelo custode di Bonetti durante la sua permanenza nella capitale italiana. L'attrazione tra Bonetti e Fabiana crea tensioni nel rapporto di quest'ultima con Roberto, interpretato da Cesare Bocci. Attorno ai due investigatori ruotano una serie di personaggi secondari, tra cui il droghiere Ettore Mancini (Stefano Masciarelli), il commissario Elvio Mazzoli (Gianfranco Barra), l'agente Enrico Coletta (Sergio Friscia) e Laura Di Maio (Elda Alvigini), convivente e amica di Fabiana.
Un'altra differenza sostanziale tra la serie originale americana e il sequel italiano riguarda il doppiaggio di Tequila. Se Ferruccio Amendola aveva dato voce al cane con il napoletano nella serie americana, nel sequel girato a Roma è Maurizio Mattioli a prestare la sua voce, adottando questa volta un marcato accento romanesco. Il vero nome del cane protagonista del sequel italiano era Billy, addestrato da Tammy Blackburn e April MacKin.
La scelta di utilizzare un Mastino Napoletano nella serie originale non è casuale e affonda le radici nella storia e nelle caratteristiche di questa antica razza. Il Mastino Napoletano, noto anche come "cane da difesa" o "molosso", vanta una genealogia che risale alle origini stesse della cinofilia. È considerato l'erede del Molosso Romano, un cane guardiano utilizzato dagli accampamenti dei legionari romani, impiegato nei combattimenti nel circo con le fiere e nella caccia alla grossa selvaggina. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, riconducibili ai molossi da guerra delle popolazioni sumeriche e mesopotamiche, e agli Assiri di Alessandro Magno, discendenti a loro volta dal Mastino del Tibet.

La razza fu ufficialmente riconosciuta nel 1949, grazie all'impegno di Piero Scanziani, un giornalista e cinofilo che si batté per il suo riconoscimento e elaborò il primo standard della razza. Il Mastino Napoletano è un cane di grande taglia, un guardiano per eccellenza della proprietà e delle persone. La sua struttura è potentissima, maestosa e statuaria; non conosce la paura. Il suo carattere, tuttavia, non è aggressivo senza ragione. È un cane equilibrato e riflessivo, intelligente, addestrabile, molto fidato e franco. Il suo attacco è straordinariamente rapido.
Dal punto di vista morfologico, il Mastino Napoletano è un pesante brachimorfo il cui tronco è più lungo dell'altezza al garrese. L'altezza al garrese varia nei maschi da 65 a 75 cm, mentre nelle femmine oscilla tra i 60 e i 68 cm. La lunghezza del tronco è del 10% superiore all'altezza al garrese. La lunghezza totale della testa è pari ai 3/10 dell'altezza al garrese, con un rapporto cranio-muso di 2 a 1. La sua apparenza è maestosa, la sua tipicità rustica e il suo fascino arcaico.
La storia del Mastino Napoletano è strettamente legata a quella della razza caucasica e alle sue migrazioni. La Mesopotamia lo vede raffigurato su una fibula, maestoso e leonino, al fianco del suo compagno umano. È presente sulle navi fenicie che solcavano il Mediterraneo, trasportando merci e, probabilmente, anche questi possenti cani. I grossi "pugnaces", cani da guerra rinsanguati con i feroci cani dei Celti, sbarcarono in Occidente per combattere nei circhi e nelle arene romane. Erano i molossi, indomiti e coraggiosi, di grande possanza, impiegati nelle cacce, nelle guerre e nei combattimenti con le fiere, poiché il popolo reclamava il sangue che macchiava l'arena.
Il termine "massatinus", che significa guardiano, è legato all'evoluzione di questa razza. A Cuma, Pozzuoli e Sperlonga, siti di ville patrizie, il Mastino Napoletano divenne un cane da corte, largo, poderoso, con arti corti e forti e una testa imponente. Il "perro de presa" della corte borbonica si innestò con il sangue del Mastino mediterraneo, sviluppando una mandibola potente e forte, labbra spesse e un collo taurino. La reggia di Caserta, con il suo gruppo scultoreo sul marmo della fontana di Atteone, rappresenta già il tipo e la razza nella sua forma quasi definitiva.
Un importante profilo del molosso fu inciso nel volume "Cani" nel 1897 a Napoli, descrivendolo come un arsenale di forza appropriato a combattere con gli animali feroci. L'impressione che trasmette è superba e orgogliosa, e si rivela in ogni caso affezionato al padrone. La descrizione del carattere fornita da autori come Tecce è preziosa: "a Napoli è il compagno del camorrista al quale accresce la fierezza nella spoliazione dell’innocente". Nonostante questa associazione storica, il Mastino Napoletano non è disadatto alla guardia della mandria, avendo l'abilità di restituire alla calma anche il toro stizzito. Approfitta del momento favorevole per addentarlo alla bocca e lo lascia solo quando ha la certezza che l'animale infuriato cede alle sue imposizioni.

Il carattere del Mastino Napoletano è quello di un lottatore senza paura e senza biasimo, capace di battersi con l'orso, il toro, il lupo, il cane ordinario e persino con l'assassino. È un vero Ercole che, confidando nella sua forza, rifiuta e spregia l'agguato, attacca sempre di fronte e senza esitazione, atterra l'avversario e si accontenta di tenerlo semplicemente inchiodato al suolo. È generoso con i bambini e con i piccoli cani, non gli piace attaccare briga senza ragione, ma se è provocato, guai all'imprudente, poiché il cane non lascia offendere la sua dignità. La descrizione è completa ed esauriente, delineando un compagno ideale di grande equilibrio e fedeltà.
Dal punto di vista fisico, il cane presenta generalmente una testa grande, dotata di masseteri che trasformano le mascelle in una grossa tenaglia. La bocca dell'animale sembra costruita solo per mordere e lottare. La fronte è larga e plichettata, solcata nel mezzo, le guance sono prominenti, il naso appiattito, quadrato e breve, e infine gli arti sono ben forniti di masse muscolari. La coda è lunga e spessa. Il pelo è raso, e il manto può essere tigrato, nocciola o fulvo.
Piero Scanziani incontrò per la prima volta i Mastini Napoletani a Castel dell'Ovo, vedendo esemplari di colore nero, grigio serpeggiato, con nomi come Masaniello, Pacchiana, Bufariello, Siento. Erano eroi combattenti, che si affacciavano timidamente dai vicoli e dalle masserie dalle volte ad arco, quasi una "domus aurea" di memoria neroniana, con ruggiti sordi dietro cancelli di legno che invitavano a sbirciare per anticipare la sorpresa e scoprire l'arcano.
All'epoca, per ricostruire la razza, era necessario combinare caratteristiche diverse: la testa da uno, il tronco da un altro. Quanta strada è stata percorsa da allora per ottenere l'omogeneità che solo negli ultimi anni si sta ben fissando nelle linee di sangue. Un percorso strenuo, in cui solo pochi hanno perseverato.
Oggi, la razza si è affermata e ha conquistato la cinofilia internazionale. È amata e apprezzata non solo dai nostalgici e dai grati. Esistono associazioni a tutela della razza e, in molti Paesi, organismi internazionali diffondono immagini e genealogie. Il Mastino Napoletano è diffuso in tutto il mondo, allevato con passione e sacrificio, dal Brasile ai Balcani, dalla Corea al Messico.
L'equilibrio tra forza e potenza, tra movimento felino e armonia, è una caratteristica non facile da fissare geneticamente, e proprio per questo è ancor più affascinante allevare o possedere Mastini Napoletani. La testa unica e dall'espressione inconfondibile, disegnata da rughe che si sono arricchite e modellate anno dopo anno, rende ogni esemplare un'opera d'arte vivente, un vero e proprio patrimonio zootecnico della cinofilia italiana.
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