Il mondo del vino, con le sue sfumature e le sue particolarità, può presentare un terreno scivoloso, specialmente per chi si avvicina per la prima volta a questa affascinante realtà. Una delle questioni che spesso genera confusione riguarda la distinzione tra "Vin Santo" e "Vino Santo". Molti potrebbero pensare che si tratti dello stesso vino, con la sola differenza di una vocale omessa, ma dietro questa apparente semplicità si cela un inganno che merita di essere svelato.
La Sottile Differenza Ortografica e Geografica
La similitudine nominale tra "Vin Santo" e "Vino Santo" non si esaurisce nel nome, poiché entrambi si riferiscono a vini dolci, solitamente serviti in accompagnamento ai dessert o gustati da soli a fine pasto come vini da meditazione, per poterne apprezzare la complessità aromatica e gustativa. La differenza più immediata e determinante per evitare confusioni risiede in un particolare ortografico che, in realtà, rimanda a una distinzione geografica ben precisa.
In linea generale, il Vino Santo, con la "o", è quello prodotto più a Nord, in alcuni comuni della provincia di Trento, nel Trentino Alto Adige. Quando ci si appresta all'acquisto, è dunque fondamentale prestare attenzione a questo dettaglio nella denominazione.

Un'altra importante differenza riguarda le denominazioni di riferimento. Il Vino Santo trentino rientra tra le tipologie di vini della D.O.C. Il Vin Santo, invece, appartiene ad altre denominazioni, le più celebri delle quali sono senza dubbio quelle toscane. Nell'ampio panorama del Vin Santo toscano, spiccano quattro famose Denominazioni: Vin Santo del Chianti D.O.C., Vin Santo del Chianti Classico D.O.C., Vin Santo di Montepulciano D.O.C., e il più recente Vin Santo di Carmignano D.O.C. È bene ricordare che scrivere a un amico toscano "Vino Santo del Chianti Classico" con la "O" potrebbe mettere a rischio l'amicizia, poiché questa distinzione ortografica è ben rimarcata nei disciplinari di produzione di ogni Denominazione, proprio per evitare confusioni.
Per essere ancora più puntigliosi, è opportuno aggiungere che il Vin Santo del Centro Italia è spesso chiamato "Vinsanto", senza spazio, per distinguerlo ulteriormente dal Vino Santo trentino. Questa alternativa è comunemente accettata, sebbene non sia la versione ufficiale.
Le Varietà di Uve: Cuore della Diversità
Mentre il Vino Santo trentino è ottenuto prevalentemente da uve Nosiola, vitigno a bacca bianca autoctono della zona, il Vin Santo Toscano è ricavato principalmente da altri due vitigni a bacca bianca: il Trebbiano Toscano e la Malvasia. Una variante particolarmente pregiata è l'"Occhio di Pernice", dove prevale invece il Sangiovese, conferendo al vino un colore e un profilo aromatico distinti.
Questa differenza nei vitigni impiegati costituisce un elemento fondamentale nella definizione delle caratteristiche organolettiche e del profilo aromatico di ciascun vino, contribuendo a renderli unici e inconfondibili.
Processi Produttivi: Arte e Tradizione
Oltre alla diversità delle uve, un altro aspetto davvero interessante e che merita una trattazione a parte riguarda le modalità di produzione. Sia il Vino Santo che il Vin Santo prevedono il ricorso a tecniche tradizionali molto particolari, che includono l'appassimento delle uve e specifiche procedure di vinificazione. Queste pratiche, tramandate di generazione in generazione, sono essenziali per ottenere vini unici, distinti e preziosi.
Per esempio, se si menzionano nomi come Vin Santo Fontodi, Vin Santo Castello di Volpaia o Vino Santo Pravis, si può già intuire, a grandi linee, la provenienza di questi tre vini, poiché le cantine stesse sono legate a specifici territori e tradizioni produttive.
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Il Vin Santo DOC dei Colli Piacentini: Un Gioiello Emiliano
Il Vin Santo DOC dei Colli Piacentini rappresenta un esempio eccellente di vino passito prodotto esclusivamente in provincia di Piacenza. Le tecniche impiegate nella sua lavorazione sono estremamente particolari, iniziando dall'appassimento delle uve prima della vinificazione, un processo volto ad aumentare la concentrazione di zuccheri. Analogamente, il processo di invecchiamento segue una procedura ben specifica, finalizzata a ottenere un vino aromatico, dalla lunga persistenza e con un grado alcolico importante.
Caratteristiche e Proprietà Organolettiche
Il Vin Santo DOC dei Colli Piacentini si presenta con un colore che varia dal giallo paglierino al dorato, mai eccessivamente trasparente. Ciò che colpisce fin da subito è la sua forte aromaticità, molto intensa ed eterea. A seconda della cantina di produzione, si possono percepire note che ricordano la mandorla, il caramello, la scorza d'arancia o la confettura di fico.
A livello gustativo, questo Vin Santo può essere secco o dolce, con un sapore morbido e avvolgente che si contraddistingue per la sua grande armonia, nonostante una gradazione alcolica minima del 16%.
- Colore: Giallo paglierino, anche dorato.
- Profumo: Aromatico, etereo, intenso, caratteristico.
- Sapore: Secco o dolce, intenso, armonico, tranquillo, morbido.
- Gradazione alcolica: Minimo 16%.
Abbinamenti e Servizio
Il Vin Santo DOC dei Colli Piacentini viene generalmente servito come vino da meditazione, da degustare da solo per apprezzarne appieno la complessità. Tuttavia, non disdegna abbinamenti ben studiati. Si consiglia di servirlo con dolci di pasticceria secca, come biscotti a base di pasta frolla, paste di meliga, baci di dama o la tradizionale torta sbrisolona piacentina.
Un'alternativa interessante è l'abbinamento con formaggi erborinati, preferibilmente a lunga stagionatura e con note leggermente piccanti, come il Fourme d’Ambert o lo Stilton.
Indipendentemente dall'accostamento, è fondamentale rispettare la temperatura di servizio, che deve essere compresa tra i 9°C e gli 11°C. Si raccomanda inoltre di degustarlo in appositi bicchieri da vino passito, riconoscibili per le loro dimensioni ridotte.

La Produzione del Vin Santo DOC dei Colli Piacentini
La produzione del Vin Santo DOC dei Colli Piacentini è un capitolo affascinante, poiché il disciplinare prevede normative molto specifiche e dettagliate, soprattutto per quanto riguarda l'invecchiamento.
La scelta delle uve prevede l'impiego di Malvasia di Candia aromatica e Moscato bianco in una percentuale dal 20% al 50%, oltre a un range del 20-50% di Trebbiano Romagnolo e Ortrugo. È consentita l'aggiunta fino a un massimo del 30% di altre uve a bacca bianca, tra cui il Bervedino e il Sauvignon, a condizione che i vitigni scelti siano idonei alla coltivazione in Emilia Romagna.
La zona di produzione è ristretta a specifici comuni delle quattro valli piacentine. I terreni idonei sono quelli in posizione collinare, ben esposti al sole, argillosi e di natura calcarea. Sono vietate tutte le pratiche di forzatura; l'irrigazione di soccorso è ammessa fino a un massimo di due volte l'anno. Al termine della vendemmia, la resa massima di uva fresca trasformabile in vino non deve superare il 35%.
Le uve scelte devono appassire secondo il metodo tradizionale, ossia su pianta e su graticci. La spremitura può avvenire solo se il contenuto zuccherino non è inferiore al 26%. L'invecchiamento deve poi avvenire per un minimo di 48 mesi, calcolati a partire dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve. Di questi 48 mesi, almeno 36 devono svolgersi all'interno di botti di legno con una capacità non superiore ai 500 litri.
L'imbottigliamento deve essere effettuato esclusivamente in bottiglie di vetro da 0,375, 0,500 oppure 0,750 ml, utilizzando un tappo raso di sughero. Solo il rispetto di tutte queste norme permette al vino di ottenere la denominazione di origine controllata.
La Storia Millenaria dei Vini Passiti
Il Vin Santo, come tipologia di vino ottenuta da uve passite, ha un'origine sicuramente molto antica, sebbene non esista una teoria certa sulla sua precisa nascita. Alcuni ritengono che fosse il vino utilizzato durante le prime messe cristiane, da cui deriverebbe l'appellativo di "vino santo". Altri riconducono le sue radici all'isola greca di Xanthos, la cui denominazione si sarebbe poi trasformata in "santo".
È invece certa la veridicità di un curioso aneddoto legato alla peste del 1348, quando si credeva che questo vino possedesse proprietà miracolose contro la malattia. Ai tempi, infatti, si nutriva la convinzione che bevendolo si potessero mitigare i dolori provocati dal male, aiutando persino a sconfiggere l'infezione.
In Italia, la produzione del Vin Santo sembra quindi essere presente da tempi antichissimi, non solo in Toscana, dove è maggiormente diffuso, ma anche nei Colli Piacentini, testimoniando una tradizione secolare legata a questi preziosi nettari.
Moscato Passito "Vigne Rare": Un Esperimento di Eccellenza Piemontese
Un esempio di eccellenza nel panorama dei vini dolci italiani è rappresentato dal Moscato Passito "Vigne Rare" della Cantina di Vinchio & Vaglio Serra. Questo nettare è ottenuto dalla selezione e dall'appassimento dei migliori grappoli di moscato. Prodotto in quantità molto limitate, questo vino rappresenta per la cantina un esperimento volto al completamento della sua già vasta gamma di prodotti offerti alla clientela.
Il vino si presenta con un colore giallo paglierino, un profumo aromatico con leggere note di boisè e vaniglia, e al palato si rivela persistente, dolce, pieno e strutturato. Questo Moscato Passito incarna la dedizione alla qualità e alla ricerca dell'eccellenza che caratterizza i produttori di vino del Piemonte.