La produzione vinicola, un connubio di tradizione e innovazione, si confronta con una sfida ambientale di crescente importanza: la gestione efficiente ed ecologica delle acque reflue e dei sottoprodotti. L'industria enologica, pur contribuendo all'economia e alla cultura, genera inevitabilmente flussi di scarti liquidi e solidi che richiedono un'attenta pianificazione e attuazione di strategie di smaltimento e valorizzazione. La complessità di questi processi impone un approccio olistico, che integri la conformità normativa con l'adozione di pratiche sostenibili, trasformando potenziali problematiche ambientali in opportunità di economia circolare.

Composizione e Caratteristiche delle Acque Reflue Vinicole
Le acque reflue generate nelle cantine vinicole sono un mix complesso di elementi, la cui composizione varia significativamente in base alle fasi del processo produttivo. Dalla pigiatura e fermentazione fino alle operazioni di pulizia e imbottigliamento, ogni passaggio contribuisce all'introduzione di differenti sostanze inquinanti. Tra gli elementi più comuni si annoverano residui organici derivanti dall'uva, come zuccheri, acidi (in particolare acido tartarico), pectine e sostanze fenoliche. Questi composti conferiscono alle acque reflue un elevato carico organico, misurato in termini di BOD (Biochemical Oxygen Demand) e COD (Chemical Oxygen Demand), rendendole potenzialmente dannose per gli ecosistemi acquatici se scaricate senza adeguato trattamento.
Un'altra componente significativa è rappresentata dai detergenti e sanificanti impiegati per garantire l'igiene delle attrezzature, delle cisterne e degli ambienti di lavoro. Sebbene essenziali per la qualità del vino, la loro presenza nelle acque reflue può avere un impatto ambientale considerevole. I tensioattivi, gli agenti disinfettanti e altri composti chimici possono compromettere la qualità delle acque superficiali e sotterranee, alterare gli equilibri degli ecosistemi acquatici e danneggiare la flora e la fauna. La loro natura chimica può infatti interferire con i processi biologici, riducendo la biodiversità e la vitalità degli organismi acquatici.
È inoltre importante considerare la variabilità del volume e della concentrazione degli inquinanti. Durante i periodi di massima attività produttiva, come la vendemmia e la fermentazione, il consumo idrico giornaliero e, di conseguenza, la produzione di reflui, possono essere considerevolmente più elevati rispetto ai periodi di minore attività. In particolare, durante i periodi non di punta, il consumo idrico giornaliero può ridursi fino a cinque volte rispetto ai momenti di massima attività. Questa fluttuazione richiede sistemi di trattamento flessibili e dimensionati adeguatamente per gestire picchi di carico e periodi di minore afflusso.
Normativa di Riferimento per il Trattamento e lo Smaltimento
La gestione dei reflui vinicoli è strettamente regolamentata per garantire la tutela dell'ambiente e la conformità alle leggi vigenti. In Italia, il quadro normativo di riferimento è rappresentato principalmente dal Decreto Legislativo 152/2006, noto anche come Testo Unico Ambientale, che disciplina la gestione delle acque di scarico, comprese quelle provenienti dalle attività industriali. Le acque reflue delle cantine vinicole sono generalmente classificate come acque reflue industriali, soggette a specifici limiti di scarico e requisiti di trattamento prima di poter essere immesse nel corpo idrico recettore o nella rete fognaria.
Il Decreto Legislativo 152/2006 stabilisce i criteri generali per la classificazione delle acque reflue, i limiti di emissione per i diversi inquinanti e le procedure autorizzative per gli scarichi. Le aziende vinicole devono quindi operare nel pieno rispetto di tali disposizioni, che mirano a prevenire e ridurre l'inquinamento delle acque. Oltre al D.Lgs. 152/2006, possono esistere normative regionali e locali che introducono ulteriori prescrizioni o specificazioni per il settore vitivinicolo, rendendo fondamentale per le cantine un'attenta analisi del contesto normativo in cui operano.
La mancata osservanza di queste normative comporta sanzioni amministrative e penali, oltre a un potenziale danno reputazionale per l'azienda. Pertanto, una profonda conoscenza della legislazione vigente e un impegno costante nel rispettarne i dettami sono prerequisiti indispensabili per una gestione responsabile dei reflui vinicoli.

Metodologie di Trattamento delle Acque Reflue in Cantina
Il trattamento delle acque reflue in cantina vinicola è un processo articolato in diversi stadi, ciascuno dei quali è mirato a trattare specifiche tipologie e quantità di inquinanti. La scelta del sistema di depurazione più adeguato dipende da una serie di fattori, tra cui la composizione chimico-fisica dei reflui, il volume prodotto, i requisiti normativi per lo scarico e le risorse economiche disponibili.
Una fase preliminare comune è la scrematura e la sedimentazione, che permettono di rimuovere i solidi sospesi più grossolani, come vinacce residue, semi e altre particelle. Questa fase può includere griglie, vagli e vasche di sedimentazione che consentono la separazione per gravità dei materiali più pesanti.
Successivamente, si procede con il trattamento primario, che mira a ridurre il carico organico e a rimuovere parte dei solidi sospesi fini. Questo può avvenire attraverso processi fisici, come la flottazione o la filtrazione, o processi chimico-fisici, come la coagulazione e la flocculazione, che facilitano l'aggregazione e la sedimentazione delle particelle in sospensione.
Il trattamento secondario è invece di natura biologica e si basa sull'azione di microrganismi (batteri, protozoi) che degradano la sostanza organica disciolta nei reflui. Esistono diverse tecnologie per il trattamento biologico, tra cui:
- Fanghi attivi: un processo biologico aerobico in cui i microrganismi sono mantenuti in sospensione in vasche aerate, dove consumano la sostanza organica.
- Filtri percolatori: un letto di materiale inerte (ghiaia, plastica) su cui i reflui vengono fatti percolare, permettendo ai microrganismi che vi aderiscono di depurare l'acqua.
- Sistemi a biomassa adesa: come i biodischi o i reattori a membrana, dove i microrganismi crescono su supporti solidi.
In molti casi, per rispettare i limiti di scarico più stringenti o per consentire il riutilizzo delle acque trattate, è necessario un trattamento terziario. Questo stadio può includere processi avanzati come la filtrazione su sabbia, la filtrazione su membrana (ultrafiltrazione, osmosi inversa), la disinfezione (con cloro, ozono o raggi UV) o trattamenti specifici per la rimozione di nutrienti come azoto e fosforo.
Un'alternativa o un complemento ai sistemi di trattamento convenzionali è l'utilizzazione agronomica delle acque reflue di cantina. Regolamentata da specifiche normative regionali, come il Regolamento regionale 10/R/2007 in alcune regioni, questa pratica consente di reimpiegare le acque reflue trattate a fini irrigui o per la preparazione di miscele destinate ai trattamenti fitosanitari. Questo approccio, oltre a contribuire alla salvaguardia della risorsa idrica, rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare, riducendo la necessità di apporto di acqua fresca e valorizzando un sottoprodotto del processo produttivo.
9 Impianti di trattamento delle acque reflue
Valorizzazione dei Sottoprodotti: Vinacce, Fece e Altri Scarti
La produzione vinicola genera annualmente milioni di tonnellate di materiali di scarto, che vanno ben oltre le acque reflue. Questi scarti, in passato spesso considerati rifiuti da smaltire o riutilizzati solo in minima parte (ad esempio, per la distillazione della grappa), rappresentano oggi una preziosa risorsa da valorizzare in un'ottica di sostenibilità e di economia circolare.
I principali sottoprodotti organici della vinificazione includono:
- Vinacce: sono i residui solidi della pigiatura dell'uva, costituiti da bucce, semi e, talvolta, raspi. I produttori e coloro che abbiano proceduto ad una qualsiasi trasformazione delle uve da vino sono obbligati alla consegna in distilleria o allo smaltimento sotto controllo per uso alternativo, dei sottoprodotti ottenuti: fecce e vinacce. Le vinacce devono possedere un tenore alcolico minimo pari a 2,8 litri di alcol anidro/100 kg e il trasporto deve essere scortato dal documento MVV, o in alternativa da documento IT vidimato antecedentemente il 31/12/2016. Lo stoccaggio temporaneo delle vinacce prevede il rispetto ambientale, in particolare si ricorda che il percolato che si può ottenere dalla naturale pressatura del cumulo non può essere confluito in fogna.
- Fecce: sono i sedimenti che si depositano sul fondo delle vasche di fermentazione e di conservazione, composte da lieviti esausti, residui solidi e sostanze colloidali.
- Raspi: sono i rachidi dei grappoli d'uva, che vengono separati dagli acini prima o durante la pigiatura.
Questi materiali sono ricchi di composti preziosi, come polifenoli, fibre, minerali e zuccheri, che possono essere impiegati in svariati settori:
- Bioenergia: Le vinacce, se correttamente trattate, possono essere trasformate in biogas mediante digestione anaerobica, oppure essiccate e pellettizzate per diventare un combustibile rinnovabile per il riscaldamento o per l'alimentazione di piccoli impianti.
- Cosmesi e Nutraceutica: Le bucce e i semi dell'uva (vinaccioli) contengono sostanze come i polifenoli, resveratrolo e vitamina E, noti per le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e protettive per la pelle. Questi composti trovano impiego nella formulazione di creme, lozioni, integratori alimentari e prodotti per la cura della persona.
- Materiali Alternativi: Dagli scarti dell'uva si possono produrre materiali innovativi, come il "wine leather", un materiale simile alla pelle ottenuto da sottoprodotti della vinificazione, o packaging compostabile. Queste soluzioni si inseriscono a pieno titolo in un modello di economia circolare applicato al settore vinicolo.
- Agricoltura: Le fecce e i raspi possono essere utilizzati come ammendanti organici per migliorare la fertilità del suolo, apportando sostanza organica e nutrienti.
Oltre ai sottoprodotti organici, le cantine generano anche scarti inorganici, principalmente derivanti dalle operazioni di confezionamento e imballaggio:
- Carta e Cartone: imballaggi, scatole e materiali promozionali.
- Plastica: film plastici per imballaggio, bottiglie non conformi.
- Liner: carta siliconata su cui vengono arrotolate le etichette, classificata come LDPE.
- Tappi di Sughero: sebbene non siano un vero e proprio scarto di produzione, i tappi di sughero provenienti da degustazioni o bottiglie aperte richiedono una gestione specifica.
La corretta gestione di questi materiali, attraverso la raccolta differenziata e il riciclo, contribuisce ulteriormente alla sostenibilità ambientale della cantina.

Gestione dei Liquidi Non Conformi: Vino e Birra Scaduti
Un aspetto specifico ma rilevante nella gestione dei rifiuti liquidi di origine alimentare riguarda il vino e la birra non più idonei al consumo o alla commercializzazione. Questo scenario si verifica per prodotti avariati, scaduti o non conformi alle specifiche qualitative. Ai sensi del D.Lgs. 152/2006, tali liquidi cessano di essere considerati "prodotti" e diventano a tutti gli effetti "rifiuti speciali non pericolosi".
La corretta attribuzione del codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) è il primo passo fondamentale per una gestione conforme alla normativa. Successivamente, è necessario adottare procedure di smaltimento che rispettino le caratteristiche di questi rifiuti liquidi, che possono ancora contenere alcol e altre sostanze organiche.
La gestione corretta di vino e birra scaduti non è solo un obbligo di legge, ma rappresenta anche un'opportunità per valorizzare questi rifiuti liquidi in un'ottica di economia circolare. Esistono infatti tecnologie e processi che permettono di recuperare parte dell'energia contenuta in questi liquidi, oppure di impiegarli in specifici trattamenti per il recupero di componenti utili.
Lo smaltimento di vino e birra richiede competenze tecniche specifiche, una conoscenza approfondita della normativa applicabile e una rigorosa attenzione alla tracciabilità di ogni fase del processo. Aziende vinicole, birrifici, distributori e la grande distribuzione organizzata devono quindi dotarsi di piani di gestione dei rifiuti ben definiti per affrontare questa specifica tipologia di scarto in modo responsabile ed efficiente.
L'integrazione di queste pratiche di gestione dei reflui e di valorizzazione dei sottoprodotti non solo garantisce la conformità normativa e la protezione dell'ambiente, ma rafforza anche l'immagine dell'azienda, rispondendo alla crescente domanda dei consumatori per prodotti sostenibili e per un'industria enologica sempre più attenta al proprio impatto ecologico. Numerosi progetti europei e italiani stanno investendo in questa direzione, promuovendo l'innovazione e la ricerca per rendere il settore vitivinicolo un modello di sostenibilità.
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