Ostuni Bianco Tannico: Un Tesoro Nascosto tra Terre Rosse e Calcare

L'Italia, con la sua ricchezza di territori, offre un panorama di peculiarità uniche, spesso sorprendenti anche tra comuni vicini. Questa diversità si manifesta in piccole gemme identitarie di grande autenticità, alcune delle quali rimangono, purtroppo, poco conosciute. Uno di questi tesori si cela in provincia di Brindisi, precisamente nell'areale che abbraccia Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e porzioni dei comuni di Latiano, Ceglie Messapica e Brindisi. In questa terra, incastonata tra il limpido mare Adriatico e la suggestiva Valle d'Itria, si estendono distese di uliveti secolari, mandorleti e fichèti, dove la natura stessa sembra aver scolpito i tronchi degli alberi con la forza del vento. I campi coltivati, delineati da antichi muretti a secco, raccontano una storia millenaria di lavoro e tradizione.

Paesaggio pugliese con ulivi secolari e muretti a secco

Fino alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, questa zona prosperava grazie alla viticoltura. Sui terreni più profondi, la vite trovava il nutrimento necessario per resistere ai frequenti periodi di siccità, affondando le radici nel basamento calcareo tipico di questa regione carsica. Fu in questo contesto che un agronomo visionario, Pietro De Laurentis, si trovò ad affrontare un dilemma cruciale che caratterizzò l'intero XX secolo, non solo in Puglia ma in tutta Italia: vini da taglio o vini da pasto? Quantità o qualità? Commercio interno o internazionale? La scelta era tra una viticoltura tradizionale e un approccio più attento al varietale e alle tecniche di coltivazione, nonché alle metodologie di pigiatura, fermentazione e affinamento.

La Rinascita delle Denominazioni Ostunesi

A Ostuni, la cantina sociale guidata da De Laurentis (da cui in seguito derivò il nome dell'omonima Cooperativa) trovò nella transizione verso la qualità la risposta a queste domande. Seguendo l'esempio di altre realtà italiane, la cantina ottenne due denominazioni d'origine: Bianco Ostuni Doc e Ottavianello Ostuni Doc, disciplinando la produzione di un vino bianco e uno rosso. Solo di recente, nell'ultimo decennio, alcuni imprenditori illuminati e appassionati hanno ripreso a coltivare i vitigni minori previsti dal disciplinare e a vinificarli secondo le regole stabilite. Il Bianco Ostuni DOC e l'Ottavianello Ostuni DOC hanno così rivisto la luce, iniziando a farsi strada nella viticoltura pugliese e conquistando spazi di visibilità inediti.

Grappolo di Ottavianello

Il Bianco Ostuni DOC: Un Assemblaggio Unico

Il Bianco Ostuni DOC è un vino che si distingue per la sua complessità, frutto dell'unione di due vitigni autoctoni quasi sconosciuti: l'Impigno e la Francavilla. L'Impigno conferisce al vino una notevole verticalità, mentre la Francavilla aggiunge una spiccata aromaticità fruttata, con sentori che ricordano i frutti tropicali. Insieme, questi due vitigni danno vita a un bianco più articolato rispetto ai classici bianchi pugliesi. Al naso, si percepisce una buona mineralità, mentre al palato si rivela fresco, sapido e con una piacevole persistenza.

La zona di produzione dell'Ostuni DOC comprende l'intero territorio dei comuni di Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, San Michele Salentino e parte dei comuni di Brindisi, Latiano e Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. L'uvaggio per il Bianco prevede una percentuale di Impigno dal 50% all'85% e di Francavilla dal 15% al 50%. Possono concorrere, inoltre, Bianco d’Alessano e/o Verdeca fino a un massimo del 10%.

Il colore del Bianco Ostuni DOC è un giallo paglierino intenso, con accenni di riflessi dorati. Il profumo è piuttosto intenso, dominato da note fruttate e arricchito da delicati sentori di pesca e fiori di biancospino. Al gusto, si presenta secco, fresco, equilibrato e con una buona persistenza finale.

L'Ottavianello Ostuni DOC: Il Principe Rosso dell'Alto Salento

La base fondamentale del vino rosso di Ostuni, sia in passato che nel presente, è l'Ottavianello. Questo vitigno, considerato il principe dell'area, sembra provenire da Ottaviano, in provincia di Napoli, da dove fu introdotto a San Vito dei Normanni verso la fine dell'Ottocento dal Marchese di Bugnano. Qui, l'Ottavianello prosperò in modo significativo: fino ai primi anni '70, le campagne erano disseminate di vigne di questo vitigno, e ogni famiglia produceva il proprio vino rosso per il consumo domestico.

L'Ottavianello è l'omologo del francese Cinsault e del sudafricano Hermitage. In questo angolo di Puglia, questo vitigno regala un vino dal luminoso colore rosso rubino, con sentori di melagrana, viola e frutti rossi. Si caratterizza per una grande speziatura e una perfetta rispondenza gustolfattiva, con un tannino leggero che lo rende estremamente bevibile.

Vigna di Ottavianello di Villa Agreste

L'Ottavianello Ostuni DOC si abbina perfettamente ai piatti tipici dell'alto Salento. È ideale con le orecchiette al sugo di pomodoro e cacioricotta, ma anche con gli involtini di carne al sugo, piatto iconico della domenica invernale. Si sposa egregiamente con la parmigiana di melanzane e può essere osato, leggermente refrigerato, anche con zuppe di pesce fresco.

Per quanto riguarda l'uvaggio del rosso con menzione di vitigno, l'Ottavianello deve essere presente almeno all'85%. Possono concorrere Negroamaro e/o Notar Domenico e/o Susumaniello e/o Malvasia Nera fino a un massimo del 15%. L'Ostuni DOC Ottavianello si presenta di colore cerasuolo tendente al rosso rubino tenue. Al naso è delicato, con sentori tipici del frutto. Al gusto è asciutto e armonico.

Aziende Protagoniste e Visione Imprenditoriale

Attualmente, le aziende che producono Ottavianello Ostuni DOC sono cinque: Greco, Tenute Rubino, Agricole Vallone, Vallegna e Villa Agreste. Il Bianco Ostuni DOC è invece prodotto solo dalle aziende Greco e Villa Agreste.

Vigna di Ostuni Bianco di Villa Agreste

Il dottor Vincenzo Iaia, proprietario dell'azienda Villa Agreste, che si dedica esclusivamente alla vinificazione di vitigni minori autoctoni, spiega la sua scelta: "Quando abbiamo deciso di realizzare un «progetto vino», abbiamo pensato che il modo migliore per valorizzare l’identità locale fosse esattamente quello di riprendere e dare visibilità ai vitigni minori che rischiavano di scomparire definitivamente. Il lavoro da fare risulta sicuramente più complesso che se avessimo impiantato i vitigni pugliesi più noti e maggiormente diffusi, ma in questo modo ogni giorno è una scoperta e riusciamo (o almeno ci proviamo) a dare valore alla nostra storia. Sono convinto, inoltre, che l’enoturista, il winelover, siano al momento molto interessati alla scoperta di piccole novità, pertanto, questa può essere una buona molla per visitare un territorio, e inoltre, che il momento sia quello più proficuo per la valorizzazione dell’Ottavianello."

Caratteristiche Generali dell'Ostuni DOC

L'Ostuni DOP comprende le seguenti tipologie di vino: Bianco e Rosso (solo con indicazione da vitigno). La denominazione include anche una specificazione da vitigno.

Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all’interno della zona di produzione. Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali, è consentito che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio dei comuni anche se soltanto in parte compresi nella zona di produzione delle uve.

La vendemmia avviene tra la seconda metà di settembre e la prima di ottobre. Le rese variano da 110 a 130 quintali per ettaro, in base alla tipologia. Il grado alcolico minimo è dell’11% per il Bianco e Rosato, e dell’11,5% per il Rosso.

Abbinamenti Gastronomici e Tradizione

Il vino di Ostuni è un protagonista della cucina locale, fatta di sapori semplici ma decisi. Il Bianco si abbina perfettamente con piatti a base di verdure, pesce azzurro, frittate alle erbe, formaggi freschi e primi piatti con ortaggi di stagione. Il Rosato accompagna piatti estivi come insalate di farro, focacce rustiche, formaggi semi-stagionati e zuppe di legumi.

Nel periodo della vendemmia, le masserie del territorio organizzano eventi legati al vino e alla cucina contadina, con degustazioni guidate, musica popolare e percorsi tra i filari.

Vendemmia in Puglia e Basilicata, dati 2025 positivi

La Storia della Viticoltura Pugliese e il Contesto Generale

La viticoltura ad Ostuni ha origini antichissime, legate alla presenza dei Messapi e successivamente dei Romani, che diffusero la coltura della vite sulle dolci colline dell’entroterra adriatico. La Puglia è una regione del sud Italia affacciata sul versante adriatico che, con i suoi 105 mila ettari di superficie vitata, ricopre un ruolo significativo nel panorama della viticoltura italiana. L'attenzione dei produttori, che in passato era rivolta alla quantità, si sta man mano spostando verso una maggiore qualità.

La viticoltura in Puglia risale a un periodo precedente ai Fenici, prima del 2000 a.C. Furono tuttavia i commercianti fenici a introdurre nuovi vitigni e tecniche di produzione più sviluppate. Con i Greci, la viticoltura pugliese continuò ad espandersi, fino all'intero periodo dell'Impero Romano e oltre. Nel XIX secolo, la produzione vitivinicola pugliese non si arresta, ma cresce ulteriormente: infatti, con la diffusione della fillossera, la produzione vinicola in tutta Europa subisce un brusco calo e i commercianti europei, e soprattutto francesi, iniziano ad acquistare consistenti quantitativi di vini pugliesi, fino all'arrivo anche qui di questo parassita animale.

I vigneti pugliesi sono dominati in maniera incontrastata dai vitigni a bacca rossa, che ricoprono più dell’80%. I vitigni che regnano nel territorio vitivinicolo della Puglia sono Negroamaro e Primitivo, seguiti da Bombino Bianco e Nero, Trebbiano Toscano, Uva di Troia, Sangiovese, Montepulciano, Malvasia Nera.

Oltre alle 4 Denominazioni di Origine Controllata e Garantita (DOCG), la Puglia include 28 Denominazioni di Origine Controllata (DOC), il più alto numero di DOC in Italia dopo la Toscana. In tutto il territorio pugliese è possibile produrre la DOC Aleatico di Puglia. In provincia di Bari, sorgono le 3 DOCG Castel del Monte Bombino Nero, Castel del Monte Nero di Troia Riserva, Castel del Monte Rosso Riserva, con la relativa DOC di ricaduta Castel del Monte - in comune con la provincia di Barletta-Andria-Trani -, oltre alle DOC Gravina e Gioia del Colle. Nella parte sud, tra Brindisi, Taranto e Lecce, troviamo tante DOC che ricoprono zone di produzione molto piccole, quali Negramaro di Terre d’Otranto, Terra d’Otranto, Locorotondo, Martina Franca, Ostuni, Colline Joniche Tarantine, Brindisi, Lizzano, Salice Salentino, Squinzano, Leverano, Copertino, Nardò, Galatina, Alezio e Matino. In questo territorio, inoltre, emerge la quarta DOCG della regione: il Primitivo di Manduria Dolce Naturale, con la relativa DOC Primitivo di Manduria.

L'Ostuni DOC, con le sue peculiarità legate ai vitigni autoctoni e al territorio unico, rappresenta un tassello prezioso nel mosaico vitivinicolo pugliese, un invito alla scoperta e alla degustazione di autentiche espressioni del terroir.

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